Quesito

Caro Padre Angelo,
Ho letto l’articolo di risposta riguardo al precetto del Decalogo sul santificare le feste. Lei accenna al fatto che nell’Esodo era prevista la condanna a morte per chi non rispettava tale precetto; come può la Bibbia insegnare un comportamento in antitesi ad un comandamento (non uccidere) per rispettare un altro punto del Decalogo?
Franco


Risposta del sacerdote

Caro Franco,
1. effettivamente nell’Antico Testamento era così.
La violazione del sabato prevedeva la pena di morte
Ma era prevista e comandata anche per molti altri casi.
Ad esempio: per chi praticava la magia (Es 22,18).
Per chi offriva un sacrificio agli dèi, anziché al solo Signore (Es 22,19), per la bestemmia: “Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo della terra, se ha bestemmiato il Nome, sarà messo a morte” (Lev 24,15).
Era prevista per l’adulterio e altri disordini sessuali: “Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte. Se uno ha rapporti con una moglie di suo padre, egli scopre la nudità del padre; tutti e due dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro. Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due dovranno essere messi a morte; hanno commesso una perversione: il loro sangue ricadrà su di loro. Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro” (Lev 20,10-13; cf anche Lev 20,15).
Per peccati contro il prossimo: “Chi avrà percosso un uomo con la volontà di ucciderlo, sia messo a morte” (Es 21,12).

2. Ma c’era la pena di morte anche per chi violava il sabato.
Ebbene per intendere il significato di questa pena è necessario leggere tutto il testo. Metterò in corsivo alcune espressioni:
“Il Signore disse a Mosè: «Tu ora parla agli Israeliti e riferisci loro: «Osserverete attentamente i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi, di generazione in generazione, perché si sappia che io sono il Signore che vi santifica. Osserverete dunque il sabato, perché per voi è santo. Chi lo profanerà sia messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche lavoro, sia eliminato dal suo popolo. Per sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro in giorno di sabato sia messo a morte. Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle loro generazioni come un’alleanza perenne” (Es 31,12-16).
Questa pena veniva anche eseguita, come si legge nel libro dei Numeri: “Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori dell’accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell’accampamento e lo lapidò; quello morì secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè” (Nm 15,32-36).

3. Come vedi, viene presentata anche la motivazione di questa pena: perché il sabato è un segno tra me e voi.
Segno di che cosa? Della speciale alleanza contratta tra Dio e il suo popolo.
Il riposo sabato era il segno che quel popolo era in modo speciale il popolo di Dio.
L’osservanza del sabato era una delle caratteristiche d’Israele e della sua religione davanti a tutti i popoli.
Sarebbe dunque improprio leggere questi passi con la nostra mentalità.

4. Ed ecco una seconda motivazione: perché per voi è santo, e cioè un giorno separato da tutti gli altri giorni.
E per questo viene punito come violazione dell’alleanza.
Quell’alleanza che non poteva essere infranta pena la separazione dal popolo dell’Alleanza.
Il quinto precetto del decalogo dice “non ucciderai”. Era sottinteso l’innocente perché per i colpevoli a quei tempi vigeva la legge del taglione.

5. Pertanto la pena di morte nell’Antico Testamento non veniva data semplicemente per difendere la società, come avveniva in tutte le altre nazioni, ma soprattutto perché si trattava di infedeltà all’Alleanza.
Emerge chiaramente nel capitolo 15 del libro della Genesi quando Dio comanda ad Abramo di prendere degli animali e di squartali in due. Abramo “li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra” (Gn 15,10)
“Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi” (Gn 15,17).
Commenta la Bibbia di Gerusalemme: “Vecchio rito dell’alleanza (Ger 34,18): i contraenti passavano tra le carni sanguinanti e invocavano su di sé la sorte riservata a queste vittime, se trasgredivano il loro impegno. (…)
È un impegno solenne, sigillato da un giuramento imprecatorio (il passaggio tra gli animali divisi)” (nota a Gn 15,17).
Questa pena di morte era il segno che su queste persone non aveva effetto “l’impegno grazioso” di Dio.

6. Va ricordato qui quanto si legge all’inizio della Sacra Scrittura: “Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò” (Gn 2,3).
Ora la benedizione di Dio nella Sacra Scrittura è sempre efficace.
Quel giorno il Signore lo consacrò per benedire il suo popolo.
Questo vale anche oggi: chi non vuole santificare le feste si sottrae all’impegno grazioso di Dio e si priva da se stesso di molte benedizioni di Dio, benedizioni sempre efficaci e si mette in qualche modo in balìa del suo avversario.

Ti auguro di essere sempre fedele nel ricevere questa benedizione da parte di Dio. Ne hai bisogno tu e ne hanno bisogno anche i tuoi cari.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo