Quesito

Caro padre Angelo,
vorrei chiederle consiglio circa una questione che mi sta a cuore.
Sono sposato da due anni con una ragazza armena, fedele della Chiesa Apostolica Armena, antica chiesa orientale non in comunione con Roma.
Vorrei sapere due cose.
Se mia moglie può ricevere lecitamente la Santa Comunione e la Confessione nella Chiesa Cattolica e, se sì, se ciò sia conveniente nel mio caso.

1. Io e mia moglie vogliamo vivere la nostra vita alla presenza di Dio.
Lei rimane fedele alla Sua Chiesa, ma frequenta con me l’Eucaristia domenicale presso la mia parrocchia ed è ben disposta nei confronti della Chiesa Cattolica (per inciso: apprezza pure il pensiero teologico latino, per quanto lo conosce; vede il bene spirituale che viene fatto; le maggiori difficoltà sorgono durante la frequenza alla Messa domenicale, quando, da buona orientale, mal digerisce, a torto o ragione, alcune prassi liturgiche che ritiene poco confacenti alla santità della Messa).
Cerchiamo di pregare insieme (recitiamo insieme, quando è possibile, il Rosario, frequentiamo la Messa domenicale, facciamo orazione, parliamo di Dio). Il tutto nonostante i nostri peccati e i nosti tanti difetti – specialmente miei. 
Io cerco di favorire tutti gli elementi che ci uniscono nella fede. Quando è possibile, anche se raramente, visto che il posto è scomodo, frequentiamo la Liturgia nel monastero armeno-cattolico dei padri Mechitaristi di S. Lazzaro a Venezia dove, con la licenza del mio vescovo, ci siamo sposati.
Al contempo cerco di testimoniare, senza costringerla, tutti gli elementi della mia fede, anche quelli in cui non c’è consenso nelle nostre rispettive Chiese, come la fedeltà al papa e al suo primato.
E le confesso che sono contento, perchè lei, che è tanto sensibile, apprezza di cuore la Chiesa Cattolica.
Io so che non potrei mai costringerla ad abbracciare la mia fede, ma che questo, se Dio vorrà, potrebbe avvenire per grazia e per libera accettazione.
Tuttavia io vorrei fare di più per lei, se fosse possibile.

2. Penso in questo modo: se fosse possibile e lecito che lei accedesse alla S. Comunione, ne potrebbe avere un grande progresso spirituale e potrebbe aumentare la sua unione col Signore.
Tuttavia è la Chiesa che stabilisce quando ciò sia o meno possibile. E so che quando prende una decisione in materia, lo fa per la salute spirituale delle anime.
E non riesco a farmi un criterio retto sulla questione dei sacramenti.
Per conseguenza, ordinariamente mia moglie non riceve la Comunione sacramentalmente, limitandosi a farla spiritualmente. La riceve solamente presso il monastero dei padri armeni, che l’hanno espressamente invitata a comunicarsi.
Io ho letto il Catechismo e il compendio, e ho cercato di documentarmi in tal senso, ma non ho capito se sia bene o no che i fedeli delle chiese orientali la richiedano. Un conto è facoltizzare il sacerdote a darla a coloro che, ben disposti, la richiedano. Altro è dire se sia per loro un bene o meno richiederla.
Ho chiesto, poi, delucidazioni a vari sacerdoti. E mi hanno risposto variamente, alcuni ritenendo sia meglio che la chieda (per motivi pastorali di accoglienza), altri meno (la comunione con Cristo presuppone la piena comunione nel Corpo di Cristo). 
Per cui, vista la Sua precisione, ho pensato di chiedere a lei.

3. In caso di risposta affermativa al primo quesito, si apre quello circa la Confessione.
La Chiesa Apost. Armena ammette 2 forme di confessione, la c.d. privata (i.e. auricolare) e la pubblica, che consiste, grossomodo, nell’assoluzione durante la S. Messa. Ragion per cui pochissimi fedeli accedono alla confessione auricolare e la prassi è quasi in disuso. E’ ovvio che per noi ciò non è accettabile.
Nel caso in cui fosse ammissibile per mia moglie ricevere la Comunione, si aprirebbe il problema della Confessione. Previamente, dovrebbe potersi confessare per ovvie ragioni.
E’ ammissibile che mia moglie riceva questo sacramento?
Nonostante la prassi di cui sopra, il giovedì santo dell’anno scorso, mia moglie mi ha manifestato il desiderio di confessarsi. 
Non sapendo risolvere positivamente la questione, mi sono rivolto al parroco. Il sacerdote ha ricevuto mia moglie e si è limitato a darle una benedizione. Ha motivato con molta umanità il suo comportamento, ragion per cui mia moglie non ci è rimasta male.
Tuttavia la questione, a distanza di anni, continua a non essermi chiara. E, ritenendola molto impartante per noi, volevo approfondire. 
La ringrazio per la pazienza con cui mi leggerà.
Pregherò per lei e per le sue intenzioni.

 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è possibile ed è bene che tua moglie acceda ai sacramenti della Chiesa cattolica.
Lo prevede il Codice di Diritto Canonico, il quale esclude che i ministri (sacerdoti e diaconi) cattolici possano concelebrare con ministri acattolici, ma prevede che i fedeli cattolici possano accedere ai sacramenti presso Chiese che li celebrano in maniera vera ed efficace (e cioè preso le chiese ortodosse) e che i fedeli non cattolici possano accedere ai sacramenti della Chiesa cattolica se hanno verso tali sacramenti la vera fede e abbiano le dovute disposizioni interiori (e cioè lo stato di grazia, ricuperato per chi l’avesse perso attraverso la Confessione sacramentale).

2. Ecco dunque la normativa:
can. 844 § 2. Ogniqualvolta una necessità lo esiga o una vera utilità spirituale lo consigli e purché sia evitato il pericolo di errore o di indifferentismo, è lecito ai fedeli, ai quali sia fisicamente o moralmente impossibile accedere al ministro cattolico, ricevere i sacramenti della penitenza, dell’Eucarestia e dell’unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella cui Chiesa sono validi i predetti sacramenti
§ 3. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti della penitenza, dell’Eucarestia e dell’unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali, che non hanno comunione piena con la Chiesa cattolica, qualora li richiedano spontaneamente e siano ben disposti; ciò vale anche per imembri delle altre Chiese, le quali, a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti in questione, si trovino nella stessa condizione delle predette Chiese orientali.
§ 4. Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.

3. Non so come mai il parroco al quale tua moglie si è rivolta il giovedì santo dell’anno scorso per confessarsi si sia limitato a darle solo una benedizione.
Probabilmente si saranno mal capiti.
Ma lei, se aveva le dovute disposizioni, poteva confessarsi e il parroco poteva e doveva darle l’assoluzione.

4. Se la Chiesa cattolica è aperta verso i cristiani delle Chiese ortodosse, tuttavia, purtroppo, non c’è uguale apertura delle chiese ortodosse nei confronti dei loro fedeli, ai quali talvolta negano la possibilità di accedere presso i ministri cattolici per ricevere i sacramenti.
Tuttavia, nonostante i dinieghi delle loro Chiese, questi fedeli hanno il diritto di essere assolti, di vivere in grazia e di essere nutriti del Corpo del Signore.
Pertanto dove non hanno a disposizione i loro ministri, fanno bene a richiederli ai ministri cattolici.

5. Mi auguro che in tal modo per quanto riguarda i sacramenti vi possa essere piena comunione tra te e tua moglie. Si tratta di beni preziosissimi per mezzo dei quali vi sentite in Dio e sentite Dio in voi, secondo le parole di Nostro Signore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,56).
Le differenze tra Chiesa Cattolica e ortodossa riguardano punti importanti per la nostra fede, come ad esempio il primato del Papa e l’infallibilità del suo magistero in materia di fede e di morale. Tra te e tua moglie rimarrà questa differenza.
Ma essa è quasi secondaria rispetto ai beni principali della nostra fede, che consistono nella partecipazione alla vita divina, l’attendere alla santificazione della nostra vita, vivere in stato di grazia, potersi nutrire di Cristo, ricevere l’assoluzione dei peccati e l’unzione degli infermi.

Auguro ogni bene per la vostra vita coniugale.
Ti ringrazio per le preghiere, vi ricordo al Signore e vi benedico.
Padre Angelo