Quesito

Caro Padre Angelo,
leggo in una sua risposta la seguente affermazione
“A volte però il divorzio può essere chiesto senza la volontà di sfasciare il matrimonio, ma solo per tutelare il patrimonio o l’educazione dei figli.
Questa possibilità è prevista dal catechismo della Chiesa Cattolica: “Se il divorzio civile rimane l’unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale” (CCC 2383).
In questo caso, chi da il divorzio può continuare a fare la Santa Comunione”
A volte invece il divorzio viene chiesto colpevolmente (ad esempio perché ci si è innamorati di un’altra persona).
In questo caso il divorzio costituisce un peccato grave, andando apertamente contro la volontà del Signore che ha detto: “L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,9).
Allora chi colpevolmente ha chiesto e ottenuto il divorzio non può ricevere i sacramenti.
Mi stupisce onestamente questa difesa del patrimonio. Mi sovviene un caso che ho sentito raccontare: un signore anziano e ricco si era sposato in tarda età con una donna che , dopo il matrimonio, si era svelata come una vera e propria arpìa. In pratica non solo gli stava portando via tutto, ma era arrivata al punto di non dargli nemmeno da mangiare. Il pover’uomo, conosciuto da tutti come una degna persona, si era rivolto anche ad un sacerdote, il quale gli aveva proposto” divorzia!”La cosa mi aveva molto meravigliato, però vedo che è previsto dal Catechismo.
Resto però perplesso: in difesa del patrimonio si e nel caso di amore (si parla di innamoramento, quindi eventualmente la nascita di una nuova famiglia  basata sull’amore e pure sulla fede) ,no, fino a proibire la Santa Comunione? In difesa dell’educazione dei figli sono in accordo, soprattutto se uno dei due coniugi non vuole dare una educazione cristiana alla prole. Ma sul patrimonio…
Sicuramente sono io a non aver capito bene, sto assaporando solo da alcuni anni il Grande Dono della Fede che Dio ha voluto farmi e quindi ho ancora parecchie lacune.
La prego di chiarire questo mio dubbio.
Contemporaneamente le faccio i miei complimenti per tutto quello che sta facendo:leggere certe risposte apre sempre di più il cuore a Dio. Preghi  per me.
La saluto cordialmente
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. concludi la prima parte della tua mail con la seguente affermazione: “Allora chi colpevolmente ha chiesto e ottenuto il divorzio non può ricevere i sacramenti”.
È vero.
Non può riceverli fino a quando non si pente.
Pentirsi non significa che è necessario tornare a vivere insieme, il che sarebbe lodevole. Ma di fatto questo non sempre è possibile e opportuno.

2. È giusto tutelare il bene economico dei figli o della famiglia con un divorzio che ha una pura valenza legale qualora un coniuge stia sperperando quanto si possiede e magari vada indebitandosi sempre più.
Il distacco rimane l’unica maniera legittima per difendersi.

3. Dici che rimani perplesso nel caso che si conceda il divorzio per difendere il patrimonio e non lo si conceda invece per legittimare una nuova famiglia che si è formata per l’innamoramento di un coniuge che nel frattempo ha messo su famiglia con una persona esterna.
Qui bisogna fare delle distinzioni.
Nel primo caso si tratta di dare il divorzio senza passare a nuove nozze.
Nel secondo caso invece (quello per cui tu ti meravigli) tu vorresti non solo che si conceda il divorzio, ma il passaggio a nuove nozze e la possibilità di fare la S. Comunione.

4. Ma c’è una differenza profonda: nel primo caso, anche se si dà il divorzio (come misura legale) si è consapevoli che davanti a Dio si rimane sempre uniti, che il matrimonio è indissolubile e che non esiste alcuna possibilità di metter su famiglia con un’altra persona.
Nel secondo caso tu vorresti il divorzio non solo come misura legale, ma come scioglimento di un matrimonio vero, col diritto di passare a nuove nozze e di poter fare la S. Comunione.
Ma questo è in netto contrasto con l’insegnamento evangelico: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11-12).

5. Addirittura nel primo caso la persona legalmente abbandonata può capire e riconoscere che quanto ha fatto l’altro coniuge è giusto e doveroso.
Nel secondo caso invece si vorrebbe che la persona legalmente e affettivamente abbandonata, oltre a tenersi l’ingiuria, debba addirittura vedere premiato il coniuge adultero con la possibilità di nuove nozze e fare la S. Comunione.
Non ti pare esagerato?

Sono contento che da alcuni anni ti sia riavvicinato a Dio e abbia capito quale grande dono sia la fede.
Ti assicuro la mia preghiera perché questa fede cresca sempre più.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo