Quesito

Gentile p. Angelo,
sono un giovane di 23 anni e innanzitutto la ringrazio per il servizio che ci offre.
Le mie domande per Lei sono queste:

1. Durante la recita del mio rosario ogni tanto uso questo metodo: i primi 3 ave per meditare il mistero in se e per se; le altre sette ave sono per pregare la Santa Vergine per le situazioni concrete legate in vario modo a quel mistero. Ad esempio nel terzo mistero gioioso prego per tutti i bambini nati in quel giorno, per loro protezione ecc… Nel primo mistero gioioso prego affinché la Vergine protegga le giovani donne nella loro gravidanza, ad accettare i loro bambini, a non scegliere mai l’aborto, a proteggere i nuclei familiari che accolgano il nuovo bambino ecc…
E così via per i 20 misteri.
Le chiedo : è giusto questo metodo oppure sarebbe meglio che durante le 10 Ave Maria contemplassi solo il mistero in se stesso?

2. Nelle tentazioni contro il demonio, è un buon metodo offrire al Signore le tentazioni e le sofferenze causate dalla stesse e dalle eventuali successive cadute? Nel senso di far sì che le tentazioni si ritorcano contro il demonio?
E se sì, che consigli eventualmente mi può dare in questa lotta spirituale affinché possa dimostrare il mio amore per il Signore anche durante le mie tentazioni e “cadute”?

3. Quando parlo delle sofferenze, anzi penitenze e mortificazioni dei santi, le persone con cui parlo mi dicono che in realtà essi erano solo masochisti. E che se proprio era loro gradito soffrire per il Signore, avrebbero dovuto astenersi dalle mortificazioni, perché il non mortificarsi sarebbe stata sofferenza maggiore per loro. Spero di essermi espresso chiaramente. Può aiutarmi a fare chiarezza?

Come vede sono domande un pò diverse. Mi scuso se le rubo questo tempo e la ringrazio per la sua disponibilità, ricordandola nella preghiera. Cordialmente
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. il Rosario è una preghiera molto larga per cui il metodo da te usato può andar bene, se ti torna utile.
Da parte mia, perché il computo e la destinazione delle varie avemaria non siano motivo di distrazione, io direi il S. Rosario per tutte le intenzioni che hai menzionato. E poi mi lascerei andare a vivere l’evento in comunione con Gesù e con Maria.

2. La tentazione e peggio ancora le cadute non possono essere offerte al Signore con una finalità implorativa di grazie. No.
Possono essere presentate alla sua misericordia perché perdoni a noi e a tutti quelli che le devono passare.
In questo il nostro avversario viene già sconfitto.
Puoi invece offrire la sofferenza causata dalla tentazione. Questa, sì, è meritoria.

3. Le penitenze e le mortificazioni hanno valore perché sono animante dall’amore per Dio. In quel momento si sente che gli si dà qualcosa che ci costa di più. È dunque l’amore, e non la mortificazione in se stessa, la sorgente del merito.
San Paolo dice che se anche dessimo il nostro corpo per essere bruciato, e quindi lo sottoponessimo a qualsiasi penitenza, ma non avessimo la carità (l’amore) non gioverebbe a nulla (1 Cor 13,3).
Può capitare che a qualcuno vengano proibite le mortificazione. E se questo viene accolto come rinnegamento di se stessi per piacere a Dio, anche questo diventa meritorio.
Solo l’amore, dunque, è sorgente del merito.
Senza amore, e cioè senza carità, non si merita nulla. Anzi, addirittura si demerita.

Ti ringrazio per la stima, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo