Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei che mi desse una delucidazione su un argomento che da parecchio tempo mi tormenta… riguarda il rapporto tra verginità e matrimonio.. ho letto nell’enciclica di  PIO XII SACRA VIRGINITAS che esiste addirittura un dogma che dice che la verginità consacrata è in sè stessa, per principio, superiore al matrimonio sacramentale…. questa cosa mi ha lasciato molto esterrefatto… Premetto che io sono casto e vergine e che quindi riconosco enorme valore alla castità e verginità, senza la cui prospettiva nemmeno il matrimonio potrebbe essere compreso… ma pensavo che la verginità consacrata fosse uguale in dignità e valore al sacramento del matrimonio… ma non è così… ma com’è possibile, visto che sia il matrimonio che la castità perfetta del celibato sono entrambe due vocazioni che vengono da Dio, che una possa essere migliore o peggiore dell’altra? Non è tutto perfetto ciò che viene da Dio? Tanto più che comunque il matrimonio esisteva anche prima del peccato originale…
Ma se il matrimonio per una persona è una vocazione di Dio stesso (per me è così), come può la verginità consacrata essere anche per la Chiesa in senso assoluto superiore al matrimonio??… è una contraddizione!…  Però è anche un dogma e un dogma non può essere contraddittorio…
Questo argomento mi sta mandando in crisi profonda, perchè questo dogma mi sembra proprio che implichi una contraddizione di fondo molto grande ed è la prima volta da tanti anni che leggo Encicliche Catechismi e Magistero che mi capita di trovarne una…
Attendo con ansia una Sua risposta che spero mi chiarisca le idee…


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Prima di Pio XII san Paolo scrive: “Io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene unito al Signore senza distrazioni (…). In conclusione, chi si sposa fa bene, ma chi non si sposa fa meglio” (l Cor 7,32-35.38).
Già San Paolo dunque con l’affermazione chi si sposa fa bene, ma chi non si sposa fa meglio introduce una distinzione e anche un primato.

2. Va ricordato intanto che non si parla della verginità in quanto tale, ma della verginità per il regno dei cieli, e cioè per Cristo.
Si capisce già da questa prima battuta che se il matrimonio è nell’ordine dei mezzi, la verginità per il regno dei cieli attinge in qualche modo il fine.

3. Ti stupisci della superiorità dell’uno sull’altro dal momento che sono stati voluti ambedue da Dio. Ma tante altre cose sono volute da Dio. Ognuna la ha sua perfezione, ma si può pure fare un confronto e vedere che cosa è meglio.
San Paolo enumera molti carismi. Ognuno ha la sua perfezione, tutti sono per l’utilità comune, tutti sono opera dello Spirito, tutti vanno ricevuti con riconoscenza e utilizzati per l’edificazione del Corpo di Cristo.
Ma essi, pur tendendo ad un unico fine, non sono tutti uguali. Ad esempio, San Paolo in 1 Cor 14 confronta il carisma della profezia con quello del parlare in lingue, e dichiara: “In realtà è più grande colui che profetizza di colui che parla con il dono delle lingue” (v. 5).
San Paolo fa la stessa cosa in 1 Cor 7 per il matrimonio e la verginità.

4. Va detto ancora chiaramente che parlare della superiorità della verginità consacrata sul matrimonio non equivale a dire che coloro che sono consacrati sono più santi di quelli che vivono nel matrimoni. Si fa un confronto solo tra gli stati di vita, non tra le persone.
San Francesco, ad esempio, non era sacerdote, ma è stato più santo di molti sacerdoti.
Santa Gianna Beretta Molla non era consacrata, ma sposata ed è stata più santa di molti consacrati.

5. Il riferimento al regno dei cieli è indispensabile perché è proprio questo che permette di far comprendere la superiorità della verginità.
Il matrimonio rimane una cosa buona, perché l’ordine della creazione non viene abolito.
Ma nel nuovo ordine, quello della risurrezione, esso diventa sorgente di “tribolazione” (1 Cor 7,28).
La “tribolazione” va intesa nel senso che la famiglia impone di pensare all’avvenire dei figli e, quindi, di occuparsi delle cose di questa terra, necessarie alla vita di ogni giorno.
L’amore per il Signore Risorto fa gridare anche a chi è sposato: “Maranà tha, vieni Signore” (1 Cor 16,22). Ma l’amore per i figli e il pensiero che essi hanno ancora bisogno di loro, fa desiderare che il Signore ritardi la sua venuta. Ecco il cuore “diviso”.
Chi è sposato sa che il regno di Dio è la realtà ultima e definitiva, e per questo prega ogni giorno dicendo: “Venga il tuo Regno” (Mt 6,10).
Tuttavia l’amore naturale per i figli gli fa desiderare di vederli crescere e affermarsi nella vita. Sicché si trova a desiderare che questo mondo duri, e la manifestazione della gloria del Regno ritardi.
Secondo gli studiosi San Paolo allude a questo quando dice: “Chi è sposato si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso” (1 Cor 7,33-34).

6. Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che chi si trova nella castità consacrata è più libero nelle cose del Signore. Chi è sposato deve badare ai doveri della famiglia.

7. L’affermazione di Pio XII non è stata la prima in materia.
Già il concilio di Trento aveva sancito in termini dogmatici: “Se qualcuno dice che lo stato coniugale deve essere anteposto allo stato di verginità o di celibato, e che non è migliore e più felice cosa (“melius ac beatius”) rimanere nello stato di verginità o di celibato piuttosto che contrarre matrimonio, sia anatema” (sess. 24,10, DS 1810).

8. Giovanni Paolo II in Familiaris consortio scrive: “Rendendo libero in modo speciale il cuore dell’uomo, così da accenderlo maggiormente di carità verso Dio e verso tutti gli uomini, la verginità testimonia che il Regno di Dio e la sua giustizia sono quella perla preziosa che va preferita ad ogni altro valore sia pure grande, e va anzi cercato come l’unico valore definitivo.
È per questo che la Chiesa durante tutta la sua storia, ha sempre difeso la superiorità di questo carisma nei confronti di quello del matrimonio, in ragione del legame tutto singolare che esso ha con il Regno dei cieli” (FC 16).

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di presentare questo stralcio della dottrina della Chiesa.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo