Salve Padre Angelo,
sono Clelia una sua lettrice della rubrica Amici Domenicani; non è la prima volta che le scrivo e anzi colgo l’occasione per ringraziarla di cuore per i consigli e la sua cordiale disponibilità. Il suo servizio è veramente prezioso per noi, per questo sovente la ricordo nelle mie preghiere.
Detto ciò, vengo al nodo della questione e confidando nel suo aiuto le espongo il mio piccolo dilemma. Ultimamente per dinamiche più  che altro familiari mi ritrovo a essere impossibilitata ad approfondire e nutrire il mio percorso spirituale. Amo il mio Signore e voglio avvicinarmi il più  possibile ad essere come lui mi vuole, ma la stanchezza è tanta, sia in termini spirituali che fisici. Nello specifico, tutte le volte che decido di associare piccoli sacrifici come il digiuno alle mie preghiere finisco per fare il minimo indispensabile, non oserei nemmeno chiamarli digiuni.
Le spiego meglio, ammettendo che parte del motivo è dovuta alla mia poca forza di volontà, è capitato spesso che saltare i pasti o fare digiuno a pane e acqua l’intera giornata mi abbia provocato pesanti mal di testa e molta debolezza fisica (causa la mia costante ANEMIA, è da qui anche i rimproveri di mio marito). Sono una madre che, per benedizione di Dio, ha due piccoli figli bellissimi e nel pieno delle loro forze e ho dei genitori anziani che necessitano del mio aiuto e supporto, ma a me non rimane spazio per riposo e preghiera e la debolezza fisica non posso proprio permetterla, ma vorrei comunque operare in quel senso.
Rubo spazi qua e là quando posso per pregare, ma con i digiuni sta diventando tutto molto complicato quindi ho pensato che piuttosto che fare delle piccole e distorte rinunce dettate da un mio capriccio, nelle quali rimane perfino il dubbio se siano accettabili oppure no, vorrei sapere se ci possa essere un compromesso, seguirei il suo consiglio, lo legherei al filo dell’obbedienza, cosa che dovrebbe avvalorare almeno un po la mia piccola rinuncia. So che questo dovrei chiederlo più che altro al mio padre spirituale ma per adesso il Signore non me lo ha concesso e siccome ho molta stima nel suo operato, le chiedo aiuto o per lo meno una indicazione al riguardo.
Con affetto e gratitudine
C.


Cara C.,
1. sebbene sul digiuno abbia già dato diverse risposte, la tua mail mi offre l’occasione per ribadire alcune cose particolarmente importanti.
La prima da ricordare è che il digiuno, come del resto anche la penitenza, non è il fine della vita cristiama.
La vita cristiana consiste essenzialmente nella comunione soprannaturale con Dio e nella comunione soprannaturale con il nostro prossimo.
In altre parole, l’essenza della vita cristiana consiste nella carità.
Tutto il resto è nell’ordine dei mezzi per attingere questo fine e cioè per incrementare la carità, la comunione.

2. Alla luce di questo principio vedi bene che i digiuni che ti sei prefissata da te stessa non favoriscono quella comunione con Dio che si realizza in modo particolare nella preghiera.
L’anemia, la debolezza e la stanchezza causati dalla cura dei figli e della casa vengono accresciuti in modo molto forte dal digiuno così da neutralizzare del tutto il fervore.
Sicché ti impedisci da te stessa di sentire quell’ondata di grazia e di presenza del Signore che non di rado si avverte nella preghiera e che è un autentico ristoro per la nostra vita cristiana e una singolare comunicazione di vita.

3. Senza dire che quest’anemia e questa stanchezza rendono tutto più pesante e più difficilmente sopportabile.
Quando si è stanchi e indeboliti le nostre virtù vengono messe a dura prove e molo spesso gli altri sono costretti a farne le spese.

4. Pertanto in cose come quelle attinenti ai digiuni e alle penitenze è necessario stare a quanto dice la Chiesa.
La quale è madre ed è madre saggia.
Per questo limita i digiuni solo al mercoledì delle ceneri e al venerdì santo.
E intesi ancora non come fai tu a pane e acqua, ma nella consumazione di un pasto normale, cercando di consumare un po’ di meno nelle altre refezioni.
Nello stesso tempo la Chiesa ricorda che chi ha bisogno di energie a motivo del lavoro particolarmente duro, dello studio e di altro ragionevole motivo è dispensato dal digiuno.

5. Non si è invece dispensati invece dallo spirito di penitenza che è sempre necessario per mantenere vivo il fervore.
Questo spirito di penitenza si coltiva anzitutto attraverso l’esatto compimento dei nostri doveri.
Per un giovane, ad esempio, consisterà nell’applicarsi nell’obbedienza ai propri genitori, nella dedizione allo studio e nell’attendere a nutrire la propria anima della presenza di Dio, di pensieri e di sentimenti santi.
Sappiamo tutti che in certi momenti lo studio e l’obbedienza costano.
Ma se vengono esercitati come forma di penitenza in espiazione dei peccati nostri e anche in espiazione dei peccati degli altri; soprattutto se vengono fatti per amore di Dio ci si accorge subito che il peso che il Signore ci mette sulle spalle è “leggero e soave”.
Per una mamma e una sposa, lo spirito di penitenza si coltiva ad esempio rinunciando a brontolare, a fare osservazione su tutto, nel tenere la lingua a posto con tutti e su tutto.

6. Gli esercizi indicati agevolano la carità più che i digiuni.
I quali talvolta sono controproducenti non solo per la spossatezza e l’irritabilità che possono causare, ma anche perché possono ingannare le persone facendole sentire avanti nella vita spirituale proprio per il cumulo delle rinunce.

7. Pertanto esercitati molto nello spirito di penitenza secondo le indicazioni che ti hi dato e fai i digiuni secondo i criteri stabiliti da Santa Madre Chiesa.
Se vuoi andare più in là, attieniti all’obbedienza del confessore e non fare niente di testa tua.
E così alla penitenza aggiungi l’obbedienza.
Al Signore piace più l’obbedienza che qualsiasi sacrificio.
Anche rinunciare al proprio parere è una forma di digiuno.

Ti auguro ogni bene.
Che la grazia del Signore scenda sempre più abbondante sulla tua famiglia e in particolare sui tuoi carissimi figli.
Assicuro per tutti la mia preghiera e vi benedico.
Padre Angelo