Quesito

Caro padre Angelo
Mi perdoni per le troppe mail, ma non posso che fare domande a chi mi sa dare le risposte!
Già da qualche tempo c’è una domanda che mi “tormenta” per così dire.
Mi capita di fare donazioni in denaro o comunque di impegnarmi in opere di bene, ma nel fare tutto ciò sento che il mio amore non è disinteressato. Ho paura di amare Dio non per quello che è, ma per ciò che ci ha promesso.
Può aiutarmi a fare luce su questo mio dilemma?
La ringrazio e la ricordo nelle mie preghiere.
Tommaso


Risposta del sacerdote

Caro Tommaso,
1. fare donazioni in denaro oppure impegnarsi in opere di bene, anche se nelle proprie intenzioni c’è un amore interessato, è comunque un’opera buona.

2. Inoltre, sebbene l’amore interessato non sia il plus ultra dell’amore, tuttavia è anche esso un bene.
Dio stesso, dice il tuo omonimo e grande San Tommaso, stimola secondo l’ordine della natura ad amare in una doppia maniera, con amore interessato e con amore disinteressato: “L’amore dell’uomo verso gli altri proviene dall’amore dell’uomo verso se stesso. (…).
Perciò se uno spera un bene da un altro, si apre la via ad amare colui dal quale spera un bene per se stesso” (Somma contro i gentili, III, 153).
Con l’amore interessato amiamo le cose e anche le persone quando da esse ci attendiamo qualche utile.
Amiamo invece di amore disinteressato quando vogliamo il bene della persona che si ama.

3. L’amore interessato non è qualcosa di malvagio anche quando si porta alle persone perché noi abbiamo bisogno di tante cose e anche dell’aiuto di tante persone.
Da questo amore per se stessi nasce l’amore per gli altri, come ricorda San Tommaso, perché ricevendo da esse qualche aiuto si apre la strada ad amarle per se stesse, perché sono buone, perché sono degne di essere amate. Per cui meritano la nostra benevolenza.

4. Sarebbe un amore imperfetto qualora amassimo le persone solo per il nostro tornaconto.
Ma amarle con l’amore interessato non esclude che si possano amare con un amore più nobile, anche se nel momento tale amore non viene espresso.

5. Dio stesso, insieme con la grazia, infonde nell’uomo una doppia maniera di amare in modo soprannaturale.
Quando amiamo Dio perché è il nostro premio, il nostro aiuto, la nostra beatitudine lo amiamo di amore interessato e questo amore corrisponde alla virtù teologale della speranza.
Ora la virtù teologale della speranza è infusa da Dio stesso ed è un bene.
Dio stesso vuole che noi lo amiamo e lo cerchiamo perché egli è il nostro aiuto, il nostro premio, la nostra beatitudine.
Questa è la strada che egli stesso ci fa percorrere per comprendere che Dio è degno di essere amato per se stesso e spinge a vivere per lui.
Quest’ultimo amore corrisponde alla virtù teologale della carità.

6. Ecco le parole precise di San Tommaso: “Uno può aderire a un oggetto in due modi: primo, per l’oggetto medesimo; secondo, per giungere ad altre cose in forza di esso.
Ora la carità fa aderire a Dio per se stesso, unendo a lui l’anima con l’affetto dell’amore.
Invece la speranza e la fede ci fanno aderire a Dio come a un principio dal quale ci derivano dei beni.
Da Dio infatti derivano noi la conoscenza della verità e il conseguimento della perfetta beatitudine.
Perciò la fede fa aderire l’uomo a Dio in quanto questi è il principio per conoscere la verità, poiché noi crediamo vere le cose che ci sono rivelate da Dio.
La speranza invece ci fa aderire a Dio in quanto egli è per noi il principio della perfetta bontà: cioè in quanto mediante la speranza contiamo sull’aiuto divino per raggiungere la perfetta beatitudine” (Somma teologica, II-II, 17,6).
E ancora: “La speranza fa tendere a Dio come a un bene finale da raggiungere e come a un aiuto atto a soccorrere.
Invece la carità fa tendere a Dio unendo a lui l’affetto dell’uomo in modo che questi non vive più per se stesso, ma per Dio” (Ib., ad 3).

7. Certo la speranza da sola e per di più accompagnata da peccati mortali non unisce perfettamente a Dio. Per questo non è sufficiente per la salvezza.
Ma quando rifiuta il peccato anche soltanto per un motivo interessato, e compie un’opera buona ugualmente per un motivo interessato non solo compie il bene, ma soprattutto non esclude di essere perfezionata dal motivo più nobile della carità.

Ti ringrazio molto per le preghiere che mi ha assicurato.
Ti ricordo nelle mie, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo

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