Le scrivo da San Pietroburgo (Russia) e le chiedo come la Chiesa Cattolica spiega il concetto del “consenso dei padri”

////Le scrivo da San Pietroburgo (Russia) e le chiedo come la Chiesa Cattolica spiega il concetto del “consenso dei padri”

Le scrivo da San Pietroburgo (Russia) e le chiedo come la Chiesa Cattolica spiega il concetto del “consenso dei padri”

Quesito

Reverendo padre Angelo,
prima di tutto vorrei chiedere scusa per i miei errori d’italiano. Spero che capisca cio’ che voglio chiederLe.
Mi chiamo Roman e Le scrivo da San Pietroburgo (Russia) 
Dunque, la domanda sarebbe questa: come la chiesa Cattolica spiega il concetto del "consensus patrum?" So che c’è tanta confusione su questo argomento (almeno a me sembra così). M’hanno citato (Summa theol. III, q. 10, a. 1) ove san Tommaso si sarebbe contraddetto.
Chiedo scusa un’altra volta che rubo il suo prezioso tempo. E chiedo le sue preghiere. 
Con distinti saluti
Roman


Risposta del sacerdote

Caro Roman,
1. sei stato perfetto nel tuo italiano.
L’unica imperfezione è nell’indicazione che ti è stata data della Somma teologica di san Tommaso che non ha niente a che fare con il consensus patrum, il consenso dei padri.
Inoltre quando scrivi che san Tommaso si sarebbe contraddetto, probabilmente volevi dire che si è sbagliato.

2. Ora per i nostri visitatori dico che i Padri della Chiesa, detti anche i Santi Padri,  sono quegli scrittori che hanno tre caratteristiche: l’antichità, la santità e la dottrina ortodossa.
Non furono ispirati come gli agiografi del Nuovo Testamento, ma sentirono il beneficio di essere vicini al fatto della Redenzione, di avere avuto il magistero di coloro che furono inviati da Gesù e di sentirsi a contatto con le sorgenti.

3. S. Francesco di Sales dice che “fra la Sacra Scrittura e la dottrina dei Padri passa la differenza che c’è fra una mandorla intera e una mandorla schiacciata di cui tutti possono mangiare il gheriglio, o fra un pane intero e un pane spezzato e distribuito. Bisogna dunque servirsi dei Padri perché essi sono stati lo strumento con cui Dio ci ha fatto conoscere il vero senso della sua Parola” (Lettera n. 235, a Mons. Andrea Fremiot ).

4. Il loro consenso unanime (ecco il consensus patrum!) fornisce al teologo un argomento certo ed esprime la dottrina della Chiesa che essa vollero conoscere e manifestare.
Quando il consenso non c’è, le loro proposizioni vanno accolte come quelle dei teologi privati.
In Occidente i Santi Padri finiscono con Sant’Isidoro di Siviglia († 636), in Oriente con S. Giovanni Damasceno († 749).

5. Il grande teologo domenicano Y. Congar, fatto poi anche cardinale, a proposito dei Padri scrive: “Non bisogna valorizzare i Padri in modo da porre una frattura tra la loro epoca e il resto della storia della Chiesa, sempre animata dallo Spirito Santo.
Per contro, i Padri appartengono a quella che si potrebbe chiamare l’età classica della Chiesa, in cui questa ha fissato le basi della sua liturgia e, nei grandi concili, del suo dogma e della sua
disciplina.
A questo titolo, essi sono, per la Chiesa, un po’ quello che sono i classici in una data cultura, ma si tratta, qui, di un ordine spirituale di cose, cioè di un ordine esistente sotto l’influsso dello Spirito Santo.
L’unanimis consensus Patrum (l’unanime consenso dei Padri) è una norma sicura. Esprime il senso della Chiesa, e l’unanimità è sempre il contrassegno dello Spirito Santo.
Si tratta di un consenso morale, che non esclude l’esistenza di qualche voce divergente.
Inoltre è necessario che:
1° si tratti di un punto che interessa la regola della fede e dei costumi;
2° che questo consenso si accordi con l’insegnamento del magistero contemporaneo dei padri, in particolare con il magistero romano” (La fede e la teologia, pp. 163-164).

6. Qui s’innesta l’affermazione di san Tommaso che non è in contraddizione con il consenso dei Padri ma piuttosto ricorda che le affermazioni di un singolo Padre non costituiscono il consenso dei Padri.

7. Il consenso dottrinale, dice inoltre San Tommaso, ha un riflesso nella pratica o consuetudine della Chiesa e ne riceve l’avvallo attraverso il Magistero.
Per questo scrive che “la consuetudine della Chiesa, che sempre e in tutto deve essere seguita, ha la massima autorità.
Poiché lo stesso insegnamento dei Santi Dottori Cattolici riceve la sua autorità dalla Chiesa.
E quindi si deve stare più all’autorità della Chiesa, che a quella di S. Agostino, di S. Girolamo, o di qualunque altro dottore (Somma teologica, II-II, 10,12).

8. Del resto il Magistero della Chiesa, interpretando la Scrittura secondo la Tradizione vivente, fa propria quella bella affermazione di Vincenzo di Lerins scritta nel 434 in un pro-memoria, il Commonitorium.
Il criterio sicuro – dice Vincenzo – è la sacra Scrittura interpretata secondo le norme del senso ecclesiale e cattolico.
E ciò, a sua volta, porta il
triplice marchio
dell‘‘universalità, dell‘‘antichità e dell‘‘unanime accordo: «Quod ubique, quod
semper, quod ab omnibus creditum est
» (c. 2).
Ecco, mi pare che le cose siano chiare.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo