Quesito

Salve padre,
sono un ragazzo appassionatissimo di liturgia e di pietà popolare; vorrei porle un quesito che riguarda le Quarant’ore, molto diffuse in Italia, che si svolgono anche nella mia parrocchia, a partire dalla Domenica delle Palme.
Ho letto che erano disciplinate dall’Istruzione clementina, ma non sono riuscito a trovarla da nessuna parte, saprebbe indicarmi dove poterla trovare? Grazie infinite, buona Settimana Santa.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non mi è stato possibile trovare Istruzione Clementina.
Ma in un antico dizionario di liturgia ne ho trovato la sintesi.
La sottopongo alla tua lettura e anche a quelle dei nostri visitatori.
Vi si rimane impressionati dal desiderio di decoro e di rispetto verso il SS: Sacramento.
Ecco quanto ho trovato:
L’istruzione clementina, dal nome del Papa Clemente XII che
la promulgò nel 1731, contiene le regole da seguirsi per l’esposizione solenne del SS.
Sacramento in occasione delle Quarantore.

2. Storia
Le Quarantore sono una delle forme di esposizione eucaristica, come ve ne erano
tante e varie dal tardo Medioevo in poi. Si può dire che esse furono la forma tipica che
l’adorazione solenne del Sacramento prese in Italia verso il principio del sec. XVI. Esse si
richiamano in particolare alle 40 ore che Nostro Signore passò nel sepolcro, e forse traggono
la loro origine nell’adorazione che si faceva tra il Giovedì Santo e il Venerdì Santo davanti alla
reposizione del Sacramento, che appunto veniva, erroneamente, chiamata «Sepolcro».
Si cominciò a praticarle a Milano nel 1527, come pio esercizio per scongiurare le calamità belliche del momento, dietro la spinta di Gian Antonio Bellotti, che ottenne che venissero praticate quattro volte in un anno. In tale occasione però il SS. Sacramento non veniva esposto, poiché la adorazione avveniva davanti il tabernacolo chiuso.
È controverso chi abbia per primo incominciato a esporre per l’occasione il Sacramento, tra speciale rilievo di luci e di addobbi. Sembra che la cosa sia ad ogni modo cominciata a Milano, o nel 1534 per opera di P. Bono da Cremona, barnabita, o nel 1537 per opera del cappuccino P. Giuseppe da Fermo, al quale ad ogni modo va soprattutto il merito, oltre che di aver diffuso la pratica in altre importanti città italiane, di aver disposto che l’esposizione e l’adorazione del Sacramento passasse da una chiesa all’altra nella stessa città, in modo da creare un ciclo completo di adorazione durante tutto un anno (Adorazione
perpetua).
A questa pratica furono assegnate le prime indulgenze da Papa Paolo III, ed essa ricevette la prima organizzazione stabile per Milano da S. Carlo Borromeo, nel I Concilio Provinciale del
1565.
A Roma ebbe un grande fautore in S. Filippo Neri, che la prese come una delle principali pratiche di devozione per la sua Confraternita, e la solenne festa esteriore con cui accompagnava la pratica contribuì a fare di lui il padre degli oratori musicali, che tanto decoro artistico diedero alla musica del tempo.
Il Papa Clemente VIII, nel 1592, diede una prima regolamentazione, disponendo che con l’esposizione delle Quarantore, “una catena ininterrotta di preghiere… ad ogni ora del giorno e della notte, in tutto l’anno” si creasse a Roma. Finalmente Clemente XII, nel 1731, stabilì tutto il cerimoniale con cui si devono praticare le Quarantore con una istruzione che porta il nome di Instructio Clementina.
Le Quarantore previste dalla Instructio Clementina si devono praticare naturalmente solo in quelle città che hanno molte chiese. La pratica però non tardò ad estendersi anche nei centri minori, almeno come esercizio annuale, specialmente dopo l’avvio che la cosa prese a
Macerata nel 1556, per opera di due missionari gesuiti, che volendo ritrarre la gente da uno spettacolo immorale, organizzarono l’esposizione delle Quarantore con particolare solennità. La cosa non solo riuscì, ma contribuì a dare all’esercizio quel carattere di espiazione che riveste particolarmente nei luoghi dove si fa una volta all’anno, e precisamente nel periodo del Carnevale,
Il Papa Leone XIII, nel 1897, estese a tutte le chiese del mondo le indulgenze che alla pia pratica erano state concesse nella città di Roma.

2. Contenuti dell’Istruzione
L’Istruzione è divisa in 37 paragrafi di cui ecco un’analisi succinta.
Regole generali (I-VI). Fuori della porta principale della chiesa, dove viene esposto solennemente il SS. Sacramento, deve essere apposto un segno esteriore. Non bisogna
porre né reliquie, né simboli funebri all’altare dell’esposizione. La decorazione dev’essere di
colore bianco e nulla deve impedire la visione dell’ostensorio. Non si porranno fiori davanti
al tabernacolo e, di giorno e di notte, conviene che venti candele ardano continuamente a questo altare.
Divisa dei chierici e dei laici (VI.X). Uno o due membri del clero, rivestiti della cotta, devono adorare il SS. Sacramento. L’uso della stola non è prescritto.
I chierici che sostengono le luminarie saranno sempre in cotta. I laici non entreranno nel
presbiterio, a meno che non siano autorizzati a sostituire il clero, ma allora si vestiranno di sottana e di cotta.
Si dovrà fare la genuflessione a doppio ginocchio tutte le volte che si entrerà nel presbiterio, quando lo si lascerà o si dovrà passare davanti al SS. Sacramento.
Celebrazione della Messa (XI-XIX; XXV-XXXV). Non si celebrerà mai la Messa all’altare dell’esposizione, eccetto il primo giorno per l’esposizione stessa (che si fa dopo la Messa) e il terzo giorno per la reposizione. Questi due giorni la Messa sarà quella votiva del SS.
Sacramento, coi sacri ministri; nei giorni che non ammettono Messa votiva, si dirà la Messa del giorno, con memoria del SS. Sacramento sotto una sola conclusione.
Il secondo giorno si celebrerà la Messa votiva pro Pace o per un’altra necessità, secondo le prescrizioni del Vescovo. È ben specificato che questa Messa non sarà celebrata né all’altare dell’esposizione, né a un altro altare dove è conservato il Sacramento. Durante i giorni dell’esposizione, non si devono celebrare Messe di Requiem. L’antependio (rivestimento anteriore dell’altare) sarà sempre bianco,
qualunque sia il colore della Messa e dell’Ufficio.
Cerimoniale della Messa dell’esposizione. Alla Messa del primo giorno, il Celebrante consacra due ostie grandi, una delle quali servirà per l’esposizione. L’ostensorio col SS. Sacramento è posto sul corporale, subito dopo la Comunione del Sacerdote.
In presenza del SS. Sacramento esposto è proibito: 1) usare il campanello alle Messe private,
e conviene che il suo uso sia anche proibito alle Messe solenni; 2) fare la questua; 3) usare la berretta e la stola per la predicazione, che deve essere breve.
Dopo l’ultimo Vangelo, il Celebrante indossa il piviale, mette l’incenso, incensa il SS.
Sacramento e riceve il velo omerale bianco. Il diacono, fatta la genuflessione sulla predella, prende l’ostensorio e lo dà al Sacerdote inginocchiato.
I cantori intonano l’inno Pange lingua e la processione si mette in cammino.
Processione del SS. Sacramento (XX-XXIV). Le confraternita devono camminare davanti al clero.
Questo è preceduto dal crocifero, rivestito di cotta (e non di tunicella) ed accompagnato da due
accoliti.
Otto sacerdoti o chierici devono camminare davanti al baldacchino. Tutti hanno la testa scoperta e non è permesso portare uno zucchetto per ragione di salute. Le candele si portano
con la mano esterna. Gli ecclesiastici parati non possono indossare che paramenti bianchi.
Non si possono fare rappresentare Santi da bambini o da bambine.
Le autorità non possono portare le aste del baldacchino che fuori della chiesa.
I due turiferari devono incensare continuamente il SS. Sacramento senza voltarsi.
Il Celebrante, anche se Vescovo, deve camminare e portare l’ostensorio con le sue mani, e non con l’aiuto di una qualsiasi macchina.
Le campane devono suonare non solo nella chiesa dove si fa l’esposizione, ma anche nelle chiese vicino alle quali passa la processione.
Se il percorso è lungo, si può deporre il SS. Sacramento una o due volte sopra un altare costruito appositamente lungo la strada.
Al ritorno della processione, il diacono riceve l’ostensorio e lo pone sopra il trono dell’esposizione. Si canta il Tantum ergo. Il Celebrante mette l’incenso, e incensa il SS.
Sacramento.
Altre esposizioni (XXXVI). Le altre esposizioni del SS. Sacramento possono essere pubbliche
con l’ostensorio, più o meno solenni, o private. Nelle esposizioni private non si deve mettere il ciborio fuori del tabernacolo; ci si accontenta di aprirne la porticina. Si può incensare il
SS. Sacramento.

Mi compiaccio per la tua grande passione per la liturgia della Chiesa.
È un bel dono che hai ricevuto dal Signore.
Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo