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Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
le giro le domande di un non credente, redatte in un articolo da parte di Eugenio Scalfari e rivolte idealmente al pontefice. Giacché credo che si tratti di domande comuni a molte persone spero lei voglia esprimere le sue osservazioni e contribuire ad evadere tali quesiti.
Prima domanda: se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?
Seconda domanda: il credente crede nella verità rivelata, il non credente pensa che non esista alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma una serie di verità relative e soggettive. Questo modo di pensare per la Chiesa è un errore o un peccato?
Terza domanda: Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo.
Saluti Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. come prima domanda mi chiedi: “se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”.
Come prima risposta ti direi che non c’è un Dio cristiano o un Dio islamico…
C’è un solo Dio.
E questo dice già parecchio perché in quanto Creatore Dio ha impresso nel nostro cuore il desiderio di cercarlo e la possibilità di trovarlo.
Qualcuno non lo trova.
Certo, dobbiamo portare rispetto per tutti, atei compresi.
Ma rimane l’amarezza per chi non è stato capace di risolvere il problema e, nonostante gli aiuti forniti (che sono tanti e continui), alla fine debba consegnare il foglio bianco.
Il problema dell’esistenza di Dio è elementare e tutti devono essere in grado di risolverlo per saper indirizzare la loro vita.

2. Giungere alla conoscenza dell’esistenza di Dio non è ancora un argomento di fede, ma di ragione.
Sant’Agostino, quando non era ancora convertito ed era giunto all’età di 18 anni, leggendo le opere di Platone e l’Ortensio di Cicerone si era convinto razionalmente dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.
Queste due proposizioni in teologia vengono classificate come i “preamboli della fede”.

3. Parlare di Dio Creatore ci rimanda alla legge naturale.
Questa legge è scritta nel cuore dell’uomo e corrisponde tutto sommato ai dieci comandamenti.
Per chi è ateo si può sorvolare sulla tavola della legge ( i primi tre comandamenti). Ma la seconda è valida per tutti.
Rubare, uccidere, compiere adulterio, disonorare il padre e la madre sono azioni inique di per se stesse.
Chi non ha la fede non è esonerato da queste leggi perché sono scritte nel cuore dell’uomo.
Queste azioni, certo, sono peccato per la Chiesa.
Ma prima di essere peccato per la Chiesa, sono peccato per tutti, indipendentemente dalla fede cristiana.
Nessuno può dire: io sono esonerato da questi comandamenti perché non sono cristiano.

4. Certo vi sono altre azioni che sono peccato solo per la Chiesa, come ad esempio la partecipazione alla Messa nei giorni di festa, la confessione annuale.
Ma queste azioni obbligano solo chi ha la fede cristiana.
Il Signore non rinfaccerà nulla di questo ad un islamico che ha vissuto in buona fede nella sua religione e si è comportato  secondo retta coscienza.
Da sempre la Chiesa ha riconosciuto che costoro possono salvarsi.

5. Dico “da sempre” perché nella lettera agli ebrei (siamo nella Sacra Scrittura) si legge: “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).
Si tratta di una fede minima, come spiega san Tommaso, e questa la devono possedere tutti.
Ecco la ragione portata da S. Tommaso: “Perché nel riconoscere che Dio esiste sono incluse tutte le cose che crediamo esistere eternamente in Dio e nelle quali consisterà la nostra beatitudine;
e nella fede che Dio ricompensa quelli che lo cercano sono inclusi tutti i mezzi di cui Dio si serve nel tempo per la salvezza degli uomini” (s. tommaso, Somma teologica, II-II, 1, 7; cfr. anche De Veritate, 1,7).
Le altre verità non si è tenuti a crederle in maniera esplicita, essendo sufficiente crederle implicitamente con la disposizione dell’animo (in dispositione animi).

6. Secondo la Chiesa, che poggia la propria fede nella Divina Rivelazione, quelli che non giungono alla conoscenza di Dio (alla fede minima di parla la lettera agli Ebrei 11,6) sono senza scusa.
Ecco il testo: “poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute.
Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti” (Rm 1,19-22).
Questo è quanto dice Dio.
E va di pari passo con il rispetto che dobbiamo avere per tutti, per il loro percorso, per i loro tormenti, per la loro ricerca e anche per i loro errori.
Le coscienze le giudica solo Dio, e per fortuna nostra!

7. Nella seconda domanda dici: “il credente crede nella verità rivelata, il non credente pensa che non esista alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma una serie di verità relative e soggettive”.
A questo rispondo dicendo anzitutto che c’è una contraddizione nella domanda stessa quando dice: “il non credente pensa che non esista alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma una serie di verità relative e soggettive”. Dicendo questo è convinto che c’è una verità assoluta: che non esiste niente di assoluto e che tutto è relativo.
Chi asserisce che tutto è relativo, se è coerente con la sua asserzione, dovrebbe mettere in discussione anche la propria affermazione. Ma questo non lo fa e non lo vuol fare. Per lui si tratta di un principio indiscutibile, un “a priori”, una verità assoluta!
Ecco la contraddizione!

8. In secondo luogo ci sono dei principi universalmente validi. E tanto nell’ordine speculativo o teoretico, quanto in quello pratico del fare e dell’agire morale.
Nell’ordine speculativo o teoretico non diciamo che tutto è relativo. Diversamente sarebbe impossibile confrontarsi, dialogare, capirci tra di noi.
Se leggiamo le opere di Platone di quasi 2500 anni fa le capiamo. Così pure se leggiamo i pensieri di Confucio o di altri autori.
Ciò significa che la mente umana obbedisce ad una medesima logica, almeno per quanto riguarda i primissimi principi.
Osserviamo ad esempio che tutti ritengono che il tutto sia maggiore della parte e che due più due facciano quattro.
Se non ci fossero delle verità assolute sarebbe impossibile fare scienza, qualsiasi scienza.
Analogamente anche nell’ordine pratico vi sono dei principi comuni a tutti, senza la cui osservanza sarebbe impossibile il vivere sociale. Non sono principi escogitati da una particolare cultura, ma sono universali, li ritroviamo in tutte le culture, come ad esempio “il non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, il desiderio di stringere amicizie, la dedizione dei genitori per i figli…
Nel versante negativo, troviamo ugualmente dei principi universalmente validi: non uccidere, non rubare…
E nel loro esprimersi concreto troviamo dappertutto la condanna della violenza fatta alle persone e alla loro intimità, la violenza fatta alla libertà di pensiero, le stragi di popolazioni civili, le torture fisiche e psichiche…
Da questi “assoluti” fluiscono poi tante verità e determinazioni, comprese quelle codificate dagli uomini, le quali rimangono sempre sotto il vaglio di un altro assoluto morale: di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto.

9. In termini molto semplici: se tu rubi a Scalfari quanto possiede oppure gli spari addosso senza tuttavia ammazzarlo, lui non ti dice: tutto è relativo; per lui è bene prendersi la mia roba o ferirmi, per me invece è bene tenermela e stare in  salute.
Ed esige subito che le forze dell’ordine gli diano una mano per far giustizia.
E se il suo interlocutore gli dicesse che tutto è relativo, è pronto a citarti in tribunale… E non dice che la legislazione alla quale si appella è frutto della mentalità di una determinata epoca, ma che è secondo giustizia.
Insomma, questo relativismo assoluto, oltre ad essere contraddittorio sotto il profilo teoretico (come può il relativismo essere nello stesso tempo “assoluto”?) è impossibile da prendere come principio coordinatore del vivere sociale.

10. Venendo alla terza domanda: “Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo”.
Nell’ultimo riga c’è il preconcetto di Scalfari: “quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo”. Sicché Dio sarebbe una creazione dell’intelligenza umana.
Questo è l’assoluto, apodittico, in barba al relativismo: Dio è una creazione dell’intelligenza umana!
L’uomo se l’è creato anche Uno e Trino!

11. Ma al di là di questo, quante altri difetti nel suo pensiero.
Tutto scomparirà. Ma allora l’esistere da dove viene?
È spuntato dal nulla?
Ma dal nulla spunta il nulla, non l’esistere!

12. Dovrebbe invece essere facile questo ragionamento: se le realtà attualmente esistenti un giorno scompariranno, vuol dire che non hanno in se stesse la ragion d’essere, ma l’hanno ricevuta da un altro, diverso da loro, che ha in se stesso al ragion  d’essere.
E questo altro è Colui che viene chiamato Dio.

13. Inoltre la specie umana scomparirà perché questo mondo finirà.
Ma con la scomparsa della specie umana non finirà tutto, perché l’uomo non è solo corpo, ma è corpo vivente e razionale.
La realtà che lo rende vivo e razionale noi la chiamiamo anima.
E l’anima dell’uomo, a differenza dell’anima degli animali che li rende vivi e dotati solo di sensi, è un’anima razionale.
Non  solo, ma è anche spirituale e pertanto immortale.
Infatti come potrebbe l’intelligenza umana pensare a Dio come ad un essere del tutto spirituale e privo di materia, se non gli fosse in qualche modo proporzionato?
Una formica non potrà mai comprendere che l’uomo è un essere razionale, perché non gli è proporzionato. Le manca la razionalità.
L’uomo invece può pensare a Dio e può giungere anche alla conoscenza della sua esistenza e di alcune sue perfezioni perché gli è in qualche modo proporzionato. Gli è proporzionato nello spirito. Proprio per questo lo può conoscere e lo può concepire.

14. Ecco dei ragionamenti molto semplici.
Come vedi, non è necessario scomodare il Papa per rispondere a quesiti quasi alla portata di tutti.
Forse Scalfari pensava che solo un Papa avrebbe potuto rispondergli.
In realtà, come osserva San Tommaso, una vecchierella cristiana ne sa di Dio e di ciò che è necessario per la vita eterna molto più di quello che ne sapevano gli antichi filosofi.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di esporre questi concetti, accessibili a tutti, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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