Quesito

Salve Padre Angelo!
Vi scrivo ancora una volta per chiedervi di dirimere una questione, che mi sono trovato più volte negli ultimi tempi a discutere con numerose persone, seminaristi, frati, sacerdoti, laici ecc…:
E’ possibile affermare che un Concilio Ecumenico ufficiale, riconosciuto dalla Chiesa, in particolare il Concilio Vaticano II (in linea teorica) si è "Sbagliato" su alcuni punti dottrinali?
Cioè è corretto dire che ci sono delle dottrine "Erronee"?
Io sò che se una dottrina non viene proposta in maniera definitiva e definitoria secondo le formule dogmatiche, ma viene trattata o esposta in forma "pastorale", come alcune presenti nel Concilio (Libertà Religiosa, Collegialità) possono essere considerate "erronee".
La prego di fornirmi una risposta esauriente al riguardo per sapere dar "ragione della speranza che è in noi", in maniera autentica e non fallace, per evitare di affermare cose non vere.
La ringrazio in anticipo e vi ricordo nelle preghiere per lo straordinario servizio che offrite alla Chiesa.

Dominus autem dirigat corda et corpora nostra in caritate Dei et patientia Christi.
In Corde Matris.
Isaac


Risposta del sacerdote

Caro Isaac,
1. l’insegnamento di tutti vescovi riuniti insieme col Papa e sotto il Papa è l’insegnamento proprio di un Concilio ecumenico.
Sull’autorevolezza di un Concilio ecumenico non possiamo non tenere presente ciò che si legge nella Sacra Scrittura: Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi” (At 15,28).

2. Vi è da notare che qui gli apostoli non si appellano né a Mosè né all’antica legge, ma riconoscendosi investiti di potere legislativo parlano e sentenziano a nome proprio, sicuri della promessa fatta da Gesù circa un’assistenza dello Spirito Santo: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (mt 18,18); “Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” (Gv 14,2); “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me” (Gv 15,26); “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13).
Per questo dicono: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi” (At 15,28).

3. Non vi è dubbio alcuno che il magistero di un concilio sia un Magistero solenne e straordinario.
Allora ecco che cosa dice la Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II: “Questa infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto, quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto. Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio….
L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro. A queste definizioni non può mai mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo che conserva e fa progredire nell’unità della fede tutto il gregge di Cristo” (LG 25).
4. Gli argomenti concernenti la libertà religiosa e la collegialità episcopale riguardano la dottrina della fede e della morale.
Non si tratta di un insegnamento opinabile o di una direttiva pastorale, ma di dottrina, di verità importanti.
Circa la libertà religiosa: come ho già detto più volte in questo nostro sito, non si tratta di libertà dalla verità, perché questa non esiste. Vi è infatti un intimo legame tra libertà e verità.
Ma il Magistero qui parla di libertà nei confronti delle autorità politiche e religiose. Di questa libertà hanno diritti i cristiani stessi nei confronti di regimi che politici o religiosi che impediscono ai cristiani di vivere come tali.
Circa la collegialità: i due riferimenti biblici (Mt 18,18 e At 15,28) sono chiari.
È altrettanto chiaro che non esiste collegialità a prescindere da Pietro e dal riconoscimento dei poteri datigli da Cristo.
Pertanto vi è vera collegialità solo là dove i vescovi sono con Pietro e sotto Pietro (cum Petro et sub Petro).

5. Le singole parole di un Concilio non sono tutte, certo, del medesimo valore.
Le sentenze dogmatiche sancite dai concili stessi hanno un valore particolare: sono dogmi.
I testi di un Concilio godono ugualmente di un’assistenza particolare dello Spirito Santo, nel medesimo modo in cui si espresse il concilio di Gerusalemme.
I contenuti insegnati sono espressione di un magistero solenne e straordinario al quale si deve in modo tutto particolare l’ossequio interno ed esterno dei fedeli.
Sottolineo l’ossequio interno: esso parte dalla consapevolezza che quelle affermazioni il magistero le ha fatte con l’assistenza dello Spirito Santo, che è lo Spirito di verità ed è infallibile.
Sicché in caso di difformità tra il proprio pensiero e l’insegnamento della Chiesa, il credente, se intende agire da credente, preferisce la sentenza del Magistero alla sua e obbedisce.

6. Pertanto alla tua specifica domanda “è corretto dire che ci sono delle dottrine "Erronee"?” devo dire: no, non è corretto, è sbagliato, è erroneo.

7. Il Concilio Vaticano II ha avuto un carattere pastorale nel senso che non ha inteso definire nuovi dogmi.
Ma per Concilio Pastorale non s’intende che il suo insegnamento sia di serie b. Intanto perché si tratta di magistero solenne e straordinario.
Inoltre perché vi sono costituzioni dogmatiche.
E anche quando le costituzioni non sono dogmatiche vi sono insegnamenti ben precisi, come quelli relativi alla libertà religiosa, che vincolano chiedendo l’ossequio interno, oltre che quello esterno.

8. Il Cardinale Giuseppe Siri amava ripetere (e l’ho sentito più volte con le mise stesse orecchie) che gli Atti del Concilio vanno letti in ginocchio.
Questa è la fede in Cristo che ha dato un così grande dono alla sua Chiesa: quella di essere assistita dallo Spirito Santo, dallo Spirito di verità. Ed è assistita non solo quando emette sentenze dogmatiche, ma anche nel suo magistero ordinario soprattutto, se diverse volte ripetuto.

Ricambio anch’io il tuo bell’augurio: Dominus autem dirigat corda et corpora nostra in caritate Dei et patientia Cristi (“il Signore diriga i nostri cuori e i nostri corpi nella carità di Dio e nella pazienza di Cristo” 2 Ts 3,5).
In Corde Matris (nel cuore della Madre).
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo