Quesito

Buongiorno Padre, sono un ragazzo convertito da non moltissimo tempo e volevo porle alcune domande. Ho letto che le preghiere fatte in stato di peccato mortale non meritano per la vita eterna. Ora nel mio caso, ho pregato molto in periodi in cui ero in peccato mortale, e dopo parecchio tempo, decisi di confessarmi e di seguire il Signore. Ora io mi chiedo, dopo la confessione, le preghiere che recitai in passato in situazioni di peccato quasi perenne, sono diventate meritorie per la vita eterna, oppure no dato che non seminavo con Gesù ? Mi veniva in mente il caso di Bruno Cornacchiola. Se ricordo bene lui fece i 9 primi Venerdì del mese con l’intenzione di far del male al Papa, eppure le promesse sono state valide per lui. Ovviamente le vie del Signore sono infinite, ma a volte sembra che il Signore, per un piccolissimo sforzo doni alle persone immensi doni. Forse anche questo fa parte della Misericordia infinita di Dio? La ringrazio per le risposte che mi darà e per tutte le belle cose scritte nella rubrica di Amicidomenicani.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. anzitutto mi compiaccio per la grazia che il Signore ti ha accordato e per la tua conversione.
La tua conversione non ha recato del bene soltanto a te, ma l’ha portato a tutta la Chiesa, a tutti coloro che vivono in grazia.
Ogni nostra azione, anzi, addirittura ogni nostro pensiero, se è concepito in grazia è meritorio per tutti perché tutti quelli che vivono in Cristo costituiscono un unico corpo, il suo corpo mistico.
Giustamente Papa Pio XII nell’enciclica Mystici corporis scrive: “E benché la preghiera collettiva come procedente dalla Madre Chiesa superi tutte le altre per la dignità della Sposa di Cristo, pure tutte le preghiere, dette anche in forma privatissima, non sono prive né di dignità né di virtù e conferiscono moltissimo anche all’utilità di tutto il Corpo mistico, in quanto che tutto ciò che si compie di bene e di retto dai singoli membri ridonda anche in profitto di tutti, grazie alla comunione dei santi” (n.88).

2. È vero quello che dici: tutto ciò che non viene compiuto in grazia di Dio non merita per la vita eterna.
Infatti essendo la vita eterna una realtà di ordine soprannaturale possiamo meritare per essa solo se le nostre azioni hanno una forza di ordine soprannaturale.
Tale forza noi la riceviamo stando uniti a Cristo mediante la grazia santificante.
Gesù ha detto: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5).

3. Le opere buone, tra cui le preghiere, compiute prive della grazia di Dio pur non cessando di essere buone, tuttavia sono opere morte sul versante soprannaturale.
In quanto morte, secondo il linguaggio evangelico, sono come tralci secchi che vengono presi e gettati nel fuoco.
Comprendiamo così le altre parole di Gesù: “Chi non raccoglie con me disperde” (Mt 12,30).

4. C’è un altro problema tuttavia: quando riceviamo la grazia?
Certamente la riceviamo nei sacramenti i quali sono segni che producono la grazia.
Tuttavia la grazia può essere data anche prima che si riceva il sacramento.
San Tommaso, commentando le parole di Gesù: “Chiunque ha udito il padre e ha imparato da lui viene a me” (Gv 6,45), afferma che nel momento in cui uno accoglie quello che il Signore gli dice consegue immediatamente la grazia.
Dice espressamente che questo è stato il caso di San Paolo “poiché all’improvviso mentre sprofondava nei peccati, il suo cuore fu mosso perfettamente da Dio ad ascoltare, a imparare e a venire. Per cui conseguì immediatamente la grazia” (Somma teologica, I-II, 112,3).
Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che San Paolo portato nella casa di un certo Giuda, prima che venisse Anania e gli imponesse le mani, stava pregando.
Da questo dobbiamo arguire che se San Paolo pregava prima ancora che Anania gli imponesse le mani, dal momento che aveva già accolto la parola di Dio nella sua vita, la sua preghiera era meritoria per la vita eterna.

5. Probabilmente è successo qualcosa di simile anche per te.
Certamente quando ti sei confessato ti è stata elargita una nuova e abbondante effusione di grazia, tra cui la grazia sacramentale.
Ma nulla esclude che la grazia di Dio ti avesse raggiunto già nel momento della tua conversione. Se è successo questo, tutte le preghiere e le opere buone che hai compiuto sono state meritorie per la vita eterna.
Questo per te è molto consolante.
Da quando è iniziata la tua conversione c’era davanti a te la prospettiva del sacramento della riconciliazione o penitenza. Ed esso ti preparavi accompagnato dalla grazia del Signore – e pertanto meritando – senza saperlo.

6. Per il caso di Bruno Cornacchiola è vero che aveva l’intenzione di uccidere il Papa. Ma non fece i primi venerdì quando aveva quell’intenzione.
Se così fosse stato, non avrebbe potuto né confessarsi né fare la Santa Comunione. E pertanto non avrebbe neanche compiuto la pratica dei primi nove venerdì.

7. Ti auguro un felice cammino nella vita cristiana in modo tale che anche tu possa dire con San Paolo: “Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (1 Cor 15,10).

Ti benedico e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo

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