Quesito

Caro padre Angelo,
io ed il mio fidanzato rispettiamo molto i comandamenti e ovviamente faremo l’amore solo a scopo procreativo come giusto che sia.
La convivenza quindi è ben accetta se comunque si rispetti la situazione senza commettere nulla?
La ringrazio anticipatamente e che Dio vi benedica.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. sono contento che tu e il tuo fidanzato vogliate vivere il vostro fidanzamento fidandovi della sapienza della legge di Dio e nel rispetto dei comandamenti.
Mi chiedi se con la volontà di conservare questi propositi si possa pensare ad una convivenza casta.
Ebbene, la convivenza in se stessa è un disordine perché davanti agli occhi di tutti i due conviventi si mettono in una condizione di vita identica a quella delle persone sposate.
Chi vede dall’esterno conclude che ciò si attui anche nell’intimità.
Questo evidentemente genera confusione e scandalo, soprattutto presso i più giovani che in tal modo sono incitati a seguire la stessa strada.

2. In secondo luogo i due conviventi, anche se inizialmente non avessero intenzione di andare oltre, tuttavia si mettono in una situazione prossima di derogare dalle intenzioni iniziali, perché secondo le leggi di natura la paglia attaccata al fuoco brucia.

3. Di per sé basterebbero queste due motivazioni per dire che si tratta di un disordine.
Ma al di là di questo vi sono altri gravi motivi per dissuadere in ogni modo dalla convivenza prematrimoniale.
Il primo dei quali consiste nel fatto che la convivenza comporta l’investimento di risorse economiche per mettere su casa.
Tale coinvolgimento è di tutti e due e non di rado anche delle rispettive famiglie.
Ora è inevitabile che nella vita di coppia vi siano momenti di incomprensione e di irritazione vicendevole. Talvolta si giunge alla chiara consapevolezza di aver anticipato i tempi e di aver sbagliato.
Ma di fronte ai sacrifici fatti non si osa tornare indietro e ci si trascina penosamente nella speranza molto spesso vana che le cose possano cambiare.
Intanto il tempo passa, soprattutto per la donna che corre il rischio di essere mollata quando sta per scadere il tempo di mettere su una famiglia come si deve.

4. In secondo luogo i due che vanno a convivere si privano della libertà di cui due fidanzati hanno diritto.
Questa libertà è un bene preziosissimo e irrinunciabile per saggiare se la persona con la quale si desidera formare la propria famiglia sia la persona giusta.
All’inizio della convivenza potrebbe parer di sì.
Ma finché non si è sposati si ha il diritto di girare gli occhi altrove, avere momenti di libertà per andare anche da soli dove si vuole e magari frequentare altre compagnie.
Può succedere anche che nel frattempo gli occhi cadano su un’altra persona che sembra avere caratteristiche migliori della persona convivente e che si desidererebbe frequentare.
Ma nella convivenza questo è impossibile perché in qualche modo ci è legati alla persona con cui si convive oppure perché questa non vuole che in nessun modo si frequentino altri, anche i vecchi amici.
Si diventa così schiavi della propria convivenza in un momento in cui la libertà di movimento e di pensiero è assolutamente necessaria.

5. In terzo luogo nella convivenza, poiché non si è ancora dato l’irrevocabile consenso che ci si esprime nel giorno delle nozze, i conviventi si sentono in prova.
Questo sentimento forse inizialmente non lo avvertono perché sono sicuri di se stessi e della reciproca fedeltà. Ma col tempo inevitabilmente viene fuori, soprattutto se uno è deciso per le nozze e l’altro continua a temporeggiare.
Sentirsi in prova – soprattutto per una persona matura e che voglia donare interamente se stessa – è particolarmente frustrante e umiliante.

6. Talvolta dinanzi al tempo che passa si desidera anche mettere su famiglia e avere dei figli.
Ma i conviventi capiscono da se stessi che per i figli è necessario un quadro stabile, qual è quello del matrimonio, in cui i genitori si sentano garantiti e resi più sicuri anche con la forza della legge. Ma questo nella convivenza non c’è, anche perché con la convivenza si è scelta appositamente la strada di non essere garantiti, di non avere obblighi giuridici.

7. Senza dire infine che nel quadro giuridico e soprattutto sacramentale del matrimonio si ricevono tante energie anche di ordine soprannaturale necessarie per far fronte ai propri doveri, alle difficoltà e alle tentazioni che si incontrano nella vita.
Se umanamente è comprensibile che talvolta venga meno la voglia di andare avanti, con la grazia propria del sacramento del matrimonio – ravvivata soprattutto nell’Eucaristia e nella confessione sacramentale – si riceve una forza fuori del comune e di ordine soprannaturale che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,7).

8. In conclusione, alla convivenza è sempre da preferirsi la fedeltà alla legge di Dio perché anche a questo proposito dobbiamo riconoscere umilmente che della logica umana ne vediamo i limiti, mentre solo la sapienza di Dio non ha confini (cfr. Sal 119,96).

Ti auguro ogni bene per il tuo futuro, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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