Quesito

Gentile padre Bellon, 
sono uno studioso di filosofia moderna (in particolare di Cartesio, Leibniz e Kant). Le scrivo perché tra me e i miei colleghi è sorta una questione sulla quale non siamo riusciti a pervenire ad un risultato concorde: la conoscenza che hanno gli Angeli di Dio, secondo la teologia cattolica.
La conoscenza angelica dell’Essere supremo è ottenuta tramite un’intuizione intellettuale o in modo mediato? Inoltre, vi sono differenze tra la conoscenza che gli Angeli hanno di Dio, rispetto a quella di cui godono i beati in Paradiso?
E infine le volevo chiedere il tipo di conoscenza di cui gode la Beata Vergine Maria di Dio (se mi può indicare anche le differenze e le analogie con quella angelica e a quella dei Beati).
La saluto calorosamente e La ringrazio fin da ora per la sua splendida opera di evangelizzazione.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. negli angeli è necessario distinguere tre modi di conoscere Dio.
Possono conoscerlo con forza della loro intelligenza naturale, in forza della grazia e in forza della visione beatifica.
In ogni caso lo conoscono sempre secondo il modo proprio del loro conoscere che è quello intuitivo, e cioè senza ragionamenti.
Conoscere in maniera intuitiva significa poter conoscere tutte le cose simultaneamente senza ragionamenti, mentre noi uomini conosciamo una cosa dopo l’altra attraverso il ragionamento.
Ecco che cosa dice San Tommaso: “Il raziocinio richiama l’idea di moto. Ora, ogni moto va da un termine antecedente a uno seguente. Abbiamo quindi una cognizione raziocinativa quando da una cosa già conosciuta si passa alla conoscenza di una cosa ancora ignorata” (Somma teologica, I, 58, 3, ad 3). Ecco, questo è il modo di conoscere degli uomini, ma non degli angeli

2. Quando invece “nel percepire una cosa si coglie simultaneamente anche l’altra, come chi nel guardare lo specchio vede simultaneamente lo specchio e l’immagine di una data cosa, allora la cognizione non si potrà chiamare discorsiva. Ora, gli angeli conoscono le cose nel Verbo proprio in questa maniera” (Somma teologica, I, 58, 3, ad 3) e cioè in maniera intuitiva.
Per questo gli angeli furono chiamati da Dionigi il mistico “menti divine” perché la loro conoscenza è “deiforme”. Essi infatti non acquistano la conoscenza dalle cose, né dai sensi, né dai ragionamenti, come avviene per noi uomini.
Essi vedono tutto in Dio e al modo di Dio.

3. Per quanto sia necessaria la distinzione tra ordine naturale e ordine soprannaturale, va detto che gli angeli fin dall’inizio furono creati in grazia, sebbene non ancora nella gloria e cioè nella visione beatifica.
Scrive San Tommaso: “Sebbene siano diverse le opinioni poiché alcuni dicono "che gli angeli furono creati nella pura natura" e altri dicono "che furono creati in grazia"; sembra tuttavia che si debba ritenere come più probabile e più conforme alla dottrina dei Santi che gli angeli furono creati in possesso della grazia abituale” (Somma teologica I, 62,3).
Fin dall’inizio pertanto ebbero una conoscenza soprannaturale e intuitiva di Dio, più forte di quella che noi abbiamo di Dio mediante la fede.
Potremmo dire che la loro conoscenza di Dio era paragonabile all’esperienza dei doni dello Spirito Santo, che ci fanno conoscere le realtà di Dio in maniera intuitiva e soprannaturale, al modo di Dio.

4. Proprio in forza di questa conoscenza e della grazia che li accompagnava poterono meritare di conseguire la beatitudine soprannaturale mediante la visione beatifica.
Ecco ancora cosa dice San Tommaso: “La perfetta beatitudine è naturale soltanto per Dio, per il quale essere ed essere beato sono la stessa cosa.
Per tutte le creature invece esser beate non rientra nella propria natura, ma è il loro ultimo fine. (…).
Ora, la beatitudine ultima supera la natura angelica e quella umana.
Rimane dunque che tanto l’uomo che l’angelo hanno dovuto meritare la loro beatitudine.
Ora, se gli angeli furono creati in grazia, senza la quale non ci può essere il merito, si può affermare senza difficoltà che essi hanno meritato la loro beatitudine” (Somma teologica, I, 62, 4).
Se l’elevazione allo stato di grazia avvenne nell’istante della creazione, l’atto col quale meritarono la visione beatifica e la beatitudine è venuto subito dopo (Ib., I, 62, 5).

5. Per venire alla seconda tua domanda, va detto che in cielo il nostro modo di vedere Dio e tutto ciò che è in lui sarà simile a quello degli angeli.
Gesù dice a proposito della risurrezione e della vita futura che i giusti “non possono più morire, perché sono uguali agli angeli” (Lc 20,36).
Là nella patria, dice Sant’Agostino, “i nostri pensieri non saranno volubili, passando e ripassando da una cosa all’altra, ma abbracceremo con un solo sguardo tutta la nostra scienza” (De Trinitate,m 15,16), proprio come fanno gli Angeli.

6. Circa invece la conoscenza che Maria ha in cielo occorre ricordare che anche lei come gli angeli gode di un modo deiforme di conoscere.
Tuttavia la sua conoscenza sorpassa quella di tutti gli angeli e santi messi insieme.
A questo proposito traduco quanto scrive il domenicano padre Reginaldo Garrigou Lagrange in una pagina sublime sulla conoscenza di Maria in Paradiso:
“Come già la pienezza iniziale di grazia in Maria superava certamente la grazia finale di tutti i più grandi santi e di tutti degli angeli più elevati, così è ugualmente molto probabile se non certo – e noi l’abbiamo visto – che superava la grazia finale di tutte i santi e angeli messi insieme. Questa pienezza iniziale le venne data perché fosse la degna Madre di Dio e la maternità divina – non sarebbe mai troppo ripeterlo – è per il suo termine di ordine ipostatico. Ne segue dunque che la beatitudine essenziale di Maria supera quella di tutti i santi messi insieme.
In altri termini, come la vista dell’aquila supera quella di tutti gli uomini messi nel suo medesimo punto d’osservazione, come il valore intellettuale di san Tommaso supera quello di tutti i suoi commentatori messi insieme, e come l’autorità di un re supera quella di tutti i suoi ministri messi insieme, così la visione beatifica di Maria penetra più profondamente l’essenza di Dio visto faccia a faccia che la visione di tutti gli altri beati, eccezion fatta dell’anima santa di Gesù.
Sebbene tutte le intelligenze angeliche siano naturalmente più forti dell’intelligenza umana di Maria, e anche di quella di Cristo, l’intelligenza umana della santa Vergine penetra più profondamente l’essenza divina intuitivamente conosciuta perché è più elevata e fortificata da un lume di gloria molto più intenso. (…)
Inoltre come i beati vedono in Dio molte più cose in proporzione dell’estensione della loro missione, … così Maria, nella sua qualità di Madre di Dio, di mediatrice universale, di corredentrice, di regina degli Angeli, di tutti i santi e di tutto l’universo, vede in Dio, nel Verbo, molte più cose che tutti gli altri beati.
Non vi è al di sopra di lei nella gloria che nostro Signore, il quale per la sua intelligenza umana, rischiarata da un lume di gloria più elevato, penetra l’essenza di Dio in una profondità ancora più grande e conosce così certi segreti che sfuggono a Maria, perché essi non appartengono che a Lui come Salvatore, sommo Sacerdote e Re universale.
Maria viene subito dopo di lui.
È per questo che la liturgia afferma, nella festa del 15 agosto, che Maria è stata elevata al di sopra dei cori degli angeli e che è alla destra del suo Figlio (Sal 44,10).
Essa costituisce nella gerarchia dei beati un ordine a parte, più elevato e al di sopra dei serafini, dice Sant’Alberto Magno (Mariale 151)…
Questa dottrina si trova esplicitamente in san Germano di Costantinopoli, San Modesto, San Giovanni Damasceno, Sant’Anselmo, San Bernardo, Sant’Alberto Magno, san Bonaventura, San Tommaso e tutti gli altri dottori “ (La Mère di Sauver et notre vie interierure, pp. 168-170).

7. Questa pagina del Padre Garrigou ci fa capire in che cosa la conoscenza di Maria sia simile a quella degli Angeli in Paradiso e nello stesso tempo in quale modo, per noi indicibile, la superi immensamente, perché è superiore a quella di tutti gli Angeli e i Santi messi insieme.
È di un ordine a parte, come dice Sant’Alberto Magno, al di sotto soltanto di quella dell’anima umana di Gesù Cristo.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di parlare della Beata Vergine e della conoscenza con la quale ci segue dal Paradiso.
Per questo la nostra venerazione e il nostro affidamento a Lei non è mai troppo.
Ti ringrazio anche per la stima con cui ci segui.
Ti assicuro un particolare ricordo nella mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo