Quesito

Ma l’ateismo, a lungo andare, può far venire una terribile sensazione di mancanza di consistenza delle creature e del creato? Come se non si riuscisse più a vedere niente di buono in niente e nessuno, come se tutto dovesse scomparire da un momento all’altro, compresi noi stessi? Una sensazione che ti fa vedere l’uomo come un essere in balia dei suoi istinti (interiorità spietata e maligna) e di una natura spietata e capricciosa che alterna calamità naturali e avversità climatiche (mondo esteriore). In certe sensazioni potrebbe esserci la suggestione del Demonio, visto che sembrano l’anticamera dell’Inferno? Eppure le creature e il creato hanno l’impronta divina, quindi qualcosa di buono devono aver conservato nonostante la menomazione provocata dal peccato dell’uomo, eppure è molto faticoso percepire che ogni cosa ti parla di Dio. I peccati dell’uomo ottenebrano solo la coscienza o possono addirittura danneggiare la psiche?

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. scrivi che l’ateismo, a lungo andare, può far venire una terribile sensazione di mancanza di consistenza delle creature e del creato.
Sì, è vero, l’ateismo porta all’insignificanza di tutte le cose e della vita stessa.
Se la vita vale nulla perché parlare ancora di bene e di male, di giusto e di ingiusto?

2. L’uomo non riesce a trovare il senso e anche la dignità della sua vita se prescinde dal suo principio e dal suo fine.
Il Concilio giustamente ricorda che “la creatura senza il Creatore svanisce” (Gaudium et spes, 36).

3. Il medesimo Concilio afferma che “la ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio” (GS 19).

4. Penso che come tra i difetti fisici il più grave sia quello di non avere la vista, così analogamente la più grande sventura che possa capitare ad una persona sia quella di non conoscere se stessa, la propria origine e il proprio fine.
Come un cieco trova insidie dappertutto e se è lasciato solo non può che trovare pericoli mortali, così analogamente chi è interiormente cieco.
Per questo il Concilio Vaticano II dice che “se manca la base religiosa e la speranza della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave” (GS 21).
È quello che dici tu quando scrivi che l’ateismo “ti fa vedere l’uomo come un essere in balia dei suoi istinti (interiorità spietata e maligna) e di una natura spietata e capricciosa che alterna calamità naturali e avversità climatiche (mondo esteriore)”.

5. E, quel che è peggio, nell’ateismo “gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione.
E intanto ciascun uomo rimane ai suoi propri occhi un problema insoluto, confusamente percepito.
Nessuno, infatti, in certe ore e particolarmente in occasione dei grandi avvenimenti della vita può evitare totalmente quel tipo di interrogativi sopra ricordato” (GS 21).

6. Il Concilio poi aggiunge con un linguaggio benevolo ed eufemistico: “Né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore” (GS 19).
Non vivere pienamente secondo verità significa mancar di tante cose e anche in  tante cose.
Per questo il Concilio, seguendo quanto dice San Paolo in Rm 1,20, dice che “senza dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano Dio dal proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, non seguendo l’imperativo della loro coscienza, non sono esenti da colpa” (GS 19).

7. Mi domandi infine se i peccati possano danneggiare non solo la coscienza, ma anche la psiche.
Quando il peccato si radica in una persona a tal punto che altera la coscienza  e la deforma così che si vanta di ciò di cui dovrebbe vergognarsi, come dice San Paolo, ci troviamo pure dinanzi ad un’alterazione della psiche, senza che il soggetto se ne accorga.

8. Per questo il Concilio pur ricordando che “succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità” (GS 16), tuttavia aggiunge che “ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato” (Ib.).

9. Dici anche che “le creature e il creato hanno l’impronta divina, quindi qualcosa di buono devono aver conservato nonostante la menomazione provocata dal peccato dell’uomo, eppure è molto faticoso percepire che ogni cosa ti parla di Dio”.
Credo che questo dipenda molto dalla salute interiore del soggetto.
Se l’occhio è sano, i colori si percepiscono in maniera immediata e nitida.
Se non è sano, fatica a vedere.
Sant’Agostino diceva di se stesso: “E cielo e terra e tutte le creature in essi d’ogni parte mi dicono di amarti e non cessano di dirlo a tutti affinché “siano senza scusa” (Rm 1,20)” (Confessioni, X,6,8).

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo