La prima eucaristia attuata da Gesù è stata diversa da tutte le successive, sia da lui celebrate e da quelle celebrate dai suoi sacerdoti?

////La prima eucaristia attuata da Gesù è stata diversa da tutte le successive, sia da lui celebrate e da quelle celebrate dai suoi sacerdoti?

La prima eucaristia attuata da Gesù è stata diversa da tutte le successive, sia da lui celebrate e da quelle celebrate dai suoi sacerdoti?

Quesito

Carissimo Padre Angelo
mentre ero a Messa l’altro giorno mi é venuta una domanda.
Nella S. Messa durante la consacrazione si fa il memoriale della passione e resurrezione di Gesù. Gesù ha istituito l’eucaristia prima che la sua passione fosse compiuta. Che significato ha avuto quindi la prima eucarestia?
Da lì poi ho cominciato a riflettere su tutte le altre successive volte che in cui Gesù ha comunicato i suoi discepoli, quando è apparso loro dopo la resurrezione. Possiamo dire che in questi casi Egli abbia celebrato il memoriale della sua passione e resurrezione?
In un certo senso la prima eucaristia è stata diversa da tutte le successive, sia quelle consacrate da Gesù che quelle consacrate dai suoi sacerdoti? 
Non intendo diversa nella sostanza, perché le credo tutte uguali, sono tutte il corpo e sangue di nostro Signore, ma nel significato.
Grazie infinite per il tempo che dedicherà nel rispondermi. Le assicuro un particolare ricordo davanti al tabernacolo.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia Giovanni Paolo II scrive: “L’istituzione dell’Eucaristia anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall’agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all’Orto degli Ulivi. … Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione” (EE 3).

2. “Anticipava” e rendeva presente il sacrificio di Cristo.
Ecco quanto dice ancora Giovanni Paolo II: “«Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito» (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue. Le parole dell’apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l’Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l’evento della passione e della morte del Signore.
Non ne è solo l’evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale.
È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli.
Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo, nel rito latino, risponde alla proclamazione del «mistero della fede» fatta dal sacerdote: «Annunziamo la tua morte, Signore!»” (EE 11).

3. È da notare anche che nell’ultima cena quando Cristo ha istituito l’Eucaristia prima ha parlato e alla fine, dopo la cena, istituì il sacrificio.
Imbandì dunque due mense: quella della Parola e quella del sacrificio.

4. Nelle apparizioni pasquali si può dire con molti esegeti che Cristo abbia celebrato l’eucaristia nello spezzare il pane con i discepoli di Emmaus perché le parole usate dall’Evangelista “quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30) sono le stesse di quelle usate per l’istituzione dell’Eucaristia.
Anche qui, se si tratta dell’Eucaristia, troviamo il medesimo schema: prima la mensa della parola, poi quella pane (il sacrificio).

5. Poco più di un secolo dopo San Giustino descrive come veniva celebrata l’eucaristia.
“Nel giorno chiamato «del Sole» (la nostra attuale domenica, n.d.r.) ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne.
Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere sia per noi stessi… sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna.
Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio.
Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d’acqua e di vino temperato.
Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell’universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian) per essere stati fatti degni da lui di questi doni.
Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: «Amen».
Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l’acqua «eucaristizzati» e ne portano agli assenti” (Apologie, 65 e 67).
Anche qui dunque c’è il medesimo schema: prima la liturgia della parola, poi quella del pane o del sacrificio.

6. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.
Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche” (1345).

7. Il Concilio Vaticano II con la riforma liturgica ha voluto dare il giusto risalto alla liturgia della parola che precedentemente era prerogativa del celebrante e di chi poteva seguire la celebrazione col messalino.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo