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Quesito

Salve Padre Bellon,
Vi ringrazio per il vostro servizio pastorale e vi prego di leggere questa mia email. Mi scuso se la precedente email aveva una impostazione disordinata e difficile da comprendere.
Io ho al momento due dubbi.
I. Abbiamo tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri?
Nella sua ultima enciclica Fratelli tutti Papa Francesco ha affermato che tutti gli uomini [oltre alle donne] hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. 
Fin qui è tutto chiaro, ma, a meno che Sua Santità non si riferisse soltanto ad alcuni diritti e doveri (fondamentali), ciò può sembrare contrastante con l’insegnamento che la Chiesa ha diffuso nei secoli, ossia che gli uomini sono pari nella dignità ma le ineguaglianze di diritti e potestà vengono dallo stesso Autore della natura (S.S. Leone XIII, enciclica Quod Apostolici Muneris, 1878), e che le disparità di cultura, averi e posizione sociale sono conformi alla legge divina e naturale e non necessariamente contrarie allo spirito di fratellanza e di comunità (S.S. Pio XII, Radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1944, 1944).
Per non parlare della dottrina – vedi ad es. Leone XIII- secondo la quale la democrazia è soltanto una delle forme di governo legittime.
Può la Chiesa essere una guida sicura nella fede se contraddice i suoi stessi insegnamenti secolari? Se non c’è contraddizione tra il magistero odierno e quello antico, a suo avviso, potrebbe il magistero essere un po’ più chiaro sui questi principi fondamentali?
II. Secondo la Bibbia mogli e mariti devono ricoprire lo stesso ruolo all’interno della famiglia?
Padre Bellon, io credo che le relazioni tra i membri della comunità domestica debbano, in parte, essere stabilite da consuetudini e leggi civili (S.S. Pio XI, enciclica Casti Connubii, par. II, 1930, e S.S. Giovanni Paolo II, enciclica Familiaris consortio, art. 25, 1981), la mia domanda però riguarda gli aspetti essenziali del matrimonio come stabiliti dai testi sacri.
Nella Bibbia spesso si fa riferimento al dovere delle mogli di essere sottomesse ai loro mariti, però un passo della Lettera dell’Apostolo Paolo agli Efesini, quello in cui si legge siate sottomessi gli uni agli altri, sembra prefigurare invece un rapporto più reciproco e paritario tra gli sposi.
Alcuni dicono che le scritture siano influenzate dalla cultura e dalla mentalità dominante nei secoli in cui vissero i suoi autori. Però la Chiesa insegna che Dio ha ispirato gli autori biblici affinché scrivessero soltanto quelle cose che Egli voleva (Catechismo universale della Chiesa Cattolica, art. 106), quindi ogni versetto più della cultura degli scriventi dovrebbe riflettere la sapienza dello Spirito Santo che li ha ispirati. Per cui non possiamo dimenticare che Dio chiede agli sposi cristiani di essere sottomessi gli uni agli altri, ma neanche che Dio rafforza questo comandamento rispetto alle sole mogli in molti altri passi.
Riflettendoci su ho pensato che forse Dio chiede due tipi di sottomissione diversi alle mogli e ai mariti, magari alle prime chiede ubbidienza e ai secondi di curarsi delle loro spose, anche rinunciando ai propri passatempi o a fare sempre ciò che vogliono. Per esempio gli Apostoli (la gerarchia della Chiesa) furono sottomessi a Gesù Cristo in quanto Messia e Figlio consustanziale di Dio, però anche Gesù fu in qualche modo sottomesso agli Apostoli quando doveva rinunciare ai suoi interessi per preoccuparsi di quei testoni, specie quando si umiliò per lavare loro i piedi. Mi sembra che il Beato Giuseppe Toniolo (Treviso, 1845 – Pisa, 1918) abbia visto in quest’ultimo gesto un esempio per le gerarchie umane di ogni tempo e luogo.
Tutto questo senza negare che, come ci dice S.S. Pio XI, le leggi “umane” possono determinare in maniera più precisa i caratteri di codesta sottomissione, anche, aggiungo io, avvicinando e rendendo più simili i diritti e i doveri dei coniugi.
Cosa ne pensa? Sono andato completamente fuori strada? Sono un testone anch’io?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
con un certo ritardo (quasi un anno) rispondo alla tua mail. Te ne domando scusa.

1. Vengo subito alle due domande che mi hai posto.
Circa la prima: Papa Francesco ha detto che tutti gli uomini, comprese le donne evidentemente, hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Il che è verissimo.
L’espressione “tutti gli uomini” è equivalente di tutte le persone.
Tutte le persone, compresi i bambini, hanno i medesimi diritti e doveri

2. Nell’Istruzione Donum Vitae (è un’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede del 22 febbraio 1987) si legge: “L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita” (DV I,1).

3. In questa affermazione sono incluse implicitamente delle distinzioni, in particolare la distinzione tra diritti assoluti e diritti condizionati.
Ad esempio: ogni persona ha il diritto e il dovere di partecipare alla vita sociale attraverso le elezioni.
Anche i bambini sono persone. Hanno il diritto di andare a votare?
Evidentemente sì, in quanto sono persone. E tuttavia poiché l’andare a votare suppone una conoscenza perlomeno minima della vita pubblica si richiede per compiere un atto di tale responsabilità che il soggetto abbia acquisito un minimo di maturità.
Analogamente, anche i bambini in quanto sono persone hanno il diritto di sposarsi. Ma di fatto la società lo impedisce perché il matrimonio richiede la maturità necessaria per assumersi i diritti e i doveri coniugali.

4. Se tieni presente queste distinzioni ti accorgerai che non vi è alcuna contraddizione tra i vari interventi del Magistero,
Talvolta, infatti, il magistero si riferisce semplicemente a dei diritti assoluti.
Mentre altre volte fa riferimento a diritti condizionati, che sono regolati dalla società.

5. Anche il giudizio espresso sulla democrazia, considerata come una delle forme legittime, è corretto.
Non possiamo negare a priori che in futuro il sistema democratico possa essere ulteriormente perfezionato.

6. Nella seconda domanda chiedi se marito e moglie all’interno della famiglia abbiano il medesimo ruolo.
L’espressione da te usata è abbastanza vaga, perché se i coniugi hanno i medesimi diritti e doveri in quanto coniugi, hanno tuttavia delle incombenze diverse all’interno della famiglia. Alcune di esse derivano dalla natura, come il compito di portare nel proprio grembo i figli, di partorirli, di allattarli. Altri invece derivano dalle consuetudini o dalle culture. In passato certi compiti erano affidati ai mariti e altri alle mogli, come ad esempio il cucinare o il tenere in ordine la casa.
Non si può negare che nella donna vi siano maggiori predisposizioni per la pulizia e per l’ordine. Lo vediamo nel loro stesso comportamento e nel loro abbigliamento.

7. Circa la sottomissione, hai fatto bene a ricordare Efesini 5,21 dove lo Spirito Santo afferma: “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore del Signore”.
Proprio perché sta parlando di sottomissione vicendevole, San Paolo esplicita nel versetto seguente: “Voi mogli state sottomesse ai vostri mariti” va a letto alla luce del primo.

8. San Paolo dice anche che il marito è “il capo della moglie, così come Cristo è capo della chiesa”.
Che sia capo non pregiudica l’uguale dignità degli sposi.
Proprio appellandosi all’uguaglianza degli sposi, la Chiesa rifiuta la poligamia, la quale manifesta una superiorità dell’uomo sulla donna perché starebbe all’uomo decidere quante mogli avere.
Né sta a significare che il marito sia il padrone della moglie.
Ma come la Chiesa è tutta per il Signore, così anche la moglie è tutta per il marito. È felice di vivere per lui.
E questo nel medesimo modo in cui il marito è felice di donarsi alla moglie fino all’ultima goccia di sangue come ha fatto Cristo per la Chiesa, della quale si è fatto servo.

9. È vero che San Paolo in quanto autore ispirato ha scritto tutto quello che lo Spirito Santo ha voluto.
Ma è pure giusto riconoscere che lo Spirito Santo l’ha ispirato anche nel desumere dalla società del tempo il concetto di sottomissione della moglie al marito.
Non però per porre una disuguaglianza tra i due come invece si riteneva a quei tempi, ma per depurare la sottomissione da ogni possibile interpretazione di dominio dell’uomo sulla donna, per condurre ad un nuovo concetto di sottomissione, qual è quello della sottomissione vicendevole.
E non soltanto di sottomissione vicendevole, che è già una grande cosa, ma di sottomissione vicendevole nel Signore, unico Signore del marito e della moglie, primo e insostituibile sposo di ciascuno di loro.

10. Proprio partendo dall’affermazione divina che “i due sono una sola carne” è fuori luogo parlare di superiorità del marito sulla moglie e viceversa.
La sottomissione vicendevole è il frutto di quell’amore per il quale ci si dona in totalità l’uno all’altro e ci si rende volontariamente servitori del bene dell’altro.
È la sottomissione nell’amore, che porta ad essere felici di donarsi l’uno all’altro fino all’ultima goccia di sangue.
Questo vicendevole servizio emerge in un testo particolarmente bello di Tertulliano, scrittore cristiano del II secolo: “Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?… Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un’unica osservanza, in un’unica servitù! Sono tutt’e due fratelli e tutt’e due servono insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito” (Ad uxorem, II; VIII, 6-8).

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di chiarire questi concetti. 
Nello stesso tempo mi compiaccio con te perché se non sbaglio sei quel giovane che si sta avvicinando alla fede, o, per meglio dire, al Signore.
Ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico. 
Padre Angelo