Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio per i numerosi ed interessanti spunti di riflessione che scaturiscono dalle lettere pubblicate sul vostro sito internet. Le scrivo a proposito di un argomento che ho visto qui trattato più volte, ma che purtroppo mi ha lasciato sempre in fondo con tutti i miei dubbi più profondi ancora vivi e pressanti: le espressioni di affettività tra fidanzati.
Io e la mia ragazza viviamo il fidanzamento in modo molto serio ed impegnativo, ci amiamo di un amore veramente grande ed aperto alla vastità dell’altra persona.
Nelle nostre manifestazioni di affetto ed amore profondo, viviamo sempre più spesso situazioni di forte intimità, in cui l’espressione dei nostri corpi riflette quel senso di ammirazione dell’immensità dell’altro. Premetto che entrambi siamo pienamente d’accordo nell’evitare rapporti sessuali completi prima del matrimonio, in base alle stesse motivazioni portate in merito dalla Chiesa.
Leggendo le sue risposte alle lettere del vostro sito, e parlando con alcuni sacerdoti, mi è sembrato di cogliere in sostanza il criterio di fondo che guida tutta la morale sessuale in senso cristiano: le espressioni di amore devono essere, in quanto tali, portatrici dello stesso vero Amore. Questo implica, quindi, l’assoluto rispetto per l’altro in quanto creatura amata (quindi mai strumentalizzata o posseduta), e la permanenza nella verità (espressioni proporzionate al grado di maturazione dell’amore umano stesso).
Posto che siano infine questi i pilastri fondamentali (cosa di cui le chiedo conferma), in questi ultimi tempi mi sono chiesto se siano lecite o meno alcune manifestazioni che viviamo io e la mia ragazza, nella nostra intimità: a volte (mi perdoni la franchezza, ma non vedo altro modo di esporre la questione), trascorriamo notti intere teneramente abbracciati, in un contatto fisico tra pelle e pelle (ad esclusione, per motivi di prudenza, delle parti genitali). In quelle espressioni, ci si scambiano baci appassionati e carezze, abbracci forti, che pur nella loro intensità cercano sempre di evitare il provocamento del piacere fine a se stesso nell’altra persona, e che nelle più elevate intenzioni sono segno di quell’amore incondizionato che ci unisce. Dal momento che non siamo fatti a scomparti, queste manifestazioni provocano anche un senso di piacere sessuale, che però non viene ricercato di per sé, ma è la conseguenza diretta del coinvolgimento fisico nell’espressione dell’amore.
Diverse volte mi è capitato di avvertire la distinzione, da parte della Chiesa, tra atto lecito e non lecito, operata in base al coinvolgimento sessuale. A questo punto le chiedo: un’espressione di amore veramente donativo e rispettoso, nella verità, può perdere il suo carattere nobile solamente per la presenza di un coinvolgimento erotico, che risulta in sostanza inscindibile dall’espressione stessa dell’amore? Fino a che punto interviene poi il discorso legato all’esercizio della genitalità, pienamente lecito solo nel contesto procreativo? E per quanto riguarda questo secondo punto, è sufficiente il criterio di non "mimare il rapporto completo"?
In tutto questo, i documenti ufficiali della Chiesa non mi hanno purtroppo aiutato molto, e sento il bisogno di ulteriori commenti per comprenderne il vero significato (specialmente in "Orientamenti educativi per l’amore umano", il passo in cui si legge genericamente il "disordine morale" legato alle "manifestazioni di tipo sessuale che di per sé dispongono al rapporto completo, senza giungere alla sua realizzazione", si riferisce ad una sorta di masturbazione reciproca?).
La ringrazio infinitamente per il suo operato, e per l’aiuto che spero di poter ricevere dalla sua risposta, e che possa a sua volta illuminare altri fidanzati nei miei stessi dubbi.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. anzitutto mi compiaccio per la vostra volontà di giungere al matrimonio astenendovi dalle relazioni sessuali, le quali, per non essere private del loro autentico significato e per non degenerare quasi senza accorgersene in un uso strumentale dell’altro, vanno compiute solo all’interno del matrimonio.
Tuttavia mi pare che, da quanto mi dici, tra di voi vi siano manifestazioni affettive che, sebbene in linea teorica vogliano essere pure, di fatto invece non lo  sono.

2. Come tu stesso rilevi, non siamo fatti a scomparti.
Sicché vi sono manifestazioni affettive che di fatto non possono non produrre un coinvolgimento sessuale (anzi genitale ed erotico) che di fatto costituisce un uso della sessualità al di fuori del progetto del Creatore.
È questo il motivo per cui alcune manifestazioni affettive, che inizialmente non hanno nulla a che fare con la genitalità, sono tipiche e proprie degli sposi.
Tra gli sposi infatti l’inevitabile coinvolgimento erotico viene messo a servizio della relazione sessuale.

3. Alla domanda precisa che mi poni: “A questo punto le chiedo: un’espressione di amore veramente donativo e rispettoso, nella verità, può perdere il suo carattere nobile solamente per la presenza di un coinvolgimento erotico, che risulta in sostanza inscindibile dall’espressione stessa dell’amore?” la risposta è affermativa.
Sì, un atto che è nobile nelle sue motivazioni, può poi degenerare in un coinvolgimento erotico che, sebbene non porti ad una diretta masturbazione reciproca, tuttavia si lascia dominare da conseguenze che sono previste e in qualche modo volute.

4. Fai riferimento al documento Orientamenti educativi sull’amore umano.
Il testo di questo documento dice così: “Si vanno sempre più diffondendo tra gli adolescenti e i giovani certe manifestazioni di tipo sessuale che di per sé dispongono al rapporto completo senza però giungere alla sua realizzazione. Queste manifestazioni della genitalità sono un disordine morale, perché avvengono al di fuori di un contesto matrimoniale” (OE 96).
Da quanto si legge, certamente è esclusa la masturbazione.
Ma se si trattasse solo di questo disordine sarebbe stato più semplice scrivere “giungendo alla masturbazione”. Qui invece troviamo un’affermazione volutamente più generica perché abbraccia altri possibili disordini, come quelli che portano ad una piena soddisfazione erotica fuori del matrimonio e anche fuori dalla masturbazione.

5. Il Concilio Vaticano II ricorda che “il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti” (GS 51).
Quando si prevede che da determinate manifestazioni affettive seguiranno effetti chiaramente disordinati, come l’eccitazione sessuale perfetta al di fuori del rapporto coniugale e dalla masturbazione vicendevole, ci si deve fermare.
La buona intenzione di fatto viene soppiantata da qualcosa d’altro che alla fine prende il sopravvento.

6. Il mio invito pertanto è quello di andare al largo nella castità per puntare alla sua espressione più alta possibile.
Quando il Concilio parla dei rapporti coniugali e di quello che debbono avere per essere secondo il disegno santificante di Dio conclude: “Tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale” (GS 51).
Analogo discorso va fatto anche per i fidanzati, dove la castità peraltro ha una consistenza diversa da quella dei coniugati.
Anche voi dunque coltivate con sincero animo la virtù della castità, che mentre vi aiuta a non essere troppo sicuri del controllo dei vostri impulsi, vi apre a mondi diversi, che vanno esplorati e posseduti, quelli che hanno direttamente a che fare con altre intimità: quella del cuore, della mente e soprattutto della vostra vita in Cristo e dell’esperienza di Lui.
Il vostro sia pertanto un cammino chiaramente impostato verso la santità, come ricorda San Paolo: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).
E ancora: “Vi esorto dunque per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1-2).

Ti ricordo al Signore perché il tuo sia sempre e dovunque un percorso di santificazione.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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