Quesito

gentile padre buona sera.
Perchè Gesù vuole che noi siamo poveri?
Qual è il motivo che c’è alla base? 
grazie mille!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
mi pare di poter dire che Gesù raccomanda la povertà per i medesimi motivi per cui egli stesso volle essere povero.
San Tommaso ne enumera quattro:
“Fu opportuno che Cristo sulla terra vivesse poveramente.
Primo, perché ciò era consono all’ufficio della predicazione, per il quale, secondo le sue parole, egli era venuto in questo mondo: "Andiamo nei villaggi vicini, per predicare anche là: poiché per questo io sono venuto". Ora, i predicatori della parola di Dio, per dedicarsi interamente alla predicazione, è necessario che siano assolutamente liberi da ogni occupazione d’ordine temporale. Il che non è possibile per chi possiede le ricchezze. Per questo il Signore, inviando gli Apostoli a predicare, diceva: "Non prendete né oro né argento". E gli stessi Apostoli ebbero a dire: "Non è bene che noi abbandoniamo la parola di Dio per servire alle mense".
Secondo, perché, egli, come volle subire la morte corporale per darci la vita spirituale, così accettò la povertà materiale per donare a noi le ricchezze spirituali. Ecco in proposito le parole di S. Paolo: "Voi conoscete bene la grazia del Signor nostro Gesù Cristo, il quale si fece povero per voi, pur essendo ricco, per arricchire voi con la sua povertà".
Terzo, perché il possesso delle ricchezze non facesse pensare che la sua predicazione fosse ispirata dalla cupidigia. Ecco perché S. Girolamo dice che se gli Apostoli avessero posseduto ricchezze, "sarebbe potuto sembrare che essi predicavano, non per la salvezza delle anime, ma a scopo di lucro". Lo stesso vale per Cristo.
Quarto, affinché tanto più grande apparisse la sua virtù divina, quanto più spregevole egli appariva per la sua povertà. Per questo negli atti del Concilio di Efeso si legge: "Ha scelto tutto quel che c’era di povero, di vile, di mediocre e di oscuro, affinché fosse reso evidente che a trasformare il mondo era stata la divinità. Per questo egli scelse una madre povera, e una patria ancora più povera: e non aveva denaro. Il presepio te lo dimostra"” (Somma teologica, III, 40, 3).

2. Gesù volle per sé la povertà materiale.
Questa medesima povertà materiale non la esige dai suoi discepoli.
Sappiamo che Lazzaro, al dire di sant’Agostino, era proprietario di un terzo delle case di Gerusalemme. Ebbene, Gesù non gli chiese di donarle a chi le abitava.
Ai suoi Gesù chiede il distacco del cuore, e cioè la povertà spirituale.

3. Applicando le quattro motivazioni sopra riportate alla nostra vita, potrei dire che il Signore ci vuole poveri per quattro motivi.
Primo, perché cerchiamo innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia (la santità) (Mt 6,33) perché tutto il resto ci verrà dato in sopraggiunta.
Le ricchezze invece mettono affanno e ansia di essere sempre più accresciute, sicché facilmente si dimentica l’obiettivo per cui si è stati creati: la santità, che si realizza attraverso la carità, soprattutto verso gli ultimi.
Gesù ha detto: “In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mt 19,23-24).
Secondo, per ricordarci che altre sono le nostre ricchezze: “Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,19-21).
Terzo, perché coloro che non credono e non sono cristiani non cadano nel pericolo di pensare che il comportamento dei cristiani sia ispirato dalla cupidigia, dalla sete del guadagno e non invece dalla salvezza della loro anima.
Quarto, perché appaia davanti a tutti che la forza dei cristiani non deriva dalle loro ricchezze ma da Cristo, che li assiste con la sua virtù divina.

4. Da sottolineare che la povertà non è sinonimo di miseria, ma indica uno stato di vita in cui si vive del proprio lavoro, dignitosamente, secondo lo standard comune di vita.
Scrive San Tommaso: “Coloro che intendono vivere virtuosamente devono evitare sia l’eccesso della ricchezza, che la miseria, in quanto sono occasione di peccato.
Infatti le troppe ricchezze mettono nell’occasione d’insuperbirsi;
e la miseria mette nell’occasione di rubare, di mentire e persino di spergiurare” (Somma teologica, III, 40, 3, ad 1).

5. Inoltre la povertà di cui parla Gesù Cristo non è la povertà subìta, dovuta a ristrettezza economica, a miseria, a emarginazione sociale, ma è una povertà volontaria.
La povertà subìta è lesiva della dignità della persona e costituisce un’ingiustizia contro la quale Dio attraverso i profeti chiede di porre rimedio.
La povertà volontaria invece è virtuosa, è un sacrificio a Dio gradito.
Scrive San Tommaso: “In chi è povero per necessità non si fa grande caso dell’umiltà. Ma in chi è povero volontariamente, come nel caso di Cristo, la povertà è segno della più grande umiltà” (Somma teologica, III, 40, 3, ad 3).

Ti auguro di essere anche in questo un buon discepolo del Signore.
Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo