Quesito

Caro Padre Angelo,
leggevo le parole pronunciate dal Santo Padre durante la conferenza stampa tenutasi nel volo di ritorno dal Messico. Fra le tante domande che gli sono state poste, mi ha particolarmente colpito una che si riferisce all’uso dei contraccettivi da parte di popolazioni che vivono in luoghi dove è presente il virus Zika.
Le riporto qua sotto, così come le trovo sul sito Vaticaninsider:
"L’aborto non è un male minore, è un crimine, è far fuori, è quello che fa la mafia. Per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento. Il grande Paolo VI, in Africa aveva permesso alle suore di usar gli anticoncezionali in una situazione difficile. Ma non bisogna confondere l’evitare la gravidanza con l’aborto, che non è un problema teologico, ma è un problema umano, medico, si uccide una persona, contro il giuramento di Ippocrate. Si assassina una persona per salvarne un’altra, nel migliore dei casi. È un male umano, come ogni uccisione. Invece evitare una gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho citato del beato Paolo VI, questo è chiaro."
Per quanto riguarda l’aborto, tutto nella norma. Ma per quanto riguarda la contraccezione? Si parla di un verosimile conflitto fra il quinto comandamento che ci prescrive di tutelare la nostra salute e la nostra vita, e il sesto, che riguarda la purezza e nel caso specifico l’uso della sessualità aperta alla procreazione. Il papa ci sta forse suggerendo, almeno così mi sembra, che in taluni casi la contraccezione sia lecita? Parlando di "male minore", intende sostenere la possibilità di usare metodi contraccettivi col fine di tutelare la vita e la salute delle persone? Ma il sesto comandamento non è un precetto morale negativo, senza se e senza ma?  Vorrei riportare anche un espressione a lei cara di San Giovanni Paolo II, che ci dice tutt’altro: E Giovanni Paolo II: “La contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata.
Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).
Alessandro

Caro Padre Angelo,
ho letto con molto interesse le dichiarazioni rilasciate dal Papa durante la conferenza stampa al ritorno dal viaggio in Messico. Tuttavia, sono rimasto colpito dal fatto che il Pontefice abbia affermato che la contraccezione non è male assoluto rispetto all’aborto, citando anche l’esempio di Paolo VI, che aveva permesso alle suore in Africa di utilizzare gli anticoncezionali per evitare gli effetti delle violenze perpetrate contro di loro. Comprendo che si sta trattando di situazioni estreme, ma l’effetto mediatico è dirompente, poiché si dà l’impressione che il Papa sia eterodosso. Mi può gentilmente darmi una risposta inerente alla problematica di salvaguardare la morale (la contraccezione è un atto intrinsecamente disordinato e contro natura) e la tutela della vita e della salvezza delle anime con l’azione pastorale? La ringrazio e La affido all’intercessione della Beata Vergine Maria.
Le auguro un santo tempo di Quaresima.
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
rispondo direttamente a te perché sei stato il primo tra i diversi visitatori che alle parole di papa Francesco mi hanno scritto.

1. Vi è un equivoco da dissipare.
È vero che la chiesa condanna la contraccezione, ma si sottintende: la contraccezione coniugale.
In questo senso è esatta e puntuale la citazione del magistero di Giovanni Paolo II che un visitatore mi ha riproposto riprendendola dalle mie risposte: “La contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata.
Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).
E si può aggiungere anche un’altra citazione del medesimo Papa: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro.
Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).

2. Ma nell’esercizio della sessualità fuori del matrimonio non si può mai parlare di vero atto di amore, di donazione.
Si tratta di atti che di per se stessi sono contrari al disegno divino sulla sessualità. Sono atti peccaminosi.

3. Per usare il linguaggio di san Giovanni Paolo II: se sono atti privi di amore quelli compiuti mediante contraccezione all’interno del matrimonio, che cosa si deve dire degli atti compiuti fuori del matrimonio?

4. Allora fuori del matrimonio la contraccezione può limitare i danni di un atto già di suo irresponsabile e gravemente peccaminoso.

5. In questo senso Benedetto XVI nel libro pubblicato da Peter Seevald “Luce del mondo” aveva detto: “Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto quello che si vuole” (pp. 170-171).

6. Il riferimento di papa Francesco relativa a Paolo VI non è del tutto esatta.  Paolo VI non parlò di questi fatti.
Ma ne parlarono i teologi moralisti e anche prima del pontificato di Paolo VI perché le violenze sulle suore furono fatte in Congo nel 1961 nei tempi del pontificato di Giovanni XXIII.
Il pensiero dei teologi fu sintetizzato a quei tempi dal gesuita A. Van Kol, insegnante all’Università Gregoriana, il quale nel primo volume della sua Theologia moralis scrive: “Alla donna che corre il pericolo di essere violentata è lecito impiegare pessari o pillole ormonali per evitare il concepimento” (a. van kol, Theologia moralis, I, p. 446). In latino: “Mulieri quae in periculo est ne stupretur, pessarium vel pillolas  hormonales adhibere licet ad concectionem praecavendam”.

7. In una risposta pubblicata in questo sito io stesso scrivevo il 3 aprile 2007:
3. Fuori del contesto del matrimonio gli atti sessuali sono già viziati in partenza.
Per questo la Chiesa non parla della contraccezione fuori del matrimonio.
Questo però non vuole dire che fuori del matrimonio la contraccezione sia lecita. Perché l’atto in se stesso è immorale. Tu scrivi giustamente: “In altre  parole, se un uomo ha rapporti carnali con una prostituta o comunque con una donna che non è sua moglie, è già nell’illecito; né mi pare che in tal caso l’impiego del preservativo renda tali atti più illeciti e tanto meno il suo mancato uso li renda legittimi o comunque moralmente meno gravi”.
Io andrei addirittura anche un pò più in là e direi che l’uso del contraccettivo, pur non rendendo buona un’azione di tal genere (ci mancherebbe ancora!), tuttavia non la aggrava di un altro peccato, quello di una procreazione extraconiugale. L’atto, già di suo grave e mortale, qui assumerebbe una gravità maggiore perché espone ad una procreazione del tutto irresponsabile. E direi anche che se una persona nella imminenza certa di essere violentata, violenza alla quale resiste anche internamente, prende un contraccettivo, allora non viola la legge di Dio.
L’uso del contraccettivo vuole limitare i danni di un gesto semplicemente empio.
4. Vale anche per il nostro caso l’insegnamento di sant’Alfonso, il quale, dopo aver detto che inter duobus malis nullum est eligendum, e cioè che tra due mali non se ne può scegliere nessuno, afferma che è lecito persuadere a compiere un male minore se l’altro è già determinato a compierne uno più grande (Licitum esse minus malum suadere, si alter iam determinatus fuerit ad maius exequendum). Il motivo è che qui colui che persuade non vuole il male, ma il bene, e cioè la deliberazione di un male meno grave”.
5. Va ricordato ancora, caro …, che il primo criterio che determina la bontà o la malizia morale di un atto è il suo obiettivo intrinseco. Ma questo obiettivo, come già ricordava Giovanni Paolo II, non va inteso semplicemente in senso biologico e materiale, ma nella prospettiva dell’azione di chi agisce.
Per conoscere l’obiettivo intrinseco di una determinata azione e la sua qualifica morale “occorre collocarsi nella prospettiva della persona che agisce… Esso è il fine prossimo di una scelta deliberata, che determina l’atto del volere della persona che agisce” (Veritatis splendor 78).
In altri termini: perché un atto sessuale sia secondo la legge di Dio non è sufficiente che sia aperto alla vita. È necessario esaminare anche se chi lo compie sia una persona sposata, se lo compie nel matrimonio o fuori del matrimonio”.

8. Pertanto, usando le parole di papa Francesco: l’aborto volontario è un male  assoluto. Non è mai lecito.
È sempre l’uccisione deliberata di un essere umano innocente e indifeso.

9. La contraccezione invece non è un male assoluto: o meglio, lo è all’interno del matrimonio, ma non lo è fuori del matrimonio.
Il motivo è che fuori del matrimonio salva il salvabile e rende l’atto, già intrinsecamente peccaminoso per conto suo, non gravato di un altro male: la procreazione irresponsabile.

10. Pertanto le parole di papa Francesco non sono sbagliate.
Inoltre in riferimento al virus Zika il Papa ha detto che è lecito evitare la gravidanza. Ma non ha usato la parola contraccezione.
La si può evitare anche con la castità e con i metodi naturali e cioè con il ricorso ai ritmi infecondi.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo