Quesito

Caro Padre Angelo,
torno a scriverle, e mi scuso se ultimamente la importuno troppo spesso, per proporle un argomento.
1)- Quando Newton affermò che l’universo era simile a un gigantesco meccanismo che funziona secondo modalità rigorose e predeterminate, qualcuno disse (ovviamente a torto) che anche i comportamenti umani erano predeterminati dalle condizioni iniziali e dall’ambiente, quindi l’uomo non era veramente libero.
2)- Poi ci sono state interpretazioni della meccanica quantistica secondo le quali nella materia ci sono fenomeni intrinsecamente casuali (per i quali cioè la casualità non è dovuta a mancanza di conoscenze dello scienziato ma è intrinseca al fenomeno stesso), mettendo in discussione il principio di causa-effetto. Qualcuno disse (anche qui a torto) che anche i comportamenti umani erano originati dal caso, quindi l’uomo non era veramente libero.
Ho scritto che le persone che pensano le cose di cui sopra hanno torto perché sono certo che sia così, sento di essere libero e sento che è stato Dio a farmi e volermi così. Nonostante ciò non saprei formulare dei ragionamenti per tentare di convincere qualcuno che non la pensasse come me, sul Web, visto che ognuno dice la sua e l’argomento è complesso, è difficile capirci qualcosa.
Perciò mi rivolgo a Lei: cosa mi può dire su questo argomento? Ha dei testi da consigliarmi?
La saluto con gratitudine e prometto preghiere,
Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
1. quando si parla di libertà ci si mette su un piano che non è quello della matematica, ma della metafisica.
I due modi di fare scienza (matematica e metafisica) sono fra di loro diversi, perché diverso è l’oggetto.
La matematica ha per oggetto la quantità, e quindi qualcosa che è di ordine materiale, anche se viene misurato con il calcolo.
La metafisica ha per oggetto l’essere e le domande più profonde che l’uomo si pone.
La matematica non può cogliere Dio, perché Dio lo si coglie solo se ci si mette a livello di metafisica.
E come se tu facessi dei ragionamenti ad un cane e gli parlassi della politica internazionale, di economia o anche di religione. Non può capire, perché il cane coglie solo le realtà di ordine sensibile. Non ha gli strumenti per afferrare le realtà spirituali.
Analogamente non si possono fare salti indebiti da una scienza all’altra e, tenendo i criteri della matematica, passare dalla matematica alla metafisica. È chiaro che i conti non possono tornare.
 
2. Per quanto concerne la libertà, le prove della sua esistenza sono quanto mai valide.
La prima è data dalla testimonianza della propria coscienza: ed è la prova che porti tu quando scrivi: “sono certo che sia così, sento di essere libero e sento che è stato Dio a farmi e volermi così”.
Ogni uomo è intimamente certo e consapevole di essere libero, di volere una cosa piuttosto che un’altra. Se una testimonianza così universale e assoluta fosse erronea, bisognerebbe mettere in discussione tutte le altre testimonianze della coscienza, quelle testimonianze in forza delle quali diciamo di stare bene o male, di avere fame o freddo, di volere bene a una persona e via dicendo.
Tu dici: sento che è stato Dio a farmi e volermi così”.
Cartesio diceva la stessa cosa quando affermava che il concetto di essere liberi è innato in noi, perché ogni uomo ne ha piena consapevolezza.
Ora è più giusto il tuo ragionamento piuttosto che quello di Cartesio. Ma la sua affermazione dice molto.

La seconda è data dal consenso universale dei popoli. S. Tommaso scrive: “L’uomo possiede il libero arbitrio: altrimenti vani sarebbero i consigli, le esortazioni, i precetti, le proibizioni, i premi e le pene” (Somma teologica, I-II, 83,1). Questa prassi è sempre stata seguita da tutti i popoli.
Che sentenze esprimerebbero i tribunali quando condannano persone all’ergastolo, se tutti di fatto sono vittime del caso o di non so che cosa?

La terza è data dalla natura razionale dell’intelligenza. Questo argomento, di carattere metafisico, è il più significativo ed è quanto mai persuasivo. Si esprime così: la volontà ha come oggetto il bene che le è presentato dall’intelletto. Ma non ogni bene attrae, perché l’intelletto le fa vedere ciò che vi è di buono e di difettoso, ciò che lo diversifica dagli altri beni, magari migliori, per cui lo presenta sempre come un bene parziale e incompleto. Per questo la volontà non si sente costretta a conseguirlo.
La radice della libertà si trova, dunque, nell’intelligenza razionale dell’uomo.
S. Tommaso afferma che “la radice o la prima origine di tutta la libertà è costituita nella ragione” (De veritate, 24,1). La volontà – di conseguenza – sceglie tra i beni proposti quello che le sembra il più confacente ai suoi bisogni.

3. Ecco, caro Nicola, quello che l’intelligenza di ognuno può afferrare. La nostra intelligenza è capace di conoscere l’essere delle cose.
I matematici colgono la realtà solo sotto un’angolatura. E va bene.
Ma ci sono altre angolature che tutti possono cogliere senza essere matematici.
Ogni matematico dovrebbe essere consapevole che la sua visuale o il suo orizzonte prospettico è uno dei tanti, non l’unico ed esclusivo.

4. Un testo dove puoi trovare qualcosa sulla libertà è il seguente:
S. Pinkaers, Le fonti della morale cristiana: Metodo, contenuti, storia, Milano 1992. In particolare La libertà umana secondo san Tommaso d’Aquino, pp. 444-467.

Spero di aver centrato la tua domanda.
Ti ringrazio, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo