Quesito

Caro Padre Angelo,
riguardo al parto della Madonna, un prete mi ha detto che il nascituro (Gesù) è passato in modo incorporeo (come dopo la risurrezione) attraverso la vagina, senza lacerare l’imene (per questo è rimasta vergine); possibile che Gesù bambino sia passato come un fantasma attraverso un muro? E a questo punto, povera Madonna: senza peccato, sempre vergine, assunta in cielo… Tutti fatti non umani e pure era una creatura umana come noi. Non è che Dio ha fatto “esperimenti”? O siamo noi a castrare la nostra ragione e a immaginare cose assolutamente irreali? Non è più bello pensare che Maria ha partorito come tutte le donne, è stata una brava manna e donna, ed è andata in cielo come tutti i santi?
Ammetto che per i dogmi ho l’intolleranza e a certe storie faccio fatica a credere se non violentando il mio pensiero. Lei, padre, come ha fatto a superare le difficoltà che di certo le avrà creato la sua ragione, il suo libero pensiero?
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
la tua domanda inizialmente mi ha irritato un poco perché non chiedi spiegazioni su una verità di fede (che ti sembra puerile), ma solo come avrei fatto a superare le difficoltà della ragione e il libero pensare.
In ogni caso, ti rispondo ugualmente e in maniera scolastica.

1. Nella S. Scrittura non vi sono affermazioni esplicite sulla verginità nel parto
Vi sono tuttavia diverse allusioni molto significative.
1. La prima è offerta da Is 7,14: “La vergine concepirà e partorirà”, ripreso da Mt 1,23. È vergine sia colei che concepisce che colei che partorisce.
2. Una seconda è data da Lc 2,7: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. L’insistenza su Maria che ha fatto tutto da sola è un indizio molto significativo che il suo parto non fu doloroso, ma miracoloso. Questa è l’interpretazione di molti Santi Padri e teologi antichi e moderni.
3. Ma I. De la Potterie fa riferimento anche a Gv 1,13 con versione al singolare.
La formula “il quale non dai sangui (ουκεξαιματων), ma da Dio è stato generato” (Gv 1,13) suona strana.
Hofrichter (1978 e 1983), dopo aver detto che i sangui designano soltanto il sangue della madre, conclude affermando che la generazione di Cristo è da attribuire a Dio e che in essa la funzione materna è completamente esclusa. Gesù di Nazaret, pertanto, alla stregua di Melchisedec, è “senza padre, senza madre” (Eb 7,3). L’evangelista Giovanni (nell’interpretazione di Hofrichter) verrebbe a negare la reale maternità di Maria verso il Verbo incarnato!
Per spiegare l’apparente anomalia dell’espressione “non dai sangui” I. de la Potterie dice che bisogna risalire alla tradizione dell’AT ebraico, ove il plurale damìm (= sangui) si incontra, fra l’altro, in quattro passi che parlano del parto (Lv 12,5; 12,7; Ez 16,6; 16,19).
I sangui sono le perdite di sangue cui va normalmente soggetta la donna quando partorisce. Esse, secondo la mentalità biblica, rendevano impura la donna.
Conosciuti questi precedenti semantici, il plurale non dai sangui di Gv 1,13 potrebbe spiegarsi così: Gesù è nato senza effusione di sangue. In altre parole, Maria diede alla luce il Verbo incarnato con un parto indolore, non accompagnato da spargimento di sangue.
La stessa convinzione è documentata dalla tradizione della chiesa in maniera impressionante, sia in oriente che in occidente. Già dal sec. II si hanno le testimonianze del Protovangelo di Giacomo (cap. 19-20), dell’Ascensione di Isaia (XI,7-14), delle Odi di Salomone (19,6-10) e di Ireneo (Adversus Haereses IV,33.11).
4. Un altro indizio è dato da Lc 1,35b.
Il testo CEI traduce: “Colui che nascerà, sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.
Ma è possibile tradurre anche così: “Colui che nascerà Santo, sarà chiamato Figlio di Dio”.
‘‘Santo’ comporta l’assenza di contaminazione, anche di quella contaminazione che deriva dal sangue sparso durante il ciclo mestruale o in occasione del parto (Lv 12,2.5; 18,19…).
In Lc 1,35 avremmo allora la seguente connessione:
– il nascituro sarà concepito in virtù dello Spirito Santo;
– precisamente a causa di questa concezione verginale egli nascerà in maniera Santa, sarà cioè partorito verginalmente, senza effusione di sangue da parte della madre;
– come ultima conseguenza di tale concezione e di tale parto Gesù sarà riconosciuto (“sarà chiamato”) come Figlio di Dio.

2. Le testimonianze della tradizione
Alcuni padri e autori medievali trattano della nascita verginale di Cristo connettendola a Lc 1,35. Fra costoro vi sono Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio, l’Ambrosiaster, Gregorio Magno, Ildefonso di Toledo, Beda, Aimone di Halberstadt, la Glossa ordinaria…
Essi definiscono la nascita di Gesù come santa, cioè pura, incontaminata, incorrotta, monda, immacolata. In altre parole, il parto di Gesù avvenne senza quella perdita di sangue che causava l’impurità rituale in ogni partoriente, a norma della tradizione veterotestamentaria.
È interessante ricordare, poi, che secondo il pensiero giudaico, uno dei fenomeni che avrebbero contrassegnato l’era del messia sarebbe stato appunto quello del parto immune da sofferenze fisiche.
La perenne verginità di Maria è simboleggiata dalla triplice stella di cui sono ornate tante immagini mariane, soprattutto dell’oriente.
S. Alberto Magno scrive: “Maria è una stella perché come la stella emette il raggio, così la Vergine genera il Figlio con lo stesso splendore: né la stella viene menomata dall’emissione del raggio, né la madre dal generare il Figlio. Infatti è molto diverso il modo della generazione nell’ambito delle creature del cielo e nell’ambito delle creature di questa terra: gli esseri della terra nella generazione si corrompono, gli esseri del cielo invece no. Per quanti raggi si sprigionino da una stella, la stella non si corrompe né si sente diminuita nella sua luce. Così il Verbo del Padre, raggio ‘‘di eterna luce, candore e specchio senza macchia’ (cfr. Sap 7,26) della luminosità del Padre, diede fecondità alla Madre ma non le tolse la verginità, e perciò non diminuì ma accrebbe la luce della sua dignità. ‘‘Nulla è impossibile a Dio’ (Lc 1,37): Colui che camminò sulle onde del mare senza affondarvi, Colui che uscì dal sepolcro senza infrangere il sigillo della pietra – essa fu ribaltata, come dice il Vangelo (Mt 28,2), da un angelo e non dal Signore -, Colui che si presentò ai discepoli a porte chiuse, poté anche nascere da una Madre vergine senza violarle il pudore verginale. Per questo chiamiamo stella la Vergine Maria” (Trattato sulla natura del bene, cap. 142).

3. Il senso del fatto
Il parto verginale, analogamente agli altri prodigi narrati dai vangeli, è un segno (cfr. Is 7,14 e Mt 1,22-23), e cioè un evento esterno che rimanda ad un ordine di cose più profondo.
San Tommaso presenta un triplice segno della verginità in partu:
1. Poiché colui che nasce è il Verbo di Dio, era conveniente che la sua nascita temporale da una vergine intatta imitasse l’incorruttibilità della sua nascita eterna in cielo dal Padre.
2. È un segno del Dio salvatore. Sarebbe ben strano se Colui che viene a curare i nostri mali e a rendere puri, alla sua nascita contaminasse sua madre! S. Tommaso ricorda che dopo il peccato originale Eva partorì con dolore (Gen 3,16), ma da questa penalità “fu immune la Beata Vergine perché concepì il Salvatore restando incorrotta, lo portò in seno senza pena e lo partorì con gioia: “Germoglierà e genererà con giubilo, cantando piena di gioia” (Is 35,2).
3. Il Verbo incarnato che comanda di onorare il padre e la madre doveva, con la sua nascita incorruttibile, onorare e santificare la propria madre (Somma teologica, III, 28, 2).
Oltre a questo, il parto verginale di Maria possiede una carica profetica: è segno della nostra futura liberazione da ogni genere di sofferenza e menomazione corporale, che affligge e svilisce la persona. La presenza del regno di Dio comporta anche questo (cfr. Lc 11,20).
Inoltre secondo la tradizione della chiesa, il modo col quale il Verbo incarnato uscì dal grembo materno prelude anche al modo col quale egli sarebbe uscito da un altro grembo, il sepolcro. Gesù, infatti, risuscitò lasciando intatti i sigilli della tomba (cfr. Mt 28,2.6), non dovette liberarsi dalle bende funerarie di cui era avvolto (Gv 20,6-7) ed entrò a porte chiuse nel luogo dov’erano radunati i discepoli (Gv 20,19).
Infine Maria appare come il prototipo del nuovo popolo di Dio, poiché in lei si anticipano i tratti essenziali – vergine e madre – della Chiesa, sposa di Cristo. Essa genera e dà alla luce i suoi figli verginalmente.

Mi auguro che le considerazioni che ti ho proposto ti aiutino a guardare più a fondo in una realtà che per i credenti non costituisce certo l’essenza della fede cristiana, ma sicuramente ne è un tratto significativo.
Come vedi, i credenti non castrano la loro mente per aderire alla fede. Semplicemente vanno un pò più in là.

Ti assicuro una preghiera e ti benedico.
padre Angelo