Quesito

Caro Padre Angelo,
ieri sera, parlando con un’amica che è stata abbandonata dal suo fidanzato ad un passo dal matrimonio, dopo 13 anni di fidanzamento, si parlava della convivenza come un passo che va valutato a seconda della persona che lo compie e che, pur non potendo cedere al relativismo imperante, non è possibile generalizzare conferendo la medesima intenzionalità sbagliata tra chi compie questa scelta per mero opportunismo e chi, invece, sulla scorta di una dolorosa storia personale. Mi chiedevo, però, se anche da un punto di vista “laico” sia comunque poco raccomandabile la convivenza, come mancanza di fiducia nel proprio partner o semplice paura e carenza di coraggio nell’assumere una decisione, quella del matrimonio, oggi divenuta quasi “eroica”.
La ringrazio per la cortese risposta,
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. Un fidanzamento che dura 13 anni e poi si sfascia non può che avere conseguenze dolorose.
Non voglio dire che l’esperienza sessuale prima del matrimonio sia l’unica causa che porta allo sfascio del fidanzamento, ma certamente ne è una componente importante.
Mentre sono convinto che la purezza, vissuta secondo i disegni sapientissimi di Dio, porta a vivere l’amore vicendevole in maniera sempre più bella e affascinante.
Capisco l’incertezza esistenziale in cui è rimasta questa tua amica.
Le sono vicino con la preghiera.

2. È vero, poi, che va fatto discernimento tra convivenza e convivenza prematrimoniale.
Ma in generale, a prescindere dalle motivazioni che portano i singoli a questo stato, la convivenza prematrimoniale è un’esperienza intrinsecamente sbagliata.
Essa ha come coefficiente importante l’esperienza sessuale, la quale vuol dire con i fatti che ci si dona all’altro interamente, senza alcuna riserva e che si è dell’altro per sempre.
Ma questa esperienza fuori del matrimonio e attuata attraverso la contraccezione, è doppiamente falsificata.

3. Infatti la contraccezione toglie all’atto sessuale il di più che deve avere per essere un atto di donazione totale: perché non si dona all’altro la propria capacità di diventare padre e madre.
Inoltre l’esperienza sessuale quando non si è sposati è falsificata perché si dice all’altro di essere interamente e per sempre di sua proprietà, mentre si sa che quel sì, che attua questo passaggio di proprietà e che cambia interiormente una persona, non è ancora stato detto.

Inevitabile pertanto che la convivenza prematrimoniale sia un’esperienza sdrucciolevole, che rende tutto sempre più insicuro.
Non può essere una buona prova del matrimonio ciò che in se stesso è falsificato.

4. Come vedi, ho analizzato le cose senza portare motivazioni di fede. Sono rimasto in un ambito accettabile da qualsiasi persona di buona volontà.
Anche per chi non crede in Dio la convivenza prematrimoniale è una strada sbagliata.

Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo