Quesito

Carissimo fra Angelo:
ti auguro prima di tutto una buona e santa Pasqua.
Ricorro ancora una volta alle tue competenti risposte riguardo il seguente quesito.
Ho letto una riflessione sui Consigli Evangelici, che definisce i tre voti dei Religiosi “consacrazione di devozione”, attribuendo tale definizione a Tommaso d’Aquino.
Il santo Dottore, avrebbe usato tale definizione (consacrazione di devozione) per distinguere la consacrazione religiosa dalla consacrazione battesimale.
In effetti il termina devozione significa “offrirsi totalmente e gratuitamente a Dio”.
Allora: come potremmo definire la consacrazione battesimale?
In parte penso che anche la consacrazione battesimale potrebbe essere una consacrazione di devozione, soprattutto se ricevuta nell’età adulta, ove una persona è già cosciente di inserire liberamente la propria vita a Dio che la trasformerà quasi-ontologicamente.
E ancora: anche la consacrazione presbiterale, pur essendo un sacramento, potrebbe definirsi, per certi aspetti, consacrazione di devozione, visto che il candidato a presbitero ha liberamente deciso di offrire se stesso come dono totale a Dio.
Ti ringrazio e ti saluto cordialmente.
fratel Ignazio


Risposta del sacerdote

Caro fratel Ignazio,
1. è vero quello che tu dici: in ogni consacrazione c’è la volontà di dedicarsi a Dio.
Ma qui San Tommaso (se è sua quest’espressione) vuole sottolineare che si tratta di una consacrazione fatta per accrescere l’amore, come analogamente si dice di devozione la confessione fatta solo per peccati veniali.

2. Ciò che specifica le varie consacrazioni è l’obiettivo.
Ma procediamo per gradi.
Per consacrazione s’intende la sottrazione dall’uso profano di una determinata realtà per dedicarla esclusivamente al culto di Dio.

3. Col Battesimo gli uomini vengono consacrati a Dio e deputati a fare della loro vita un’offerta d’amore al Signore.
San Paolo lo ricorda quando scrive: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).

4. Attraverso il sigillo o carattere che ci è stato impresso nel Battesimo siamo diventati tutti sacerdoti, nel senso che offriamo la nostra vita a Dio e la trasformiamo in un perenne atto di amore, di adorazione, di lode, di riparazione e di impetrazione di grazie.
Ma si tratta ancora di una consacrazione generale, che tocca tutti i credenti in Cristo: sposati, religiosi, sacerdoti.

5. All’interno di questa consacrazione generale, che permane in forza del battesimo e che va incessantemente vissuta da tutti, vi sono altre consacrazioni, che potremmo definire speciali a motivo del loro obiettivo particolare.

6. Cristo stesso ha attuato all’interno del popolo cristiano la separazione di alcuni per destinarli ad un particolare compito.
Si legge ad esempio nel Vangelo di Marco che “salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni” (Mc 3,13-14).
Questa nuova consacrazione attua una certa segregazione all’interno del popolo di Dio. Non già per essere separare gli uni dagli altri, ma per essere in mezzo agli altri per svolgere un servizio particolare a nome di Cristo.
È la consacrazione di chi riceve l’ordine sacro, come avviene per i presbiteri o sacerdoti.
Qui il Signore abilita alcuni a particolari funzioni infondendo in loro un nuovo carattere, che è una nuova conformazione a Cristo sommo ed eterno sacerdote.
Mediante questa nuova conformazione i sacerdoti o presbiteri sono deputati ad essere immagine viva di Gesù buon pastore in mezzo al suo popolo e a svolgere in modo particolare il triplice compito di Gesù Maestro, sacerdote e guida dell’umanità.

7. Accanto alla consacrazione dei chierici si potrebbe parlare di un’altra consacrazione per la quale il Signore deputa alcuni (anche se sono la quasi totalità del popolo cristiano) ad un compito particolare: quello dei coniugi, degli sposi cristiani.
Il Concilio Vaticano II dice che il loro amore viene quasi consacrato. Nel Rituale del matrimonio cade il "quasi" e si parla semplicemente di consacrato.
Dunque anche i coniugi cristiani mediante questa consacrazione del loro amore vengono incaricati per un servizio speciale all’interno del popolo cristiano e davanti al mondo: quello di rendere visibile con il loro comportamento come sia fatto l’amore di Dio per l’uomo e di Gesù Cristo per la Chiesa.
Il Signore li abilita a questo compito effondendo in maniera molto larga una grazia particolare.
È la grazia sacramentale del matrimonio.
Il Signore sta accanto ai coniugi cristiani per comunicare loro quella forza fuori dal comune per la quale fedelmente, santamente e con perseveranza sino alla fine possano assolvere ai loro doveri di sposi e di genitori e siano in grado di testimoniare l’instancabile pazienza di Dio nei confronti di ogni uomo. Svolgendo questa loro missione santificano se stessi e santificano i loro figli.
Tuttavia poiché questa consacrazione è comune alla quasi totalità del popolo cristiano, non si parla generalmente di speciale consacrazione. Ma di fatto lo è.

4. Le due consacrazioni o deputazioni di cui si è parlato fanno comprendere come ve ne possa essere una terza: quella delle persone che vengono dette religiose per antonomasia perché si dedicano esclusivamente a Dio scegliendo davanti al mondo lo stesso stile di vita assunto dal Verbo al momento della sua incarnazione.
Cristo ha scelto la povertà. Per dirla con San Paolo "da ricco che era si è fatto povero per rendere noi ricchi mediante la sua povertà” (2 Cor 8,9).
I consacrati e i religiosi col loro stile di vita annunciano quale sia la vera ricchezza: il possesso del Regno di Dio.
Annunciano poi quali siano le vere nozze, quelle che ci attendono per la vita futura, ma che da ognuno devono essere realizzate già di qua. Sono le nozze che introducono dentro di noi la presenza dello Sposo, dell’Amico più caro, più dolce, più ricco e più amabile che si possa pensare. La cui presenza non da mai fastidio, ma è sorgente di continuo gaudio, e di un gaudio quasi paradisiaco.
E annunciano continuamente, sebbene in maniera silenziosa, che il vero Sposo che sazia fino in fondo e non dà mai fastidio è Gesù. E con questo invitano tutti a cercare solo da Gesù quello che nessun marito o nessuna moglie, nessun figlio o nessun genitore può dare.
Infine attraverso l’obbedienza imitano Gesù, il quale da Signore e padrone del mondo, ha voluto avere dei superiori umani, che mediassero per lui quella volontà del Padre per la quale facendosi obbediente fino alla croce ha redento il mondo. In tal modo ha testimoniato quale sia la vera libertà: quella dei figli di Dio, i quali, liberati dalla schiavitù del peccato, possono volare in alto, avvicinarsi a Dio (Es 19,4) ed espiando i peccati di disobbedienza degli uomini insieme con Cristo riscattano i peccatori.

5. Poiché questa consacrazione è motivata da un amore più alto per il Signore e di per sé non è richiesta ad ogni battezzato può essere definita consacrazione di devozione, di amore.
Ma in analogia con la confessione di devozione si può dire che come questa può essere detta di devozione perché trattandosi di soli peccati veniali non è obbligatoria, così questa particolare consacrazione, che non è obbligatoria per tutti, può essere detta di devozione.
Ma questo termine, come tu stesso giustamente hai precisato, può essere esteso ad ogni altra forma di consacrazione.

Colgo l’occasione per augurarti un felice proseguimento di questo tempo di Pasqua, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo