Quesito
Caro Padre Angelo, buongiorno.
Durante la Santa Messa al momento di ricordare i nostri defunti io ricordo alcuni miei parenti o persone che ho conosciuto.
La domanda le rivolgo è questa: perché il suffragio sia valido è necessario che i defunti vengano ricordati nella preghiera del sacerdote con relativa offerta, oppure hanno uguale valore fatti così da me.
La ringrazio. È da molto tempo che mi assilla questo pensiero.
Grazie
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. quando si chiede al sacerdote di far celebrare una Messa per i propri defunti non si intende semplicemente che ricordi il loro nome durante la preghiera eucaristica. In altre parole non gli si chiede di pregare per i defunti dietro relativa offerta.
C’è qualcosa di sostanzialmente diverso.
2. Si tratta infatti di offrire il sacrificio di Cristo, che è stato anche sacrificio perfetto di espiazione per i peccati, anche per quelli delle anime dei nostri cari.
Ora il sacrificio di Cristo in assoluto è l’azione più grande e più meritoria che si possa compiere.
3. Il Santo Curato d’Ars in termini molto semplici diceva che “tutte le opere buone riunite non equivalgono al santo sacrificio della Messa, poiché esse sono opera degli uomini, mentre la Messa è l’opera di Dio. Anche il martirio è niente, in confronto: è il sacrificio che l’uomo fa a Dio della propria vita: la Messa è il sacrificio, invece, che Dio fa all’uomo del Suo Corpo e del Suo Sangue” (A. Monnin, Spirito del Curato d’Ars, p. 80).
4. San Tommaso d’Aquino dice che l’Eucaristia è “il sacramento della passione del Signore” (Commento al Vangelo di San Giovanni, n. 963) perché “contiene in sé il Cristo come vittima” (Ib.).
Da questo deduce come conseguenza che “tutti gli effetti della passione sono anche effetti di questo sacramento” (Ib.).
Pertanto la celebrazione della Messa consegue infallibilmente il suo effetto anche se il sacerdote non pronuncia il nome del defunto.
La menzione del nome è importante perché ravviva in tutti la comunione con il defunto, ma non tocca la validità della Messa.
5. L’offerta non viene data al sacerdote perché preghi per lui, ma perché offra la Messa per lui.
L’offerta, che è più consistente di quella che comunemente si dà al momento dell’offertorio, ha il significato di unirsi con un sacrificio personale al sacrificio di Cristo.
Si tratta pertanto di una unione più intima e più meritoria.
Questo è così vero che i fedeli che fanno celebrare la Santa Messa sentono che quella è la loro Messa.
Sebbene l’espressione non sia corretta, perché il sacrificio di Cristo è stato offerto per tutti, tuttavia è pur vero che il sacerdote come ha il potere di celebrare la Messa, così ha il potere anche di destinarne alcuni frutti particolari per determinate persone. Cristo gli ha messo in mano il suo sacrificio.
6. Pertanto non c’è atto di suffragio più grande che si possa fare per i defunti quanto la celebrazione della Messa.
La motivazione è quella ricordata dal Santo Curato d’Ars: perché non si tratta di un’azione umana, ma di un’azione divina.
Per questo la preghiera di qualsiasi fedele non eguaglia il valore di una Messa.
7. Se si trattasse solo di far pregare il sacerdote, glielo si può chiedere in qualunque momento senza alcuna offerta. Se si vuole, anche con l’offerta.
Ma è tutta un’altra cosa dal far celebrare la Messa.
Se vuoi un consiglio, fai celebrare molte Messe per i tuoi cari. Ti accorgerai anche di questo: che l’offerta con cui l’accompagnerai torna tutta indietro a tuo beneficio. Porta beneficio ai defunti e porta beneficio anche ai vivi.
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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