Quesito
buonasera carissimo padre Angelo,
ho letto sul manuale di teologia dogmatica di Ludovico Ott che “mediante la morte in croce Cristo ci ha riconciliato col Padre”. Tuttavia, le vorrei chiedere: è possibile sostenere che la redenzione in teoria (non di fatto) sarebbe stata possibile anche semplicemente con l’atto di sottomissione che Cristo-uomo ha rivolto al Padre nel momento stesso dell’Incarnazione, oppure si tratterebbe di una posizione eretica?
Lo chiedo perché, se non ricordo male, è quanto sostiene la venerabile suor Maria d’Agreda ne “La mistica città di Dio”
Grazie, ogni benedizione nel Signore.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. sì, con un solo atto di amore Gesù avrebbe potuto ottenere la salvezza dell’umanità, perché il minimo atto di amore che scaturiva dal suo cuore aveva un valore infinito poiché derivava dalla persona del Verbo che lo comandava.
Ed era nello stesso tempo un atto sufficiente per compiere la redenzione di tutti gli uomini perché si sarebbe trattato di amore umano e pertanto capace di essere compiuto a nome di tutta umanità.
Pertanto con la sua stessa incarnazione Gesù Cristo ci ha liberato da ogni male.
La Chiesa lo riconosce nella sua liturgia cantando nelle litanie dei santi: “Per la tua incarnazione liberaci (salvaci) Signore”.
2. Ma se la redenzione l’avesse compiuta in tal modo, come avrebbe potuto l’umanità conoscere la grandezza dell’amore di Dio che si manifesta nel farci conoscere la nostra vocazione, il nostro destino e imparare ad amare da lui?
Per farci conoscere il suo amore e insegnarci a non avere paura di lui non si è accontentato di farsi bambino e di stare familiarmente con gli uomini, ma ha voluto andare molto più in là. Ha voluto amare gli uomini “fino alla morte di croce” (Fil 2,8).
3. San Paolo dice chiaramente: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù” (Ef 2,4,7).
Come avrebbe potuto indicarci l’obiettivo della risurrezione finale se non fosse morto, risorto e asceso al cielo?
4. Per questo Gesù ha detto: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15).
San Tommaso si interroga: perché bisogna? Perché è necessario?
Subito dopo spiega che una realtà può essere necessaria in forza della sua natura, come ad esempio è necessario che un cuore pulsi perché l’organismo viva.
Oppure può essere necessario come mezzo in ordine al fine, come ad esempio che per scrivere ci sia uno strumento su cui scrivere.
Ebbene, dice San Tommaso, per la redenzione in quanto tale “non poteva essere necessaria la passione di Cristo, né da parte di Dio né da parte dell’uomo” (Somma teologica, III, 46, 1).
E “in senso assoluto si deve dire che a Dio era possibile attuare la redenzione umana in un modo diverso dalla passione di Cristo: poiché nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37)” (Ib., III, 46, 2). Sarebbe stato sufficiente un suo atto di volontà. La sua sola incarnazione sarebbe già stata sufficiente per compierla.
5. “Era invece necessaria secondo la necessità del mezzo al fine. E ciò risulta da tre considerazioni.
Primo, considerandola dal lato di noi uomini, che da essa, come dice il Vangelo, siamo stati redenti: “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,14). (era necessario che noi vedessimo quanto Dio ha fatto per noi).
Secondo, considerandola in Cristo medesimo, il quale con l’umiliazione della passione doveva meritare la gloria dell’esaltazione. Di qui le parole evangeliche: “Cristo doveva patire tali cose e così entrare nella sua gloria” (Lc 24,26).
Terzo, considerandola da parte di Dio, il cui decreto circa la passione di Cristo era stato preannunziato dalle Scritture e prefigurato nelle osservanze dell’Antico Testamento. Di qui le altre affermazioni evangeliche: “Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stato stabilito” (Lc 22,22); “Questi sono i discorsi che io vi facevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi” (Lc 24,44); “Sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dei morti il terzo giorno“” (Ib., v. 46).
Quest’ultima motivazione è importante: la redenzione poteva essere compiuta in altro modo, ma il Padre ha decretato così. Per cui ha ragione il teologo che hai citato.
6. Ulteriormente San Tommaso afferma che “se Dio avesse disposto diversamente, cioè di liberare l’uomo dal peccato senza qualcuna riparazione, non avrebbe agito contro giustizia. Infatti solo il giudice che è tenuto a punire le colpe commesse contro gli altri, ossia contro un altro uomo, o contro lo stato, oppure contro un magistrato superiore, non può, salva la giustizia, condonare la pena o la colpa. Ma Dio non ha superiori, essendo egli il bene supremo e universale di tutto l’universo. Perciò, se egli perdona il peccato, il quale è una colpa proprio in quanto si commette contro di lui, non fa torto a nessuno: come del resto non agisce contro la giustizia, ma fa un atto di misericordia, chiunque perdoni un’offesa personale senza nessuna riparazione. Per questo Davide nel chiedere misericordia diceva: “contro te solo o peccato (Sal 50,6) come per dire: Tu puoi perdonarmi senza ingiustizia” (Ib., III 46,3, 3).
7. Dio ha scelto il mezzo della passione perché “un mezzo è tanto più adatto per raggiungere un fine, quanto più numerosi sono i vantaggi che con esso si raggiungono in ordine al fine. Ora, la passione di Cristo, oltre a redimere l’uomo dal peccato, ha procurato molti vantaggi per la salvezza dell’umanità.
Primo, perché da essa l’uomo viene a conoscere quanto Dio lo ami, e viene indotto a riamarlo: e in tale amore consiste la perfezione dell’umana salvezza. (…).
Secondo, perché con la passione Cristo ci ha dato l’esempio di obbedienza, di umiltà, di costanza, di giustizia e di tutte le altre virtù, che sono indispensabili per la nostra salvezza. (…).
Terzo, perché Cristo con la sua passione non solo ha redento l’uomo dal peccato, ma gli ha meritato la grazia giustificante e la gloria della beatitudine.
Quarto, perché mediante la passione è derivata all’uomo un’esigenza più forte di conservarsi immune dal peccato, secondo l’ammonizione di San Paolo: “Siete stati ricomprati a gran prezzo: glorificate e portate Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,20).
Quinto, perché con essa fu meglio rispettata la dignità dell’uomo: in modo cioè che, come era stato l’uomo ad essere ingannato dal demonio, così fosse un uomo a vincerlo; e come un uomo aveva meritato la morte, così fosse un uomo a vincere la morte col subirla” (Ib., III, 46, 3).
Con l’augurio di conseguire tutti i vantaggi derivante dalla passione del signore, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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