Quesito

Caro Padre Angelo,
torno nuovamente a disturbarla.
In questi giorni mi sono imposto di aumentare la preghiera di un mistero al giorno in più ma con mia gioia non ho trovato alcuna difficoltà ad effettuare la recita completa della corona. Spero non sia dovuto ad uno stato di ansia che mi pervade in questo periodo, trovo sollievo nella preghiera.
Il problema nasce dalla meditazione del mistero. Ho letto tutti i suoi scritti a disposizione sul sito ed è chiaro che l’intero Rosario è meditazione.
Io abitudinariamente enuncio il mistero, ripeto a memoria un passo della scrittura e cerco di meditare un po’ per poi iniziare la recita delle Ave Maria, ma mi rendo conto di sbagliare.
Se ho tempo di sedermi con calma, da solo, riesco a mantenere una concentrazione maggiore, ma quando per esempio recito la mattina mentre mi reco a piedi a lavoro presso la mia cascina ho difficoltà a concentrarmi sul mistero perché non posso chiudere gli occhi, anche se il tragitto è sufficientemente lungo per recitar 3 misteri.
La cosa che più mi preoccupa è la meditazione stessa, mi soffermo su un’immagine fissa, ricordando un po’ le formelle dell’altare del Rosario della mia parrocchia che raffigurano i misteri. Però è un’immagine fissa e non è un’immersione nel mistero stesso.
Può comunque andar bene?
Come per la recita verbale delle Ave Maria che consiglia per non aver il pensiero che salta qua e là? C’è qualche “trucco” o consiglio per immergersi meglio nella contemplazione del mistero?
La ringrazio.
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. sono contento di essere stimolato a parlare del Rosario con la speranza di rientrare tra quelli di cui è stato detto: “Chi propaga il Rosario sarà salvo. È promessa di Maria”.
Queste parole le sentì ripetere Bartolo Longo attraverso forma di locuzione mentre si trovava nella piana di Pompei.
A queste parole Bartolo Longo replicò: “Se è vero che Tu hai promesso a San Domenico che chi propaga il Rosario si salva, io mi salverò perché non uscirò da questa terra di Pompei senza aver qui propagato il tuo Rosario!”.

2. Sono contento che reciti il Rosario, ripetendo un versetto nel Vangelo e poi tenendo davanti alla mente la scena del mistero riprodotto nella tua chiesa.
Quelle formelle attorno alla Madonna del Rosario sono state messe apposta per aiutare i fedeli a ricostruire la scena e a riviverla.

3. Ricordo ancora una volta come va recitato il santo Rosaria secondo la tradizione dei domenicani, che sono stati scelti dal Cielo per propagare questa bella preghiera all’interno del popolo cristiano.
Tre sono le cose che si dovrebbero fare subito dopo l’enunciazione del mistero.
La prima consiste nella ricostruzione dell’evento enunciato nella persuasione che Gesù non si limita a farcelo vedere, ma vuole viverlo con noi, come da protagonisti.
La seconda consiste nel rendere grazie per l’evento compiuto da Gesù.
La terza nel domandare grazie in virtù dei meriti che Gesù ci ha procurato con quell’evento.

4. Riconosco che non è facile soffermarsi sulla scena e riviverla da protagonisti.
Il motivo è che la contemplazione richiede la “quies animi”, la quiete dell’anima.
E tale quiete non si riesce ad improvvisarla da un momento all’altro nel medesimo modo in cui le acque agitate di un lago non si placano all’istante.
Siamo sempre tanto presi dai nostri pensieri, da quello che dobbiamo fare, da ciò che dobbiamo dire, preparare, affrontare…
Questa iniziale difficoltà non ci deve scoraggiare. La consapevolezza di prendere in mano la corona e di iniziare a recitarla perché piace al Signore e piace alla Madonna è già un motivo sufficiente per andare avanti.

5. Mi chiedi se esista un trucco per non disperdersi e non saltare in continuazione di qua e di là.
Sì, il trucco c’è, se è permesso parlare in questi termini.
È il trucco di cui mi servo io stesso e consiste nell’andare subito al secondo passaggio o anche al terzo.
Così, dopo aver enunciato il mistero senza alcuna pausa secondo la tradizione domenicana, iniziando subito a ringraziare il Signore per l’evento menzionato.
Questo ringraziamento mi riempie di gioia e nello stesso tempo ravviva lo stupore. Perché succede sempre così quando si ringrazia. Si torna sull’oggetto per cui si ringrazia, ce se ne compiace, se ne mette in evidenza qualche caratteristica.
Poi si ringrazia per il pensiero, per l’amore che manifesta, per l’utilità del dono.
Il grazie viene sempre espresso con gioia ed è ricevuto con piacere.
Sono sempre molto belli i momenti in cui si ringrazia e si riceve il grazie.
Ebbene, io faccio la stessa cosa nei misteri del Rosario.
E, senza accorgermene, attuo la contemplazione.
Questo è il primo trucco.

6. Il secondo trucco è la terza cosa che siamo chiamati a fare con la preghiera del Rosario: si domandano grazie accompagnandole con i meriti che Cristo ci ha acquistato con l’evento menzionato.
Allora domando grazie per me, per quello che devo fare, per quello che devo dire, per quello che devo preparare, per gli eventi che devo realizzare.
Domando grazie per me e anche per le persone che mi stanno a cuore. Le domando in generale e in particolare.
Così pure domando per la Chiesa e per il mondo.
Ad esempio, oggi, recitando i misteri gloriosi, nel secondo mistero ringraziavo il Signore per la benedizione che ha dato agli apostoli nel giorno della sua ascensione (cfr.Lc 24,51). È una benedizione che si rinnova ogni volta che arrivo a questo mistero.
San Paolo in Ef 4,8, riprendendo il versetto di un salmo, dice che salendo in alto Cristo “ha portato con sé prigionieri e ha distribuito doni agli uomini”.
Allora pensavo ai doni che potevo chiedere al Signore per me e per tante persone in generale e in particolare.
Così facendo rimango sempre nel mistero, mi distraggo di meno, il tempo passa in fretta e non si è ancora finito di ringraziare e di domandare che è già finita la decina e se ne comincia un’altra.
Ecco i trucchi che mi sono venuti spontanei. Mi giovano tantissimo.

7. Prima di concludere, desidero soffermarmi sulla prima cosa che hai detto: talvolta ti riprometti di recitare una decina e per il senso di sollievo e di pace che provi, senza difficoltà vai avanti e decidi di recitarne un’altra. Poi per il gaudio sottile che ti accompagna, decide di concludere con le altre tre e così reciti tutta la corona.
Questo non capita solo a te. È un’esperienza un po’ comune perché il Rosario è una preghiera che porta pace, serenità, sollievo nell’anima. E come un mettersi tranquilli dopo tanta agitazione.
Credo che sia anche per questo che chi comincia a dire Rosario non riesce più a staccarsene.
Talvolta non ci si accontenta di una corona, ma si va avanti e avanti.
In una parola capita di fare per il Rosario ciò che san Giuseppe Benedetto Cottolengo aveva detto una volta ad una nobildonna che era andata da lui per una commissione da parte di sua maestà la regina e che si era un po’ stizzita perché il Cottolengo continuava nella sua preghiera dopo la Messa.
Quando il Cottolengo si rese disponibile, la nobildonna gli manifestò in agrodolce la sua impazienza.
Il Cottolengo le rispose che era in udienza da una maestà ancora più grande e poi aggiunse: “Sa, io poi fo’ come quei bevitori che dopo averne preso un quarto, ne prendono un altro e poi un altro ancora…”.
In altre parole non riusciva a distaccarsi dalla sua comunione con il Signore.
Con la speranza che questi trucchi possano giovare anche a te e con l’augurio di ricevere molte grazie dal Cielo mentre reciti il Rosario, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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