Dopo anni di latitanza dalla chiesa e dalla vita cattolica mi sono convertita grazie alla Madonna e ad un vero terrore dell’inferno

////Dopo anni di latitanza dalla chiesa e dalla vita cattolica mi sono convertita grazie alla Madonna e ad un vero terrore dell’inferno

Dopo anni di latitanza dalla chiesa e dalla vita cattolica mi sono convertita grazie alla Madonna e ad un vero terrore dell’inferno

Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo su un argomento che credo sia stato ampiamente trattato ma sul quale ho ancora dei dubbi.
Dopo anni di latitanza dalla chiesa e dalla vita cattolica mi sono convertita grazie alla Madonna e ad un vero terrore dell’inferno.
Cosa bisogna realmente fare per evitare di finire all’inferno?
Io vado a messa tutte le domeniche, dico le preghiere alla mattina e alla sera (e cerco anche di ringraziare il Signore per le cose piccole ma belle che ci sono state e che tante volte diamo per scontato come l’amore dei nostri cari) tutte le sere recito il santo rosario meditando i misteri e leggo la Bibbia (ho iniziato con il Nuovo Testamento come consigliatomi dal sacerdote) il sabato vado a confessarmi e recito il santo rosario comunitario.
Lo faccio con gioia perchè sento che è giusto che io lo faccia e non per senso del dovere.
So che il santo rosario è un’arma potente contro l’inferno.
E’ abbastanza questo? Che altro bisogna fare?
Glielo chiedo perchè ho qualche dubbio sulla carità, sull’amare il prossimo.
Aiuto in maniera monetaria una onlus per i poveri ma è sufficiente?
Tante volte mi rendo conto di essere insofferente agli atteggiamenti del prossimo, mi indispettiscono, mi portano ad avere una considerazione di loro piuttosto bassa, porgere l’altra guancia è difficilissimo.
Ci sto lavorando ma ammetto che al giorno d’oggi è quasi una missione impossibile, troppi fattori entrano in gioco.
Potrei andare all’inferno per la mia poca carità se non mi ravvedo?
Ha qualche buon consiglio da darmi per il mio riavvicinamento a Dio?
La ringrazio moltissimo della risposta che vorrà darmi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la condizione essenziale per salvarsi e pertanto per non finire all’inferno consiste nel vivere in grazia di Dio.
La grazia a sua volta è uno stato di amicizia con Dio che porta la sua presenza personale dentro il cuore.

2. Gesù ha detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Ci si trova privi della grazia quando si contraddice la volontà di Dio. È il peccato mortale.

3. Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 1,21).
Ugualmente la Sacra Scrittura afferma: “Chi dice: «Lo conosco» (e cioè lo amo, n.d.r.), e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità” (1 Gv 2,4).

4. Tutte le pratiche che fai sono buone e molto utili per ravvivare e accrescere la grazia.
Se posso darti un consiglio: non tornare indietro da quello che stai facendo.
Tieni presente ciò che dicevano i Santi Padri e cioè che nella vita spirituale non progredire è regredire (non progredi, regredi est).
E portavano questa motivazione: noi siamo come una barchetta posta  sulle acque del torrente, chiamati a salire a ritroso. Fermarsi è la stessa cosa che essere trascinati giù dalla corrente.

5. Non mi meraviglio che all’inizio della tua vita cristiana tu sia ancora abbastanza dominata dal timore di andare all’inferno.
Per molti la paura di andare all’inferno è stata il punto di partenza della loro conversione.
Lo fu ad esempio per Santa Teresa d’Avila, la quale nella sua autobiografia scrive: “Un giorno mentre ero in orazione, mi trovai ad un tratto trasportata tutta intera nell’inferno, senza saper come. Compresi che Dio mi voleva far vedere il luogo che i demoni mi avevano preparato, e che io mi ero meritato con i miei peccati. Fu una visione che durò pochissimo, ma vivessi anche molti anni, mi sembra di non poterla affari dimenticare” (Ib., XXXII, 1).
La Santa poi prosegue: “Rimasi spaventatissima e lo sono tuttora mentre scrivo, benché siano già passati quasi sei anni, tanto da sentirmi agghiacciare dal terrore qui stesso dove sono. Mi accade intanto che quando sono in qualche contraddizione o infermità, basta che mi ricordi di quella visione perchè mi sembrino subito da nulla, persuadendomi che ce ne lamentiamo senza motivo.
Questa fu una delle più grandi grazie che Dio abbia fatto, perchè mi ha giovato moltissimo non meno per non temere le contraddizioni e le pene della vita che per incoraggiarmi a sopportarle, ringraziando il Signore di avermi liberata da mali così terribili ed eterni come mi pare di dover credere.
D’allora in poi, come dico, non vi fu travaglio che non mi sia apparso leggero in paragone di un solo istante di quanto là avevo sofferto, e mi meraviglio avendo letto tanti libri sulle pene dell’inferno, non ne facessi caso, né le temessi. Cosa pensavo? Come potevo compiacermi di ciò che mi avrebbe condotta in quel luogo? Siate per sempre benedetto, o mio Dio! Sì, mi amavate assai di più di quanto mi amassi io! E quante volte mi avete liberata da quel carcere spaventoso! Quante volte invece io son tornata a rimettermi contro la vostra volontà!” (Ib., XXXII, 4-5).

6. Poiché molti in questo periodo ricordano Lutero, giova ricordare che cosa a suo tempo ha scritto Santa Teresa: “Da questa visione mi venne una pena grandissima per la perdita di tante anime, specialmente di luterani che per il battesimo erano già membri della Chiesa, e desiderai grandemente di lavorare per la loro salute, sino a sentirmi pronta a sopportare mille morti pur di liberarne una sola da quei terribili supplizi.
Faccio spesso questa considerazione: Se vediamo una persona amica in mezzo a grandi prove e dolori, sembra che la stessa natura ci spinga a compassionarla sino a sentire pur noi le sue sofferenze proporzionatamente alla loro intensità. Ora, come si può reggere a vedere un’anima condannata per l’eternità al maggiore dei supplizi? Nessun cuore può sopportarlo senza sentirsene straziato. Se siamo presi da compassione per i dolori di questo mondo, che dopo tutto hanno un termine se non altro con la morte, perché mostrarci indifferenti innanzi a tormenti che dureranno in eterno e innanzi al gran numero di anime che ogni giorno il demonio trascina con sé nell’inferno?” (Vita, XXXII, 6).

7. Sono convinto però che il Signore ti farà crescere nella vita spirituale.
Allora non sarà più il timore dell’inferno a spingerti a salire sempre più in alto, ma l’amore per il Signore.
Quando sentirai che Dio è in te e tu in Dio comprenderai bene le parole di Gesù: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre” (Gv 20,28-29).
Unita al Signore in questo modo, non avrai più paura del tuo avversario e e neanche dell’inferno.

Ti ringrazio per quanto hai scritto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo