A causa dello stress del lavoro, non sono più capace di avere quella vita spirituale che avevo un tempo; che cosa posso fare?

////A causa dello stress del lavoro, non sono più capace di avere quella vita spirituale che avevo un tempo; che cosa posso fare?

A causa dello stress del lavoro, non sono più capace di avere quella vita spirituale che avevo un tempo; che cosa posso fare?

Quesito

Gentile padre Angelo buongiorno.
Oggi desidero porle un quesito in materia di crescita spirituale. Il problema che mi trovo ad affrontare è questo: a causa dello stress del lavoro, non sono più capace di avere quella vita spirituale che avevo un tempo. Durante gli anni universitari, avevo molto tempo per meditare e contemplare, (considerando che ho studiato filosofia ne ho avuto anche gli strumenti). Da quando lavoro in azienda invece, le mie attenzioni mentali ed emotive sono tutte concentrate sul raggiungimento degli obiettivi, sulla preoccupazione del non farcela, sul timore che le cose vadano male ecc..
Non è che io non abbia il tempo per dedicarmi alle cose di Dio, è che la mia mente ha perso la capacità di vivere distaccata, assorbita ormai nelle cose del mondo. Anche quando tento di pregare, la mia mente ritorna sempre alle preoccupazioni del lavoro. Tutto ciò mi ha reso inoltre estremamente ansioso ed aggressivo, quando un tempo ero calmo e pacato.
Le chiedo un consiglio per tornare a vivere come prima, e, in particolare, una preghiera perché la grazia di Dio non mi abbandoni mai nella vita, e la morte non mi colga lontano da essa.
Io dal canto mio la ringrazio di cuore per il servizio da lei svolto, nella speranza che Dio la conservi sempre nello spirito di andare avanti.
Con affetto
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. leggendo la tua mail il mio pensiero è andato d’istinto a Pier Giorgio Frassati, anzi al beato Pier Giorgio Frassati.
Non era ancora un professionista come te, ma studente all’università.
Era però impegnato in una miriade di attività, quasi tutte di carattere assistenziale, ma anche di impegno politico e sociale.
Forse si era accorto da se stesso che c’era il pericolo di un grande attivismo, ma non correlato con una parallela vita spirituale.
Per questo chiese la regola del Terz’Ordine domenicano. Vi rifletté per circa un anno e poi prese la decisione di diventare terziario.
Aveva capito di aver bisogno di uno strumento che lo tenesse sempre unito alla sorgente: Gesù Cristo.

2. Nel Terz’Ordine domenicano ha trovato che uno degli aiuti di cui aveva bisogno era proprio questo: che tante pratiche che già svolgeva di spontanea iniziativa ricevessero l’assunzione permanente di impegno. Che diventassero per lui regola di vita.
Una regola che riceveva come dono di Dio e come risposta ad una esigenza interiore.
Così la pratica della partecipazione alla Messa quotidiana o per lo meno della Santa Comunione e la recita del Santo Rosario non erano più un impegno solo personale.
Ma costituivano uno stile di vita che assumeva insieme ad altri e che lo faceva diventare apostolo con la sua stessa vita cristiana prima ancora che con la parola e con le varie iniziative.

3. Un secondo aiuto che ha ricevuto era costituto da altre pratiche proprie dell’Ordine, come la recita quotidiana dell’Officium parvum Beatae Virginis Mariae, gli incontri mensili di fraternita che erano sempre di carattere spirituale e non organizzativo, insieme con lo stimolo a coltivare la formazione dottrinale e spirituale.
Per questo si era dato premura di leggere le Confessioni di sant’Agostino e le lettere di San Paolo.
Nell’anno della sua morte (1925) tra i vari impegni c’era anche quello di avvicinarsi alla Somma teologica di san Tommaso d’Aquino.

4. Non ti ho detto questo perché tu diventi terziario domenicano.
Ma per dirti che anche tu puoi fare tutte queste cose.
Te le puoi prendere come regola personale, come impegno da verificare di quando in quando col tuo confessore.

5. Certo, essere terziario è un’altra cosa perché oltre alle pratiche descritte c’è quella comunione di beni spirituali, di preghiere, di meriti, che costituisce una vera ricchezza e conferisce nello stesso tempo un senso particolare di appartenenza.
In poche parole, si tratta di una grazia ulteriore. È come entrare in un’altra famiglia e sentirtene figlio.
Ma questo non ti impedisce di fare tutte queste cose e dare così un’anima alla tua anima e alla tua vita interiore.

Ti assicuro volentieri la mia preghiera perché il Signore – come chiedi – non ti abbandoni mai e perché Dio possa abitare sempre nel tuo cuore e tu, a tua volta, nel cuore di Dio.
Ti benedico.
Padre Angelo