Quesito
Gentile padre Bellon,
La ringrazio per la risposta al mio precedente quesito. Volevo chiederle due cose:
1. È vero che nei primi secoli del Cristianesimo la Messa era celebrata solo la Domenica e nelle Feste? Perché?
2. Quando venne introdotta la pratica della Messa quotidiana?
Cordialmente
Mattia
Risposta del sacerdote
Caro Mattia,
1. dagli Atti degli Apostoli risulta che i credenti “erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case” (At 2,42-46).
2. La Bibbia di Gerusalemme commenta: “L’espressione per sé richiama un pasto ebraico, nel quale chi presiede, prima di dividere il pane, pronuncia una benedizione. Ma nel linguaggio cristiano si intende il rito eucaristico”.
3. Nelle varie narrazioni dell’istituzione dell’eucaristia viene usato proprio questo linguaggio: “Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me” (Lc 22,19).
San Paolo usa questo linguaggio: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me” (1 Cor 11,23-24).
Dice ancora: “E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (1 Cor 10,16).
4. Fin dall’inizio si fa riferimento alla celebrazione dell’eucaristia nel primo giorno della settimana, nel giorno che verrà chiamato “il giorno del Signore” (Ap 1,10) perché è il giorno della sua risurrezione.
Tuttavia At 2,46 dice che tutti i giorni spezzavano il pane.
Sicché fin dall’inizio si cominciò a celebrare quotidianamente l’eucaristia.
Il biblista Marco Sales sottolinea che gli apostoli da subito attuarono il comando del Signore: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19).
5. Benedetto XVI ha legato la comparsa del celibato ecclesiastico proprio in riferimento all’eucaristia celebrata in maniera regolare e anzi giornaliera.
Si sa che i sacerdoti dell’Antico Testamento, prima di compiere il rito della sostituzione dell’incenso, dovevano rimanere casti almeno nei tre giorni precedenti.
Per i sacerdoti del Nuovo Testamento, in cui non c’è semplicemente da rinnovare un rito, ma di rendere presente Gesù Cristo con il suo sacrificio e di comunicarsi con Lui, si sentì l’esigenza di una astinenza permanente. Di qui il sorgere del celibato sacerdotale che fu sentito come un’esigenza prima ancora che fosse fissato come precetto.
6. Ecco le sue testuali parole: “A causa della celebrazione eucaristica regolare, o in molti casi giornaliera, per i sacerdoti della Chiesa di Gesù Cristo la situazione era radicalmente cambiata.
Tutta la loro vita è in contatto con il mistero divino ed esige così un’esclusività per Dio la quale esclude un altro legame accanto a sé, come il matrimonio, che abbraccia l’intera vita.
Sulla base della celebrazione giornaliera dell’eucaristia, e sulla base del servizio di Dio che essa includeva, scaturì da sé l’impossibilità di un legame matrimoniale.
Si potrebbe dire che l’astinenza funzionale si era trasformata da sé in un’astinenza ontologica.
In questo modo la sua motivazione e il suo senso erano mutati dall’interno e in profondità. (…).
Così la capacità di rinunciare al matrimonio per essere totalmente a disposizione del Signore è divenuto un criterio per il ministero sacerdotale” (R. Sarah con Joseph Ratzinger Benedetto XVI, Dal profondo del cuore, pp. 39-41).
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