Quesito

Caro Padre Angelo,
sono Teo.
Volevo porre alcune domande sperando di riceverne da Lei delle risposte esaurienti.
Da dove vengono tutti quei paramenti liturgici che indossa il sacerdote cattolico? Anche gli apostoli quando celebravano l’eucaristia vestivano con la stola, la casula e gli altri paramenti?
La saluto e spero di avere chiarimenti da Lei.
Iddio La benedica.
Teo


Risposta del sacerdote

Caro Teo,
1. Gli apostoli non indossavano alcuna veste che li distinguesse né nella vita civile né nelle celebrazioni sacre.
Le prime testimonianze sull’uso di vesti sacre risalgono all’inizio del 200 e cioè all’inizio del terzo secolo.
Clemente d’Alessandria consiglia un abito speciale per la preghiera.

2. Alla fine del 300 e cioè del IV secolo, San Gerolamo si appoggia sull’Antico Testamento per raccomandare l’uso di vestiti speciali per celebrare i misteri
sacri
.
Durante lo stesso secolo, si accentua qua e là l’uso di vestiti splendenti perché anche con questi segni sia visibile che la liturgia che si celebra sulla terra è un riflesso della liturgia che si celebra in cielo.
Vi sono insegne speciali per i vescovi che portano l’omophorion e per i diaconi che indossano l’orarium.
Non per nulla gli orientali chiamano la Messa la Divina Liturgia.

3. Anche a Roma, dove non si vuole nessuna singolarità nel vestito, e dove Celestino I scrive che
«i vescovi devono distinguersi dal popolo per la dottrina e non per i vestiti», si crea a poco a poco un abito liturgico.
Il pallio, la dalmatica, la «mappula», i «campagi» sono considerati e rivendicati come insegne proprie del papa e del suo clero.
Un decreto, riportato dal Liber
Pontificalis sotto il nome di Stefano I, ci informa che al principio del VI secolo «i sacerdoti
non devono servirsi dei vestiti sacri che in chiesa».
Quindi a Roma c’erano al principio del 500 (VI secolo) dei vestiti esclusivamente riservati alle solennità liturgiche.
Ciò che li distingueva dai vestiti usuali non era il loro taglio, ma la loro destinazione riservata esclusivamente al culto.

4. Il concilio di Toledo del 633 ci informa che le insegne dei vescovi (orariurn, anello e
pastorale), dei sacerdoti (orarium e pianeta) e dei diaconi (orarium e casula) venivano loro
consegnate in forma solenne davanti all’altare nel corso della loro ordinazione.
In Gallia la seconda lettera attribuita a S. Germano di Parigi (VI-VIII secolo) considera come strettamente liturgici i paramenti che cita (pallio episcopale, pianeta e manipolo, stola e camici diaconali), dando a tutti un significato mistico.

5. La riforma carolingia estese l’usanza dell’abito liturgico romano legandolo ad un significato mistico e spirituale.

6. In seguito le vesti liturgiche avranno ulteriore sviluppo fino ad arrivare a noi.
Certamente l’abito indica la funzione che una persona svolge.
L’abito o le vesti liturgiche stanno a significare che il sacerdote quando celebra i sacramenti rende presente Gesù in mezzo al suo popolo e agisce identificandosi con Lui: in persona Christi.
Il senso di sacro che si avverte quando si vede il prete vestito con i paramenti liturgici sta proprio a ricordare che in lui in quel momento è presente Gesù. È certamente una cosa molto grande.
Queste vesti dunque, che sono essenzialmente dei segni, rimandano a realtà soprannaturali.
La Chiesa ortodossa usa uno splendore ben maggiore della Chiesa cattolica perché è la divina liturgia che viene celebrata.

Ti saluto anch’io, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo