Cosa possiamo fare noi come Parrocchia, ovviamente insieme al nostro Parroco, per avvicinare nuovamente i fedeli?

////Cosa possiamo fare noi come Parrocchia, ovviamente insieme al nostro Parroco, per avvicinare nuovamente i fedeli?

Cosa possiamo fare noi come Parrocchia, ovviamente insieme al nostro Parroco, per avvicinare nuovamente i fedeli?

Quesito

Buonasera Don Angelo.
Sono un Cattolico Praticante di una Parrocchia di ….. Frequentando la Parrocchia, mi accorgo sempre più che c’è una partecipazione molto scarsa, soprattutto da parte dei Giovani. Purtroppo viviamo in una società modernista dove il Sacro viene messo in secondo piano. Nessuno più crede alla esistenza dell’inferno ed al massimo ti dicono che credono in DIO, ma non frequentano la Chiesa.
Le voglio porre una domanda di non facile risposta, ma magari mi può dare dei suggerimenti. Cosa possiamo fare noi come Parrocchia, ovviamente insieme al nostro Parroco, per avvicinare nuovamente i fedeli?
Ha dei suggerimenti da darci in merito?
Siano lodati Gesù e Maria
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
1. sarebbe davvero strano se nel Vangelo e nella vita di Gesù Cristo non ci fosse la risposta anche al problema della tua parrocchia, ed è quello che dovrebbe assillare tutte le parrocchie.
Che fare per portare giovani e meno giovani a Cristo?

2. La strada ce l’ha indicata Cristo stesso col suo comportamento.
Sai bene che cosa ha fatto all’inizio del suo ministero.
Dopo essere stato battezzato andò nel deserto e lì rimase digiuno per 40 giorni e 40 notti.
Oltre che per digiunare è stato in continua preghiera.

3. San Tommaso d’Aquino dice che ogni azione della vita di Cristo è un ammaestramento per noi (omnis Christi actio nostra est instructio).
E Giovanni Paolo II in Novo millennio ineunte dice che bisogna ripartire da Cristo.

4. Ora Cristo è andato nel deserto per meritare col digiuno e con la preghiera che gli uomini avessero la forza di aprire il loro cuore alla sua predicazione.
E così dobbiamo fare anche noi.

5. Gli uomini per i quali Cristo ha digiunato e ha pregato sono anche quelli del nostro tempo, compresi quelli della tua parrocchia.
Ebbene, se la nostra preghiera e il nostro digiuno non possono aggiungere nulla al merito di Cristo che è infinito, hanno tuttavia la capacità di aprire la porta perché la forza di Cristo possa irrompere dentro il  nostro cuore e nel cuore dei giovani e dei meno giovani.

6. Questa dunque è la prima strada da intraprendere e che ci ricorda che senza di Lui non possiamo far nulla.

7. In tale direzione è stata la risposta che il santo Curato d’Ars diede ad un suo collega parroco, che era andato da lui a sfogarsi dicendo che in parrocchia aveva fatto di tutto, ma che non aveva avuto nessun risultato.
Giovanni XXIII nel centenario della morte del Santo Curato ha voluto trascrivere questa risposta in un’enciclica indirizzata a tutti i sacerdoti: “Ed è ben nota la risposta data a un confratello che si lamentava per la poca efficacia del suo ministero: «Voi avete pregato, avete pianto, gemuto e sospirato. Ma avete voi digiunato, avete vegliato, vi siete coricato per terra, vi siete data la disciplina? Finché non sarete giunto a questo, non crediate d’aver fatto tutto»” (Sacerdotii nostri primordia, n. 43).

8. Poco prima Giovanni XXIII ricordava che il santo Curato entrando in Parrocchia aveva ripetuto più volte per alcuni anni: “Mio Dio, accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!»”.
E papa Giovanni: “Ottenne dal cielo quella conversione.
Ma più tardi confessava: «Se avessi previsto, quando venni ad Ars, le sofferenze che mi aspettavano, sul colpo sarei morto di apprensione».
Sull’esempio degli apostoli di tutti i tempi, egli vedeva nella croce il grande mezzo soprannaturale per cooperare alla salvezza delle anime che gli erano affidate.
Senza lamentarsi soffriva per esse le calunnie, le incomprensioni, le contraddizioni; per esse accettò il vero martirio fisico e morale d’una presenza quasi ininterrotta al confessionale, ogni giorno, per trent’anni; per esse lottò come atleta del Signore contro le potenze infernali; per esse mortificò il suo corpo” (Sacerdotii nostri primordia, n. 43).

9. Come vedi, questa dovrebbe essere la preghiera di tutti e questo dovrebbe essere il modo di comportarsi di tutti.
Non si tratterà di fare digiuni corporali (che ad alcuni sono proibiti per motivi di salute), ma altri digiuni ancor più meritori: “Senza lamentarsi soffriva le calunnie, le incomprensioni, le contraddizioni”.
Tutti abbiamo incomprensioni, contraddizioni, forse anche calunnie.
Ma le accettiamo senza lamentarci per la conversione di tutti?

10. Ci vorrebbe un impegno continuo da parte di ciascuno e verificato col proprio confessore perché, dopo aver conosciuto la strada, incominciamo a percorrerla.

11. Anche a me pare di poter dire col santo Curato: “Finché non sarete giunto a questo, non crediate d’aver fatto tutto”.
E anche: “In questo ciò che costa è solo il primo passo; poi ci si prende gusto”.

12. Certo, non basta quello che ti ho detto.
Ci sono tutte le altre vie pastorali da percorrere.
Ma all’inizio e accompagnando tutte le altre vie ci deve essere questo.
Diversamente non si cava fuori nulla, secondo le parole del Signore: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo