Quesito

Caro Padre Angelo,
volevo togliermi qualche sassolino dalla scarpa.
Ho un dubbio di ordine “logico” al quale non sono riuscito a dare risposta e un’osservazione da farLe.
Sottopongo tutto a Lei.
1) Se l’anima è creata direttamente da Dio nel momento del concepimento, come può ogni bambino nascere in peccato originale? Dei due, uno. O l’anima non deriva da Dio (impossibile) oppure alla nascita, l’anima del bambino è candida perché di derivazione divina. L’idea che il peccato originale possa essere “ereditato” mi lascia piuttosto perplesso anche perché, come detto in precedenza, l’anima è di provenienza divina e nel nascituro non può essere macchiata da nulla.
2) Non trova che a volte la Chiesa voglia dare una risposta a tutto mentre in certe circostanze sarebbe più opportuno dire “non sappiamo”? Ho visto che qualcuno ha descritto esattamente il nostro stato futuro nel paradiso, ha ipotizzato il modo in cui i beati rivedono la propria vita, ha teorizzato la possibilità o l’impossibilità del demonio di leggere nei nostri pensieri,ecc.
Non sarebbe meglio dire che non è possibile dare con certezza delle risposte a questi propositi? Perché questa ansia di onniscienza?
Perché a tutto si deve per forza saper rispondere anche quando gli appigli e i fondamenti sono piuttosto traballanti?
Grazie e buona giornata


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Per la questione riguardante l’anima, va ricordato che l’anima non viene prima creata e poi infusa.
S. Tommaso dice che “l’anima viene infusa mentre viene creata, e viene creata mentre viene infusa” (“Creando infunditur et infundendo creatur; 2 Sent., d.3, q.1, 2, ad 2.).
Non c’è una preesistenza dell’anima al corpo, né viceversa.
Proprio la presenza di un corpo segnato dal peccato originale fa sì che anche l’anima ne rimanga segnata.
Il corpo non è un accessorio della persona, ma ne è elemento essenziale.
La sua condizione segna anche la condizione dell’anima, la quale secondo la priorità della natura dovrebbe essere immacolata, mentre secondo il tempo è “maculata”, data la simultaneità della sua esistenza con quella del corpo.

2. Mi dici poi che talvolta ti pare che “la Chiesa voglia dare una risposta a tutto mentre in certe circostanze sarebbe più opportuno dire non sappiamo”.
Intanto va fatta una distinzione tra Chiesa, se per Chiesa intendiamo il Magistero, e teologia.
Ebbene, il Magistero non si spinge mai a conclusioni che sono semplicemente opinabili. A parte l’indiscussa nostra conformazione a Cristo glorioso, rimane molto cauto nel dire come sarà la vita futura.
Lasciamo invece che i teologi facciano le loro ricerche e rispondono alle domande della loro mente e anche alle domande della mente di tanti fedeli, i quali, credo legittimamente, desiderano saperne di più sia in riferimento a se stessi, sia in riferimento ai propri cari defunti.
Tu sei libero di non andare dietro alle riflessioni dei teologi.
Ma è bene lasciare che ognuno faccia la propria parte (unusquisque in sua via abundet).

Ti saluto, ti ringrazio, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo