Quesito

Premessa: per ora viene pubblicata la mail del nostro visitatore e una prima parte della risposta.
La seconda parte verrà pubblicata domani (p. Angelo)

 

Carissimo P. Angelo,
innanzitutto volevo ringraziarLa per il bene che fa con il curare questa meravigliosa rubrica che ci arricchisce e ci edifica continuamente facendo passare tanta Grazia.
Sono un Suo accanito lettore e La ricordo nelle mie piccole preghiere quando posso!
In questi ultimi tempi ho cominciato a pensare di scriverLe in quanto sono capitato reiterate volte in confessione con un sacerdote che alle volte da una mano nella nostra parrocchia proprio per le confessioni.
Ebbene il problema nasce quando sia io che altri giovani abbiamo accusato in confessione peccati di impurità; la risposta è stata sempre la stessa e, essendo una risposta a mio parere molto dubbia, Le chiedo gentilmente un aiuto.
Questo padre risponde dicendo che innanzitutto non bisogna cadere nella trappola che il demonio tende a noi giovani, ovvero pensare che materia di questo genere sia peccato mortale, questo perchè (continua spiegando) per commettere peccato mortale sono tre le condizioni necessarie:
1) materia grave;
2) piena avvertenza;
3) deliberato consenso;
fin qui queste condizioni erano chiare anche a me ma questo sacerdote continua dicendo che nella formulazione latina vi è un’espressione ancora più chiara ovvero l’"aversio a Deo". Ovvero, conclude, per commettere un peccato mortale bisogna avere l’odio a Dio e con un facile ragionamento, che a me puzza un po’, fare un peccato mortale sembrerebbe solo roba da satanisti convinti.
In maniera più specifica del peccato che abbiamo accusato poi continua dicendo che nella Bibbia non si parla mai di masturbazione nè di altro, bensì unicamente di peccato di adulterio e la ragione per la quale la Chiesa generalizza poi a peccato impuro è dovuta ad una specie di oscurantismo medioevale non ben definito.
Termina sempre poi facendo diversi apprezzamenti invece sull’amore tra giovani e sminuendo anche tutti gli altri peccati di impurità paragonandoli al mangiare la pasta, "è giusto mangiarla perchè è una necessità del corpo ma senza esagerare", per poi assicurarsi che, nonostante uno fosse reo di questo genere di colpe, non abbia mai mancato di fare la Santa Comunione in quanto, a suo parere, è tutta una trappola del demonio atta a tenerci lontano dal Corpo di Cristo.
La mia mail non vuole assolutamente essere una critica sterile agli insegnamenti di questo sacerdote, di cui comunque rendo grazie a Dio per il servizio che ci offre, ad ogni modo mi rendo conto che molti dei giovani con cui poi parlo si convincono che ciò che dice sia corretto e si lasciano un po’ andare e non credo che questo sia una cosa gradita a Dio.
Volevo anche chiederLe: sapendo che questo padre decanta queste idee, probabilmente, un po’ strane, è corretto (quando si presenta una stretta necessità) andare comunque a confessarsi da lui? Ovviamente non metto dubbi sulla validità del sacramento bensì, forse, sulla testimonianza che do agli altri; non voglio tuttavia peccare di superbia, onde per cui chiedo il Suo parere. Ho, infine, davanti a Dio qualche responsabilità sul fatto che non mi sono opposto a quello che diceva in confessione ma semplicemente ascoltavo ciò che diceva senza prendere le sue parole come verità?
La ringrazio moltissimo del tempo che mi dedicherà, Le chiedo preghiere e le invio i miei più cari saluti!
D.


Risposta del sacerdote

Carissimo D.,
1. ti ringrazio per gli apprezzamenti per la nostra rubrica.
È una grazia poter comunicare a moltissime persone le verità della nostra fede. Sono tutte verità salvifiche che illuminano, risanano e uniscono a Dio.

2. Vengo adesso alla tua mail nella quale mi riferisci quanto dice un sacerdote che viene nella tua parrocchia per le confessioni.
Nella tua mail lo ringrazi per il servizio che fa.
Certo, le sue assoluzioni sono valide. E sotto questo aspetto riporta nell’amicizia del Signore tante persone.
Nello stesso tempo però distrugge il bene che, quasi mal volentieri, produce.
Dico “mal volentieri” perché questo sacerdote sarebbe più contento che le persone non considerassero peccato quello che vengono ad accusare davanti a Dio e alla Chiesa.

3. Le affermazioni di questo sacerdote sono gravi.
Se è giusto quanto mi riporti (e non ho motivi per metterlo in dubbio) il vostro confessore dice: “per commettere un peccato mortale bisogna avere l’odio per Dio”.
Sicché se uno ammazza, ma non lo fa in odio a Dio; se uno abortisce, se uno ruba, ma non lo fa in odio a Dio non sarebbe peccato. O, almeno, non sarebbe peccato grave.
C’è da chiedersi se questo sacerdote sa quello che dice.
Non c’è nessuno che ammazzi il prossimo, che abortisca o rubi per odio contro Dio.
Ugualmente non c’è nessuno che commette adulterio per odio contro Dio.
A questo punto, potrebbe anche fare a meno di venire a confessare. Tanto non c’è nessuno che pecca in odio a Dio.

4. Questo sacerdote parla di trappola del demonio in cui cadreste voi giovani e anche altra gente tenendovi lontani dalla Santa Comunione.
In realtà la trappola la sta tendendo lui a voi spingendovi a fare la Comunione pur avendo la consapevolezza di aver commesso un peccato grave.

5. Il Magistero della Chiesa, che ha ricevuto da Cristo il potere di insegnare in maniera corretta perché garantita dalla sua promessa “le porte degli inferi non  prevarranno” dice invece che i peccati di impurità sono materia grave e, consapevolmente compiuti, costituiscono un peccato mortale.
Ecco il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede nella dichiarazione Persona humana del 29.12.1975:
“Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (PH l0).

6. Come vedi si parla di “tradizione cristiana” e cioè di un sentire di sempre, fin dagli inizi, da parte della Chiesa.
Si parla di “dottrina della Chiesa” e cioè di insegnamento vincolante.
Si parla di “retta ragione” per dire che indipendentemente dalla fede si riconosce che certe azioni sono turpi…
Secondo il confessore della vostra parrocchia, invece, se uno non lo fa in odio a Dio, non farebbe nulla di male, anche se scandalizzasse i piccoli!

7. Il vostro confessore si rifà ad una formulazione latina “aversio a Deo".
Quest’espressione la si trova in  Sant’Agostino, che definisce il peccato come un allontanarsi da Dio e un orientarsi (disordinato) verso le creature.
Ebbene, nel compimento di un peccato non c’è forse un allontanarsi da Dio?
Vi è da notare poi che il sostantivo “aversio” non significa avversione, odio, ma allontanamento. E deriva dal verbo averto – avertere.
Mentre il verbo adverto – advertere significa andare contro, essere avversari.
Sant’Agostino non parla di adversio, ma di aversio, come ha riferito il confessore. Aversio però non significa avversione, odio, ma allontanamento.
Come vedi, il confessore è fuori strada anche sotto il profilo lessicale.
Ma a causa del fidarsi più della sua ignoranza che del Magistero della Chiesa quanti danni ne vengono alle persone.
Non ci vorrebbe un po’ più di umiltà?
Ed essere fedeli al compito che ci siamo assunti, di essere ministri di Cristo e della Chiesa?

8. Giovanni Paolo II ha affermato che “si compie peccato mortale anche quando l’uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi ragione sceglie qualcosa di gravemente disordinato” (Reconciliatio et paenitentia, 17; Veritatis splendor, 70).
Da notare che il Papa non ha detto “quando l’uomo, sapendo e volendo, in odio a Dio”, ma “per qualsiasi ragione”. Questa qualsiasi ragione molto spesso si identifica con la nostra fragilità e con la nostra concupiscenza.
Inoltre il Papa ha detto: “In effetti, in una tale scelta è già contenuto un disprezzo del precetto divino, un rifiuto dell’amore di Dio verso l’umanità e tutta la creazione: l’uomo allontana se stesso da Dio e perde la carità” (Ib.).

9. Sulla formulazione del sesto comandamento del decalogo “non commettere atti impuri” va ricordato che la Sacra Scrittura non dice che solo l’adulterio è peccato grave, ma anche tutti gli altri peccati carnali.
Di questi peccati ne vengono menzionati parecchi nel libro del Levitico al capitolo 18 e per tutti era prevista la pena di morte. Il che stava a significare che si trattava di una colpa grave.
San Paolo precisa altri peccati carnali in maniera dettagliata: “Non ingannatevi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti… prenderanno possesso del Regno di Dio” (1 Cor 6,9-10).
Ancora: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggi e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal 5,19-21); “Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro,… avrà parte del Regno di Cristo e di Dio” (Ef 5,5).
“Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi” (Ef 5,3).
Il suo pensiero diventa ancora più radicale quando afferma: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).
Come vedi, San Paolo dice “ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine”. Non si riferisce qui anche alle impurità personali?
Ugualmente, anche in riferimento alle impurità personali, dice in maniera categorica: “Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13).
E prosegue: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,15.19-20).

Per ora mi fermo qui per non appesantire la lettura dei nostri visitatori.
A domani la seconda parte della risposta

Ti ringrazio della preghiera che fai per me.
A mia volta ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

clicca qui per leggere la seconda parte

Questo articolo è disponibile in: Italiano