Trascriviamo il contenuto di una email pervenuta al nostro sito e la relativa risposta di Padre Angelo.

Caro Padre Angelo,
volevo se possibile la risposta ad un mio dubbio:
se uno deve chiedere una grazia questa risulta più efficace se rivolta a Dio oppure alla Madonna rispetto ad un Santo qualsiasi oppure non importa? C’è una gerarchia corrispondente alla minore o maggiore vicinanza a Dio?
Poi volevo se possibile la risposta ad un altro dubbio: se Dio è la bellezza assoluta come mai ci sono persone brutte? È vero che il bello è relativo, però ci sono delle cose che sono brutte quasi assolutamente. Forse il peccato ha guastato un pochino la creazione?
Io sono um ragazzo di 29 anni appassionato di teologia, ho letto numerosi libri della vostra casa editrice, sono un ammiratore del dottor angelico e ho sempre mille domande, solo che a volte mi piacerebbe avere persone che mi aiutino a ragionare per non scoraggiarmi nel non riuscire a trovare le risposte. Spero che questo sito mi possa aiutare.
Attendo una sua risposta grazie.
Luca


Risposta del sacerdote.

Caro Luca,
sono contento che tu sia entrato nel nostro sito e in qualche modo sia venuto a far parte della nostra famiglia, che già conosci attraverso l’editrice domenicana.
Rispondo adesso alle tue domande.

1. Il Dottore Angelico, San Tommaso, di cui sei ammiratore (e questa è già una grande grazia che ti è stata elargita dal cielo), dice che la nostra preghiera va rivolta solo a Dio, perché solo Dio è causa della grazia (e delle grazie) e della gloria (del Paradiso).
Quando noi ci rivolgiamo ai santi intendiamo farci aiutare da loro, dai loro meriti e dalle loro preghiere, per ottenere quanto chiediamo. I santi non sono dunque il termine ultimo della nostra preghiera, tant’è vero che le nostre preghiere rivolte a loro si concludono così: Prega per noi, Santa Madre di Dio; prega per noi, San Giuseppe, ecc…
Se noti, anche nelle litanie lauretane si chiede a Dio di aver pietà di noi; a Maria invece si chiede di pregare per noi. E così pure nelle litanie dei santi.
Rivolgersi ai santi è un atto di umiltà che facciamo nei confronti di Dio. È come se gli dicessimo: “Io non merito niente. Ma i tuoi amici, che ti hanno amato sopra ogni cosa e che hanno dato la loro vita per te, meritano di essere esauditi.
Inoltre, il rivolgerci ai santi ci stimola a imitare le loro virtù, e questo è gradito al Signore.
Il Signore stesso, nella Sacra Scrittura, comanda di rivolgerci ai santi: “Andate dal mio servo Giobbe…, il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza” (Gb 42,8).
Concretamente: la nostra preghiera talvolta si dirige direttamente a Gesù Cristo, a Dio, alla Santissima Trinità. E questa preghiera non deve mai mancare, perché ci inclina ad aver familiarità con Lui.
Altre volte, pur dirigendosi a Dio come a fine ultimo, si volge direttamente ai Santi, nostri intercessori.

2. Mi chiedi inoltre se vi sia una gerarchia tra i santi e anche nel loro ruolo di intercessione.
Ti posso dire di sì.
Al primo posto c’è la Madonna, alla quale la Chiesa da il culto di iperdulia (superiore al culto di tutti i santi). Lei ha amato Il Signore più di tutti noi messi insieme, e merita di essere ascoltata dal Signore. Per questo San Bernardo diceva che la Madonna è onnipotente nell’intercessione: Omnipotentia supplex.
Dopo Maria, viene il glorioso San Giuseppe, al quale la Chiesa da il culto di protodulia, e cioè di primo tra tutti i Santi (dopo la beata Vergine). Anche l’intercessione di San Giuseppe è molto potente. C’è una preghiera di San Bernardo: “Ricordatevi, o pietosissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire al mondo che alcuno ricorrendo alla vostra protezione, implorando il vostro aiuto e chiedendo il vostro patrocinio, sia stato da voi abbandonato…” che è trasferita pari pari a San Giuseppe.
Poi vengono i nostri patroni: quelli di cui portiamo il nome, quelli della nostra parrocchia e città, quelli scelti dalla nostra devozione personale…
Va ricordato, come dice Santa Teresa, che sembra che il Signore abbia dato a un Santo il patrocinio su una causa, a un altro Santo il patrocinio su un’altra causa e via dicendo.

3. A proposito della bellezza.
Indubbiamente Dio ha fatto belle tutte le cose.
Ma come tu osservi, l’uomo ha deturpato la bellezza delle opere di Dio.
Ti trascrivo una pagina delle mie dispense, dove parlo della bellezza originaria dell’uomo:
“Il primo uomo, Adamo, quando è uscito dalle mani di Dio era pieno di grazia (in ebraico: kâbôd).
Il significato biblico di questa parola è quello di bellezza, fascino, eleganza, sontuosità, splendore, come emerge chiaramente da Is 35,2 dove si descrive il trionfo di Gerusalemme: “Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio”.
Il Sal 8,3 dice: “di gloria e di onore lo hai coronato”. E gloria sta per sontuosità, splendore.
In Ez 28,12 si legge: “Così dice il Signore: tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza. In Eden, giardino di Dio, tu eri coperto di ogni pietra preziosa… Il tuo cuore si è inorgoglito della tua bellezza”.
Questa bellezza spirituale si manifesta nella piena armonia con Eva, come si evince dall’osservazione che ambedue erano nudi e non ne provavano vergogna (Gn 2,25). È anche piena comunione con Dio con cui conversa.
La ragione e la grazia lo rendono signore di se stesso e del cosmo.
Col peccato l’uomo ha perso la bellezza. Al posto della comunione (con Dio, con se stesso, con il prossimo e con il creato) è subentrata la ribellione (a Dio, a se stesso, al prossimo e al creato). Al posto della claritas è stata messa l’insensatezza perché “la bruttura del peccato priva l’uomo della bellezza della grazia… che proviene dallo splendore della luce divina”.
La perdita della bellezza, secondo S. Tommaso, causa una macchia nell’anima (macula animae). Questa espressione si può rinvenire nella S. Scrittura, che a proposito di Salomone dice: “Imprimesti una macchia alla tua gloria” (Sir 47,22: Dedisti maculam in gloria tua). Anche S. Paolo parla di macchia là dove dice che Cristo ama la Chiesa, la rende santa e la purifica al fine di farla comparire davanti a sé gloriosa “senza macchia o ruga” (Ef 5,27).
Solo Dio, che è bello ed è sorgente di ogni bellezza, può ridare all’uomo la bellezza perduta. Infatti “una tale bellezza non può non essere restaurata che da una nuova illuminazione di Dio… la luce della grazia”.
Ma proprio questo è venuto a compiere Gesù Cristo. Egli ridona all’uomo lo splendore della bellezza originaria mediante la grazia, bellezza celeste di cui la sua anima è piena: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia sua grazia” (Gv 1,16). Così l’uomo è reso nuovamente bello. Egli ormai porta la “somiglianza dell’uomo celeste” (1 Cor 15,49).
Per questo S. Giovanni vede che i redenti sono vestiti con vesti bianche, simbolo di purezza, di gioia e di vittoria (Ap 3,4-5.18).
Di questa bellezza e grazia essi si rivestono sempre di più, come attesta S. Paolo: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor 3,18).
È la bellezza della carità, come ricorda S. Agostino: “La nostra anima era sfigurata dall’iniquità; amando Dio, diventa bella. Qual è questo amore che rende bello colui che ama? Dio, che è eternamente bello, ha amato noi deformati al fine di renderci belli. Come diventiamo belli? Amando Colui che è sempre bello. Nella misura in cui cresce il tuo amore, cresce anche la tua bellezza, perché la carità stessa è la bellezza dell’anima”.

Sempre a disposizione per altri chiarimenti, ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo