L’aborto di un bambino senza cervello

L’aborto di un bambino senza cervello

Emmanuel domanda se sia lecito l’aborto di un bambino senza cervello, dal momento che certamente non potrà sopravvivere.


Risposta del sacerdote.

1. Di che cosa si tratta.
Quando si parla di bambini senza cervello, è necessario ricordare che non ne sono privi totalmente. Diversamente non potrebbero neanche essere vivi.
Il dinamismo di un vivente è assicurato dalla scarica di elettricità emessa dalla corteccia cerebrale. Quando l’elettro encefalo gramma è piatto, e cioè non emette più scariche di elettricità, allora la morte certamente sopravviene.
Un individuo viene detto anencefalo quando ha una malformazione congenita al cervello.
Gli anencefali hanno solo il tronco del cervello, che presiede alle più importanti funzioni della vita vegetativa.
Ma sono privi della parte più nobile, quella che viene chiamato “cervello”, ritenuta sede delle funzioni più tipicamente umane.
Pertanto, sebbene il termine anencefalia significhi “senza l’encefalo”, tuttavia il cervello non manca in toto.
Questa infermità non è, grazie a Dio, all’ordine del giorno. Dipende anche dalle aree geografiche. Per cui si va dal 0,3 al 7 per mille nascite.
Colpisce nel 70% dei casi soggetti di sesso femminile.
Le cause non sono ben note.
La sopravvivenza dell’anencefalo è breve.
Dal 55 al 75% dei feti anencefali muore in utero, e di quelli che nascono vivi, ma spesso prematuri, il 40% sopravvive più di 24 ore, il 35% arriva fino al terzo giorno e solo il 5% al settimo. Sopravvivenze più lunghe sono del tutto eccezionali.
Con terapia intensiva è oggi possibile prolungare la vita dell’anencefalo, in vista dell’espianto di organi, ma questa pratica suscita, come vedremo, non poche perplessità dal punto di vista etico.
L’anencefalo, sebbene privo della parte più nobile del cervello, ha respirazione spontanea e molte attività a prevalente base riflessa, come la suzione, la deglutizione, la reazione agli stimoli gustativi, la retrazione degli arti per stimoli dolorifici, il pianto e addirittura il sorriso.

2. L’anencefalo è persona umana.
Già gli antichi moralisti e canonisti si erano interrogati sulla qualità umana e personale dell’anencefalo, soprattutto in vista del battesimo, e avevano concluso per una risposta affermativa. L’anencefalo, possedendo un aspetto corporeo umano e un capo umano, benché gravemente handicappato, era considerato persona e come tale battezzato.
Alla stessa conclusione si arriva anche da un punto di vista scientifico: l’anencefalo è un individuo della specie umana, frutto di una generazione umana, diretto fin dal concepimento da un dinamismo intrinseco volto ad una maturazione biologica umana, anche se imperfetta. In molti casi, come si è detto, giunge alla nascita.
Perciò, in quanto persona, l’anencefalo ha valore incomparabile, e verso di lui si deve un atteggiamento di rispetto e di cura analogo a quello che si ha con qualunque altro feto e neonato.
L’atteggiamento terapeutico più comune è quello di somministrare le cure ordinarie (calore, nutrizione, idratazione) in attesa che intervenga naturalmente la morte.

3. Espianti da anencefali.
La difficoltà di reperire piccoli organi da utilizzare per il trapianto nei bambini ha suggerito sin dagli anni ‘‘60 la possibilità di ricorrere all’espianto di organi, in particolare di reni, fegato e cuore, da feti o da neonati anencefalici. L’espianto dall’anencefalo sembra più facile dal punto di vista organizzativo perché alla sua morte, prevedibile in breve, ci si può preparare.
Calcolando una frequenza media di un caso ogni 800 nascite, si è affermato che con questi donatori si può coprire il 90% del fabbisogno di organi in area pediatrica.
L’accertamento della morte dell’anencefalo può essere fatto constatando l’arresto cardio-respiratorio, ma le esigenze dei trapianti hanno suggerito di sottoporre il neonato a pratiche rianimatorie immediatamente dopo il parto o ai primi segni di scompenso cardio-respiratorio così da evitare l’arresto cardiaco e mantenere organi e tessuti in buone condizioni.
Per poter espiantare organi dall’anecefalo alcuni, in termini molto sbrigativi e insufficienti dal punto di vista scientifico, dicono che non si tartta di persone umane. E questo ha portato alla prassi aberrante di prelevare gli organi appena dopo la nascita indipendentemente dalla presenza di respirazione spontanea e, in generale, di funzionalità del tronco dell’encefalo. Si tratta di una vera e propria vivisezione.

4. È lecito abortire se attraverso diagnosi prenatali si sa con certezza che il feto è anencefalo?
Attualmente la diagnosi di anencefalia può essere fatta molti mesi prima della nascita sia attraverso i consueti esami ecografici, sia dosando particolari sostanze nel sangue materno o nel liquido amniotico (in particolare alpha-fetoproteina).
Alcuni ricorrono all’aborto eugenetico, motivato cioè dall’evitare la nascita di un bambino gravemente handicappato.
Ma anche in questo caso l’aborto è inaccettabile. Si tratta sempre di una persona umana, sulla quale nessuno di noi ha potere di vita o di morte.
Ogni persona va pertanto accolta e servita, fino a quando il Signore la chiamerà.
Né si può dire: ma intanto morirà certamente e a brevissimo termine.
È vero. Ma rimane il fatto che nessuno di noi è padrone della vita di un altro.
Inoltre, anche per noi adulti si può fare un discorso analogo: sappiamo che tutti, più o meno tardi, certamente moriremo. Ma non è questo un motivo sufficiente per uccidere una persona.

5. È lecito anticipare il parto di un anencefalo?
E neanche si può anticipare il parto con la scusa che l’anencefalo morirà ben presto. È vero che
La tradizione bioetica cattolica ritiene lecito e giustificato l’anticipo del parto quando un ulteriore proseguimento della gravidanza comporterebbe pericolo di vita per la madre o per il feto.
Ma nel caso di un anencefalo siamo in una situazione diversa perché né la madre né il feto sono in pericolo.
Inoltre il feto anencefalico ha maggiore sicurezza di vita nell’utero materno che fuori. Inducendo il parto, si abbrevia volontariamente la sua vita.
Ora, non è mai lecito provocare o accelerare la morte di un innocente.
Come per ogni altro feto, sano o malato, l’unico motivo valido per correre il rischio di anticipare il parto sarebbe un grave e reale pericolo per la sopravvivenza del bambino qualora la gravidanza proseguisse. Non sono invece accettabili le motivazioni di un danno per la psiche della madre e il pericolo che la morte prenatale faccia perdere una preziosa fonte di organi.

Caro Emmauel, ecco la risposta al quesito esposto. So che sei appassionato di bioetica e che sei stato al Parlamento europeo di Strasburgo, come delegato della Lombardia. Complimenti!
Ti seguo con al preghiera e ti benedico. Padre Angelo