Quesito
Gentile Padre Angelo,
La nostra chiesa, di San Martino d’Albaro in Genova, risale al 1006 ma solo nel 1963 è stata consacrata. Il Cardinale era Giuseppe Siri e il Parroco era l’Abate Arciprete don G.B. Cavassa. Una lapide in chiesa ricorda l’evento. Come mai non l’hanno consacrata prima pur essendo una pieve costruita in pietra? E che differenza c’è tra una chiesa consacrata e una no.
E se una chiesa viene poi destinata ad altro uso, la si sconsacra?
Grazie se avrò una risposta: il testo comparirà nel nostro sito parrocchiale, perché a dicembre ci saranno festeggiamenti per i sessant’anni della sua consacrazione.
Dio la benedica
Gianna
Risposta del sacerdote
Cara Gianna,
solo oggi mi è capitata sotto gli occhi la mail che mi hai mandato alcuni anni fa. Sebbene del tutto fuori del tempo massimo, penso che sia opportuno ricordare alcune nozioni riguardanti la consacrazione di una chiesa.
1. Anzitutto va ricordato che per consacrazione si intende la sottrazione di una realtà da un uso profano per destinarla esclusivamente al culto di Dio.
Pertanto in una chiesa consacrata di per sé non sarebbero lecite manifestazioni di carattere profano.
2. Il motivo per cui determinate chiese non vengono consacrate fin dall’inizio può essere vario. Può trattarsi ad esempio di una costruzione provvisoria in attesa dello sviluppo del territorio oppure in previsione dell’edificazione di un’altra chiesa, più rispondente alle esigenze delle persone.
3. Una condizione per la consacrazione di una chiesa è la presenza di un altare fisso. Spesso questo è il motivo che fa ritardare la consacrazione.
Inoltre l’altare deve essere isolato dal muro in modo che se ne possa fare il giro attorno.
In passato si esigeva che le chiese per essere consacrate fossero fatte in pietra.
4. Ugualmente per la consacrazione di una chiesa è richiesta la presenza di determinate reliquie deposte in un cofanetto inserito all’interno dell’altare.
Nella consacrazione vi sono vari riti come quello dell’aspersione delle pareti all’esterno e all’interno, in alto e in basso.
Il vescovo traccia anche dei segni di croce sulle pareti.
Questi segni di croce rimangono permanenti e ben visibili. In genere sono a croce greca.
5. Tali riti sono accompagnati dalla recita di alcuni versetti tratti dei salmi e da particolari invocazioni.
Mentre il vescovo traccia il segno della croce dice: “Ecco il segno della croce, tutti gli spiriti cattivi si allontanino”.
Inoltre invoca la presenza e la custodia degli angeli.
Altre preghiere vengono fatte quando si recano le reliquie dei santi: “Muovetevi, santi di Dio, dalle vostre dimore, affrettatevi verso il posto che vi è stato preparato”. E ancora: “Sorgete, o santi di Dio, delle vostre dimore, santificate questi luoghi, benedite il popolo e custodite in pace noi uomini peccatori”. “Mettetevi in marcia, Santi di Dio, entrate nella città del Signore; infatti una nuova chiesa è stata edificata per voi, dove il popolo possa adorare la maestà divina…”.
6. Il giorno della dedicazione o consacrazione di una chiesa è un giorno particolare di un’effusione straordinaria di grazie.
Tanto che ogni anno, nell’anniversario della dedicazione, si celebra la Messa e si recita la liturgia delle ore propria per il giorno della consacrazione per rinnovare tale effusione.
Nell’inno delle lodi, in alcune strofe si legge: “Vieni, dolce Signore, vieni nella tua casa; accogli con clemenza i voti dei fedeli.
In questa tua dimora la grazia dello Spirito discenda sulla chiesa pellegrina nel mondo”.
7. La consacrazione di una chiesa avviene attraverso l’uso del crisma fatto esclusivamente da un ministro rivestito del carattere episcopale oppure equivalente.
La benedizione invece può essere fatta da qualsiasi sacerdote.
8. Secondo la determinazione del codice di diritto canonico “i luoghi sacri perdono la dedicazione o la benedizione se sono stati distrutti in gran parte oppure destinati permanentemente a usi profani con decreto del competente Ordinario o di fatto” CJC, § 1212).
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
