Quesito
Gentile Padre Angelo,
Vorrei condividere con Lei una mia riflessione riguardo la differenza tra saggezza e sapienza.
Ho appena finito di guardare il video di uno scrittore in cui esprimeva la sua preoccupazione riguardo al dilagare dell’ignoranza nel nostro tempo. Egli affermava che uno dei tratti che contraddistingue la persona ignorante è la certezza, poiché quando una persona è convinta di essere certa su qualcosa, allora è sinonimo che quella persona sia ignorante.
Ha fatto degli esempi relativi ai diversi campi di studio, affermando che le cose evolvono, si fanno dei passi avanti e quindi bisogna aggiornarsi. Fin qui tutto bene, ma poi ho capito che questo ragionamento si estendeva anche alla vita e qui sono stata per niente d’accordo.
A questo proposito, ho deciso di esprimere il mio parere nei commenti, esponendo il mio ragionamento: secondo me, per sapienza s’intende la cultura ma la cultura non è saggezza. La cultura ci fornisce gli strumenti per essere più consapevoli del mondo che ci circonda, ci aiuta a tener presente il percorso che l’uomo ha compiuto nel corso della Storia sino ad oggi, ma non fornisce in alcun modo la saggezza, poiché non è altro che un insieme di punti di vista di persone che sono vissute in un determinato luogo e in un determinato tempo. E quindi, trattandosi di un insieme di saperi umani, la cultura è fallace.
Ho fatto questa riflessione in virtù di quel passo del Vangelo in cui Gesù rende lode al Padre perché ha svelato la saggezza, quindi la vera sapienza, ai piccoli ma non ai grandi, poiché quest’ultimi sono gonfi e, quindi, accecati dalla loro sapienza. Mi sono venuti in mente i farisei, che hanno rifiutato il vero Messia, poiché credevano di saperne meglio di Dio, un Messia terreno che li avrebbe liberati dal giogo dei romani.
Vorrei sapere da Lei se il mio ragionamento è giusto, anche in linea con il pensiero cattolico o ci sono delle piccole falle o incomprensioni.
La ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti,
G.
P.S. premetto che lo scrittore che parla nel video che ho visto è ateo.
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. sì, c’è una profonda differenza tra cultura e saggezza al punto che una persona può essere colta, ma non saggia, oppure saggia ma non colta.
Intanto per distinguere i due concetti va detto che per cultura si intende il bagaglio di nozioni e di conoscenze che rendono una persona erudita.
Per sapienza o saggezza, che sono la stessa cosa, si intende il saper valutare le cose per quello che sono e in ordine ai loro fini.
2. Alla luce di questa distinzione comprendiamo che alcune persone sono sagge pur non avendo molta cultura.
Si può pensare a tante persone vissute in passato che non avevano alcuna cultura. Erano addirittura analfabete. Ma avevano la sapienza, sapevano distinguere il bene dal male ed erano anche sante.
Per contro, ci possono essere persone coltissime, ma che non conoscono il senso della vita e possono essere ottenebrati dai loro stessi vizi.
3. Per fare un esempio concreto: ti rispondo oggi, 4 aprile, giorno in cui si fa memoria della nascita al cielo di Francisco Marto, anzi di San Francisco Marto. Era uno dei tre pastorelli di Fatima. Era analfabeta, ma è vissuto santamente. Sentiva una grande attrazione verso “Gesù nascosto” e con questa espressione intendeva dire verso l’eucaristia. Stava molto tempo in chiesa davanti al tabernacolo.
Per converso altre persone sono coltissime, ma fanno parte di coloro di cui San Paolo dice: “Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra” (Fil 3,18-19).
4. Vi possono essere persone colte tra quelle di cui Gesù dice: “Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?” (Mt 16,26). La vecchia traduzione, in maniera più tagliente, diceva: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero ma poi perde la propria anima? O che cosa potrà dare in cambio della propria anima?”.
Gesù invece parla dei veri sapienti quando si riferisce ai piccoli ai quali Dio ha fatto gustare le realtà del cielo e vivere in comunione perfetta con lui (cfr. Lc 10,21).
Per Francisco Marto non era una noia stare davanti a Gesù nascosto perché gustava la dolcezza della presenza di Dio nella sua anima.
5. Infine è vero che talvolta alcune persone danno giudizi trancianti senza conoscere la posta in gioco.
Su questo si può essere d’accordo con l’autore che tu hai letto.
Non è vero però che la certezza sia sinonimo di ignoranza perché due più due fanno quattro e faranno sempre quattro. Questa nozione non si evolverà. Rimarrà sempre la stessa.
6. Il Concilio Vaticano II ha osservato che molte cose oggi mutano rapidamente, anche la mentalità.
Ma aldilà delle cose che mutano, ve ne sono alcune che non mutano.
Ecco le testuali parole: “Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (Eb 13,8)” (GS, 10).
7. Tra le realtà che non mutano c’è la natura dell’uomo, che è sempre la stessa, perché è costituita di anima e di corpo ed è dotata di varie facoltà intellettive e sensitive.
Tra la realtà che non mutano vi sono i comandamenti, c’è il Vangelo di Gesù Cristo, c’è l’obiettivo della santità.
Tra le cose che non mutano vi sono quelle alle quali tutti andremo incontro: la morte e poi il giudizio davanti al tribunale di Cristo.
E poi la salvezza o, Dio ce ne scampi, la perdizione eterna.
Con l’augurio di fruire sempre della vera sapienza ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
