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Alla metà del secolo XVI viveva nella città di Lima una famiglia, quella del Cavaliere Juan de Porres e di una graziosa giovane negra chiamata Ana Velasquez, oriunda del Panama che viveva onoratamente del suo lavoro in uno dei quartieri che oggi si chiamerebbe periferia della città.
Martino nacque il 9 dicembre 1569 nella città di Lima.
Era un mulatto simpatico e vivace la cui pelle, con il passare degli anni, divenne sempre più scura, fino ad acquistare il colore inconfondibile dell’origine africana che gli derivava dalla madre. D’altra parte, nei suoi lineamenti si andavano delineando i tratti dell’origine spagnola del padre, una fronte spaziosa, occhi scuri, narici piccole e labbra ben marcate.
Pieno di bontà fino dalla nascita non poteva veder soffrire nessuno e cercava subito di rimediare al male. Sua madre lo riprendeva spesso perché ritornava dagli acquisti con il cestino vuoto, per aver dato una cosa o un’altra, appena comprata, a quanti incontrava sul suo cammino.
La sorella di Martino, Juana era bianca come il padre, Juan de Porres, per cui questi qualche volta doveva rammaricarsi della pelle scura della moglie e del figlio Martino che l’aveva ereditata con il latte materno.
Infatti la società alla quale apparteneva non comprendeva che l’amore è al di sopra del colore e che dinnanzi all’onnipotente siamo tutti uguali, per cui Juan de Porres e Ana Velasquez non erano felici come avrebbero potuto essere. Vediamo dunque che l’argilla umana che Dio inventò per modellare questo gigante di virtù, non poteva essere più umile a giudicare dalle apparenze.

Martino fu battezzato nella Chiesa di San Sebastian de Lima, in quella stessa Chiesa dove venne battezzato qualche anno più tardi il fiore più bello della santità americana, Rosa de Santa Maria.
Alcuni anni più tardi, il padre rinunciando ai teneri affetti della famiglia, abbandonò per molto tempo i figli al triste destino dell’abbandono. Per questa ragione vennero a mancare alla madre gli aiuti necessari ed essa soffrì moltissimo per mantenere i suoi due figlioli.
A seguito delle osservazioni che vennero mosse al padre di Martino, allora governatore di Panama, questi provvide a mandarli a studiare a Guayaquil ove, per le doti naturali che avevano, fecero ben presto grandi progressi.
Purtroppo durò ben poco la sollecitudine paterna, perchè nominato dal Re di Spagna, governatore di Panama, Porres si vide obbligato ad affidare i figli alla cura materna in considerazione della sua situazione e per i suoi numerosi impegni.
La madre fu felice di vedersi restituire i due figli. Martino con la sua pelle nera in verità era diventato un ometto e Juana, dalla pelle bianca, si era trasformata in una graziosa damina.

Quando Martino seppe che la madre lo aveva designato a diventare aiutante ed apprendista dal Dott. Marcelo de Rivero, si spogliò dell’abito di gala che indossava e con tutta naturalezza lo diede a sua madre: “Non sono nato per coltivare del lusso, soprattutto sapendo a quale compito mi avete designato”.
Dopo pochi giorni si recò alla casa del Dott. de Rivero dove fu accolto come apprendista.
Sarà bene ricordare quale impegno egli mise nell’imparare il mestiere di infermiere, dentista e anche di barbiere.
Il medico era sempre più soddisfatto del suo dipendente. Lo difendeva a spada tratta contro quei clienti che dimostravano avversione verso i negri. Martino, da parte sua, dimostrò ben presto quanto aveva appreso dal suo dotto maestro.

Un giorno in cui il Dottore era assente si presentò un uomo, con il viso gonfio e l’aspetto di colui che non ha dormito per molte notti:
– Dov’è il Dottore?
– In che cosa posso servirla? – rispose Martino inchinandosi al cliente.
– Che cosa? Un negro servire me? – rispose il signore adombrato.
– Sono ai vostri servizi.
– Potreste per caso togliermi un dente del giudizio?
– Sarà un onore per me – e senza cessare di sorridere cominciò ad esaminare il cliente sofferente. Poi, dopo alcuni tocchi, gli porse un vaso di acqua e gli disse:
– Preso! si deve sciacquare la bocca.
– Stai scherzando?
– Non scherzo, Signore. Il fatto è che il dente è già estratto – e gli mostrò le pinze con il dente che aveva appena tolto.
– Sei certo che il dente è il mio?
– Certo che sì – disse Martino, sorridente.
– Che hai, buon negro, in mano perché io non abbia sentito alcun dolore? E spinto da una forza strana gli prese la mano e la baciò con effetto. Qualche minuto dopo, appena il cliente fu uscito, Martino si recò alla cappella dove vi era un Cristo che Martino chiamava essere il suo migliore amico e Gli disse:
– Perché hai permesso che quell’uomo non sentisse alcun dolore? Questa gente non comprende la Tua bontà e crede che io sia un ciarlatano