Caro Padre Angelo,
ringrazio Dio di aver trovato per caso mentre ero alla ricerca solitaria di risposte alle mie domande sulla Fede il sito in cui Lei scrive. Ringrazio il Signore per avermi offerto questa opportunità perché non sapevo veramente a chi rivolgermi e Lui ascoltando le mie preghiere mi ha fatto incontrare Voi.
Cercherò di riassumere la mia storia. Sono stato battezzato, nato però in una famiglia solo nominalmente Cattolica che non si è mai occupata né della sua Fede né di quella dei figli. Non ho mai saputo il motivo per il quale a differenza della maggior parte degli altri bambini né io né le mie sorelle hanno frequentato il Catechismo, né perché ci fu negata la possibilità della Prima Comunione. Da allora sono passati molti anni da me vissuti lontano da Dio e dalla Chiesa, vivendo una vita “normale” ignorando completamente di essere immerso nel peccato. Nei primi ani ’90 mi sposai col rito civile in Municipio con una signora luterana. Da questo matrimonio non ho avuto figli forse anche per mia scelta. E’ stato un matrimonio tra due persone sole la cui unica forza era l’altro. Eravamo molto uniti e mai avrei pensato che questo legame così forte si sarebbe spezzato a causa mia. Non voglio trovare scuse per quello che ho fatto perché mia soltanto è la colpa delle cattive azioni che si sono concretizzate qualche anno fa con l’abbandono della casa coniugale per un innamoramento stupefacente per un’altra donna, una tentazione fortissima alla quale non seppi resistere. Questa storia si è rivelata un completo fallimento ed è finita dopo pochi mesi. Purtroppo però pur essendomi profondamente e sinceramente pentito del male che ho fatto sono attualmente legalmente separato perché per costruire ci vogliono anni ma per distruggere irrimediabilmente basta un minuto. Per placare il mio grande senso di colpa ho sempre provveduto affinché non mancasse mai nulla alla mia ex moglie, compreso tutto l’affetto che posso dare a distanza, affetto che credo anche lei ricambi. Afflitto da problemi  di tipo depressivo ho cercato e trovato un grande conforto nella figura di Padre Pio il cui Santuario avevo giù visitato parecchi anni prima. A poco a poco mi sono sempre di più aggrappato a San Pio eleggendolo mio personale Confessore e Protettore. Ignorando tutto del Catechismo, per alcuni anni ho pensato che le mie preghiere, i miei pellegrinaggi al Santuario di San Giovanni Rotondo a “trovare Padre Pio,” le saltuarie Sante Messe a cui assisto, le piccole opere di carità, fossero sufficienti ad avvicinarmi a Dio, tramite l’intercessione di San Pio, nella convinzione che Nostro Signore mi ascoltasse e che apprezzasse i miei sforzi. Ultimamente però è mi capitato tra le mani una biografia di Padre Pio da Pietralcina scritto nei primi anni ottanta che è particolarmente documentata e che mi sta facendo conoscere sempre meglio la vita del Santo e in particolare la sua straordinaria opera di Confessore. Dai racconti dei testimoni che hanno avuto il privilegio di vederLo all’opera nella Sua infaticabile lotta con il demonio per la salvezza delle Anime mi sono fatto l’idea che se mi fossi presentato io davanti a Lui per chiedere di confessarmi, mai mi avrebbe dato l’assoluzione perché sono ancora, nonostante i miei sforzi, un peccatore. Io però voglio veramente che la mia Anima sia libera dal peccato tanto che ho deciso di iniziare un percorso concreto di purificazione per arrivare alla mia prima Comunione con Cristo Gesù. Fin’ora non ho avuto il coraggio di parlare di questo mio stato d’animo con nessun Sacerdote perché me ne vergogno ma lo avrei sicuramente fatto se non avessi cercato nella dottrina a me sconosciuta scoprendo che non basta il sincero pentimento per i propri peccati per ottenere l’assoluzione da Nostro Signore ma che al pentimento devono seguire i comportamenti del buon Cristiano e la completa Comunione con Lui. E vengo al motivo per cui Le scrivo, caro Padre, questa lunga lettera. La mia domanda è questa: si può rimediare al male fatto facendo altro male? Si può porre rimedio a un’offesa a Dio facendo del male a una Sua creatura? Le chiedo questo perché io voglio con tutte le mie forze imparare a essere un buon Cristiano affidandomi all’insegnamento della Chiesa ma a cosa serve tutto ciò se essendo separato civilmente convivo con un’altra donna che amo e che vorrei sposare cristianamente davanti a Dio ma non ci riesco per il motivo che dirò? Sono dunque doppiamente peccatore perché ho distrutto il primo matrimonio e perché vivo una relazione non cristiana. Aggiungo inoltre che la persona con la quale convivo è una persona molto fragile che ha solo me e che ha tanto bisogno di Amore e di sostegno morale. Non potrei lasciarla senza farle un male enorme, insopportabile. D’altra parte l’affetto che mi lega alla mia ex moglie mi rende estremamente difficile chiedere il divorzio perché, allo stato attuale, so che le farei dell’altro male, forse oltre i limiti della sua sopportazione. Sono dunque in un vicolo cieco dal quale la mia misera mente umana non riesce a trovare soluzione se non quella di caricare su di me la colpa del male passato e presente chiedendo a Dio di pagare io solo il conto pur di non cagionare altro male a nessun altro. La prego caro Padre di darmi un consiglio so che Lei è la persona giusta per farlo.
Ringraziandola di Cuore Le auguro ogni bene e che Dio La benedica.
Cordialissimi saluti
(nome)

P.S: Mi perdoni Padre se la vergogna mi fa preferire avere una Sua risposta privata. A meno che la mia lettera possa a Suo giudizio essere utile ad altri disgraziati Fratelli come me.


Carissimo,
1. ringrazio e lodo il Signore insieme con te perché tra le varie strade ti ha fatto incontrare anche la nostra.
Ed eccomi finalmente a te, dopo tanta attesa.
Ti dico subito che nonostante tu avessi preferito una risposta privata, proprio per i sentimenti che manifesti e per quanto desideri fare penso che la tua mail possa giovare ad altri.

2. Innanzitutto desidero sottolineare una grande cosa: sebbene il matrimonio celebrato civilmente per la Chiesa sia canonicamente nullo (infatti per due battezzati è valido solo il matrimonio sacramento), tuttavia non ti senti divorziare da quella che chiami tua ex moglie.
Le daresti un dispiacere enorme.
Questo ti fa onore.

3. È vero che sotto il profilo canonico quella donna non potrebbe essere chiamata tua moglie, ma voi due celebrando il rito civile avete inteso essere l’uno per l’altro marito e moglie.
Inoltre questa donna si è dedicata a te, ha donato la sua vita a te e avrebbe desiderato donartela fino alla fine se tu non ti fossi sottratto al suo affetto e alla sua dedizione.

4. La cosa più giusta che avresti potuto fare sarebbe stata la richiesta si una sanatio in radice del tuo matrimonio.
Ma tu eri troppo lontano dal Signore per pensare a queste cose, tanto più che nel frattempo ti sei infatuato di un’altra donna e adesso convivi con un’altra.
Pertanto – sebbene sotto il profilo canonico tu avresti le carte in regola per sposarti con l’attuale donna e accedere ai sacramenti – fai bene a non divorziare dalla prima.
Sotto un certo aspetto sarebbe una mancanza di carità e anche di giustizia nei suoi confronti.

5. Tuttavia questo buon sentimento da parte tua, come tu stesso riconosci, non è sufficiente a riparare al male commesso sottraendoti ingiustamente al suo affetto e lasciandola sola.
Di fatto c’è un male che hai causato e c’è una sofferenza che dura tuttora.
C’è dunque un’ingiustizia che persiste.
Per cui è legittimo non solo il tuo pentimento, ma anche il desiderio di riparare.

6. Questo è il primo motivo per cui mi è piaciuto rendere pubblica la tua mail.
Non è solo un insegnamento “utile” per quelli che definisci “altri disgraziati Fratelli come me” ma è utile anche per i pastori, che talvolta in maniera facilona non si pongono nessun problema per i mali causati dalla rottura del vincolo matrimoniale e danno i Sacramenti a persone che sotto il profilo evangelico non hanno riparato il male fatto e sono tuttora causa di sofferenze e sacrifici per altri.
Il Signore ammonisce severamente attraverso l’apostolo Paolo di non accostarsi all’Eucaristia senza aver esaminato se stessi (1 Cor 11,28) e senza riparato il male fatto.
E ricorda anche che “chi mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore” (1 Cor 11,27).
Qualora i pastori trascurassero l’ammonimento del Signore si prenderebbero delle gravi responsabilità davanti a Dio e potrebbero essere applicate proprio a loro le parole severe del Signore: “Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” (Mt 15,14).

7. Il secondo motivo per cui ho desiderato pubblicare la tua mail è per suggerire che cosa si può fare per rimediare al male fatto e a quello che si sta continuando a fare perché mentre si è formata un’altra famiglia si è causa persistente di sofferenza, di povertà e di disagio per quelli che sono stati ingiustamente abbandonati.
Certamente la prima cosa da fare consiste nell’assolvere generosamente tutti gli obblighi di giustizia riconosciuti e prescritti dalla legge e dal giudice.
Ma questo non basta.
Ci infatti sono dei mali morali che non si riparano semplicemente con il soccorso economico.
Che cosa fare allora?
La via che ti propongo è questa: riconoscendo l’impossibilità e anche l’incapacità di riparare il male fatto, nel convincimento che nel sacrificio di Cristo Dio mette nelle nostre mani la riparazione adeguata per tutti i mali che abbiamo compiuto, ti consiglio di partecipare più che puoi, anche quotidianamente, al Santo Sacrificio della Messa.
Umilmente e con voce sommessa ti suggerisco di dire al momento dell’elevazione del calice: “Eterno Padre, ti offro il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo in espiazione dei miei peccati e delle sofferenze che altri  patiscono per causa mia”.

8. Il Sangue di Cristo espia e nello stesso tempo ripara perché infonde nelle persone per cui preghiamo la grazia e gli aiuti che le sono connessi.
Ugualmente ti consiglio di recitare il Santo Rosario ogni giorno per comunicare grazia a tutte le persone per le quali preghi.
E ti direi anche di recitare quotidianamente la coroncina della divina misericordia nella quale oltre ad offrire il Sangue di Gesù in espiazione dei tuoi peccati (“Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero”) invochi misericordia ed effusione di benevolenza e di doni sulle persone che soffrono a causa tua: “Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero”.

9. C’è un terzo motivo per cui sono contento di risponderti pubblicamente: tu sei consapevole che andando a Messa non puoi fare la Santa Comunione. La tua situazione te lo impedisce.
Non te lo impedisce semplicemente per motivi giuridici, ma perché hai esaminato te stesso, ti riconosci causa di sofferenze e di disagi attuali per altri e convivi con una donna che davanti a Dio non è tua moglie.
Ecco, desidero mettere in evidenza l’umiltà.
Che cosa c’è di più bello e di più meritorio che riconoscersi per quello che si è, e cioè dei poveri peccatori?
Lo siamo tutti.
Ma alcuni hanno delle irregolarità particolari perché vivono in una situazione che oggettivamente è contraria alla volontà di Dio.

10. Ebbene, a questo proposito mi piace ricordare che nella Chiesa antica vi erano varie categorie di persone penitenti.
Alcune non potevano entrare in Chiesa ma potevano sostare alla porta. Piangendo domandavano a quelli che vi entravano di pregare per loro. Erano i cosiddetti flentes (i piangenti).
Poi vi erano quelli che potevano entrare e ma dentro la Chiesa dovevano stare prostrati sul pavimento in segno di umiltà e di penitenza. Erano i cosiddetti strati, e cioè prostrati.
Infine vi erano quelli che pur potendo entrare dovevano stare sempre in piedi come segno di penitenza.
Chiaramente nessuno di questi poteva ancora fare la Santa Comunione.
Ma con la loro preghiera e la loro umiliazione potevano ricevere ugualmente abbondanza di grazia e di misericordia da parte del Signore.

11. Questo permette di ricordare che la Chiesa ha sempre insegnato che i Sacramenti sono la via ordinaria della Grazia.
Ma nello stesso tempo ha anche sempre riconosciuto che la grazia non è legata ai Sacramenti (gratia non alligatur sacramentis) e che Dio la può infondere in grado molto elevato anche fuori di essi, come avviene in particolare per coloro stanno in umiltà.
Stare in umiltà è una grazia straordinaria e rende più graditi a Dio di quelli che (talvolta e purtroppo col consenso dei pastori) fanno la Santa Comunione davanti al coniuge umiliato e sofferente per il tradimento e abbandonato alla sua solitudine.

9. Ti ringrazio per questa testimonianza di umiltà e per quello che hai scritto in fondo: “la mia misera mente umana non riesce a trovare soluzione se non quella di caricare su di me la colpa del male passato e presente”
Ti ringrazio anche per quello che hai aggiunto subito dopo: “chiedendo a Dio di pagare io solo il conto pur di non cagionare altro male a nessun altro”.

Contraccambio i cordialissimi saluti accompagnandoli con un ricordo particolare al Signore.
Ti benedico e ti ringrazio ancora.
Padre Angelo