Quesito
Caro Padre,
che cosa ne dice di questa affermazione è apparsa su un giornale della Liguria?
«Com’è possibile che siano entrate nel mondo la morte e la corruzione della materia con l’arrivo dell’Homo sapiens sapiens? Abbiamo oggi delle conoscenze scientifiche che non sono quelle di un tempo, sappiamo che l’Homo sapiens sapiens è arrivato su questo pianeta 150 mila anni fa e che la vita su questo pianeta invece c’è da quasi 4 miliardi di anni. E da quando c’è la vita c’è anche la morte, allora come si fa a sostenere che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo? Una teologia onesta deve per forza rivedere queste affermazioni, se no rischia di essere non credibile».
Attendo il Suo prezioso pensiero.
Benedicici.
Risposta del sacerdote
Caro Francesco,
1. secondo il testo sacro, ponendo l’uomo nel paradiso terrestre, Dio gli disse: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire»” (Gn 2,16-17).
Parlando di morte, evidentemente i nostri progenitori sapevano di che cosa si sarebbe trattato.
Infatti, pur essendo nell’Eden, vedevano la morte nell’ordine vegetale e anche in quello animale.
2. Per un dono particolare di Dio i nostri progenitori ne erano immuni.
I teologi parlano di dono preternaturale, perché è al di fuori dell’ordine della natura.
L’ordine naturale per i viventi preved una parabola di germinazione, di sviluppo, di maturità, di invecchiamento e di morte.
I nostri progenitori erano esenti dall’invecchiamento e dalla morte perché si nutrivano dei frutti di un albero che stava al centro del paradiso terrestre: l’albero della vita, simbolo di Dio stesso.
3. Inoltre secondo il testo sacro l’Eden, il paradiso terrestre, non si identificava con tutta la terra, ma era una porzione ben limitata.
Eden nella Scrittura è un nome proprio che indica la regione in cui era situato il paradiso terrestre. Si legge infatti: “Dio piantò un giardino in Eden” (Gn 2,8). In quella regione.
La regione dell’Eden viene menzionata diverse volte nella Sacra Scrittura, come in Amos 1,5; 2 Re 19,12; Isaia 37,12; Ezechiele 27,23 e viene localizzata ai bordi del fiume Eufrate.
4. Aldilà delle connotazioni geografiche, che possono essere del tutto simboliche, emerge però una realtà: il paradiso terrestre non si identificava con tutta la terra.
Questa porzione della creazione fu inaugurata in un determinato momento della storia.
Al di fuori del “giardino”, il cosmo seguiva il proprio corso.
Con la disobbedienza, l’uomo si è volontariamente distaccato da Dio e ha perso la grazia che era per lui come un vestito che faceva trasparire la nobiltà dell’immagine e somiglianza di Dio.
Concomitantemente ha perso anche la possibilità di nutrirsi dell’albero della vita, perdendo così i doni preternaturali.
5. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gn 2,15).
Anche prima del peccato l’uomo era chiamato a lavorare ma il lavoro non era gravoso ma “un esercizio gioioso della volontà, poiché tutti i prodotti della creazione di Dio, grazie alla collaborazione del lavoro dell’uomo, sarebbero nati più abbondanti e rigogliosi; in tal modo al Creatore sarebbe stata resa una lode maggiore per aver dato all’anima posta in un corpo vivente il metodo razionale e la capacità di lavorare nella misura di quanto desiderava di fare liberamente o nella misura richiesta dai bisogni del corpo che potesse costringere uno a lavorare contro la sua volontà” (Sant’Agostino, De Genesi ad litteram, VIII,15).
6. Nel 1948 il segretario della Pontificia Commissione Biblica, in una lettera molto autorevole scritta al Card. Suhard, arcivescovo di Parigi, scriveva: “I primi undici capitoli della Genesi… riferiscono in un linguaggio semplice e figurato, adattato alle intelligenze di un’umanità meno progredita, le verità fondamentali presupposte all’economia della salvezza e in pari tempo la descrizione popolare delle origini del genere umano e del popolo eletto” (16.1.1948).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica nella medesima linea, parlando della creazione dell’uomo, dice: “Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice che «Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente» (Gn 2,7)” (CCC 362).
7. Circa l’accadimento del peccato originale ecco che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Il racconto della caduta (Gen 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo (cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13).
La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori (Concilio di Trento, DS 1513; Pio XII, Humani generis, DS 3897; Paolo VI, discorso dell’11 luglio 1966)” (CCC 390).
8. Va detto infine che Dio, mentre ispirava il racconto della creazione attraverso l’utilizzo di immagini e il racconto simbolico adatto a gente di millenni anni fa, teneva presente anche noi con le nostre esigenze scientifiche facendo intravedere una risposta plausibile e soddisfacente.
Pertanto chi ha parlato di dogmi anacronistici avrebbe bisogno di un supplemento di conoscenza delle Scritture.
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
