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Quesito

Buongiorno Padre Angelo.
Da qualche anno ho il problema della purezza: a volte me ne allontano per visioni ed atti, poi mi riavvicino, mi confesso e riparto.
È una battaglia continua e molto faticosa.
Mi capita che quando ho qualche problema o preoccupazione riesco a mantenere la purezza, quando sono tranquillo a volte ricado.
Se ho un problema chiedo aiuto al cielo, prometto di fare il bravo, poi quando il problema è risolto “… fatta la grazia, gabbato il santo…”.
Ma fin qui tutto chiaro.
Vengo alla domanda. 
Quando ho un problema che mi angustia non pecco ma non è solo un “pegno” per ottenere la grazia; è che in questi periodi non ho più nemmeno il desiderio di peccare e senza il desiderio non peccare è facile!
Quando il problema è risolto allora torna impetuoso il desiderio e non sempre nella battaglia esco vincitore.
Come posso eliminare il desiderio di peccare? Se non ho il desiderio di peccare di sicuro rimango puro.
Attendo i suoi consigli.
Grazie infinite.
Nicola 


Risposta del sacerdote

Caro Nicola, 
1. è vero che quando c’è una grazia da chiedere si cerca di camminare diritti per essere degni della benevolenza del Signore.
Ma è anche vero che quando non ci sono problemi è facile rimanere nell’ozio o disoccupati.
E l’ozio, come si sa, è il padre dei vizi.
Per questo San Tommaso tra i vari strumenti per mantenersi nella purezza di annoverava anche quello di essere sempre occupati in qualche cosa.
L’occupazione in qualche cosa rientrava anche tra i criteri del metodo preventivo di San Giovanni Bosco.
È risaputo che quando i giovani hanno degli obiettivi da perseguire e sono sempre impegnati, raramente cadono nell’impurità personale. Si direbbe: “Hanno altro da pensare”.

2. Nel De perfectione vitae spiritualis San Tommaso suggerisce cinque rimedi per evitare cadute nella purezza.
Eccoli:
Il primo e principale rimedio è quello di tenere la mente occupatanella contemplazione delle cose divine e nell’orazione.
Per questo l’Apostolo dice: “Non ubriacatevi di vino, nel quale vi è lussuria; ma riempitevi di Spirito Santo, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni e cantici spirituali” (Ef 5,18), e questo sembra riguardare la contemplazione; “cantando e salmeggiando al Signore nei vostri cuori”, e questo sembra riguardare la preghiera. La stessa cosa dice il Signore attraverso il Profeta: “Con la mia lode ti frenerò per non annientarti” (Is 48,9). La lode divina infatti è un certo freno perché frena l’anima dalla rovina del peccato.
Il secondo rimedio è lo studio della Scrittura, secondo quanto scrive Girolamo al Monaco Rustico: “Ama gli studi della Scrittura e non amerai i vizi della carne”. Perciò l’Apostolo avendo detto: “Sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza” (1 Tm 4,12) subito aggiunge: “Fino al mio arrivo dedicati alla lettura”.
Il terzo rimedio consiste nell’occupare l’animo con alcuni buoni pensieri.
Per questo il Crisostomo dice che l’amputazione dei genitali non comprime le tentazioni e non causa la quiete quanto il freno del pensiero (Super Matth.). Perciò l’Apostolo dice: “In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8).
Il quarto rimedio è che l’uomo abbandoni l’ozio ed eserciti se stesso anche nei lavori corporali. Dice infatti il Sir 33,29 che “l’ozio insegna molte cattiverie”. L’ozio, in modo particolare, è incentivo dei vizi, come dice Ezechiele: “Questa fu l’iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie avevano superbia, ingordigia, ozio indolente” (16,49). E per questo Girolamo scrivendo al Monaco Rustico dice: “Fa qualche lavoro, affinché il diavolo sempre ti trovi occupato”.
Il quinto rimedio che viene usato contro la concupiscenza della carne consiste anche in certi turbamenti dell’animo.
Infatti Girolamo riferisce nella medesima lettera al Monaco Rustico che in un certo cenobio vi era un adolescente che non riusciva ad estinguere la fiamma della carne con nessuna astinenza e con nessuna opera per quanto grande.
Allora l’abate del monastero salvò costui, che pericolava, con questo artificio: comandò ad un certo uomo maturo di perseguitarlo con litigi e oltraggi, e poi, dopo averlo ingiuriato, venisse per primo a lamentarsi. Chiamati anche dei testimoni, costoro parlavano a favore di chi aveva ingiuriato.
Solo il padre del monastero opponeva la sua difesa, affinché il fratello non fosse assalito da eccessiva tristezza. E così durò per un anno, terminato il quale, interrogato il fratello adolescente sui pensieri di un tempo, rispose: “Padre, come può essermi piacevole fornicare se non mi è concesso neanche di vivere?” (San tommaso, Opuscula theologica, II, 588-593, ed. Marietti).

3. C’è un filo comune tra tutti questi cinque rimedi ed è quello dell’essere occupati da altri pensieri e da altri desideri.
Se non si è occupati, il nostro avversario trova campo libero e facilmente scorrazza come vuole.
Pertanto cerca di essere sempre impegnato nella vita cristiana e nella santificazione, senza perder tempo.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo