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Quesito

Caro Padre Angelo, 
avrei alcune domande da farle. Vorrei sapere perché, con la nuova traduzione della CEI, in Gv 3,13 è stata tolta l’ultima parte del versetto, quella che dice il Figlio dell’uomo che è in cielo.
Considerando che alle Sacre Scritture non si deve togliere né aggiungere niente, non capisco il perché di questa scelta.
La mia non vuole essere una domanda provocatoria, vorrei solo comprendere meglio tutto ciò.
La ringrazio per la sua disponibilità.
E.


Risposta del sacerdote

Carissima E.,
1. è vero quanto fai notare e stupisce che la Bibbia di Gerusalemme nell’edizione italiana ometta senza alcuna spiegazione le parole che tu hai riferito senza alcuna spiegazione.

2. Il versetto di Giovanni 3,13 riportato dalla traduzione della CEI è il seguente: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”.

3. La traduzione della Volgata invece scrive: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomoche è in cielo”.

4. Il testo della Bibbia di Gerusalemme in francese, che è l’originale di tale edizione, riporta la traduzione della Volgata e quindi anche l’espressione “il Figlio dell’uomo,che è in cielo”.
In calce al testo scrive: “che è in cielo è omesso dai codici S, B e da molti testimoni soprattutto egiziani”.

5. Il biblista Giuseppe Segalla, nel commento Vangelo di Giovanni curato dalle edizioni Paoline, riporta il testo lungo nonostante che nel frattempo fosse già in vigore la traduzione ufficiale della CEI, e cioè: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomoche è in cielo”.

6. In calce scrive: “il Figlio dell’uomoche è in cielo.
La lezione è breve: “il figlio dell’uomo” ha a suo favore molte testimonianze esterne più antiche”. E cita vari codici e documenti antichi.
Annota tuttavia: “Però tutte provengono dalla stessa tradizione egiziana.
La lezione più lunga ha la testimonianza di diverse tradizioni testuali; risulta inoltre modificata in altri codici, che omettono che è oppure lo cambiano nell’imperfetto era; ciò che denota la difficoltà della lezione stessa, ritenuta certo originale.
Infine, la lezione lunga sembra richiesta dal ritmo in quanto così risultano tre stichi ben bilanciati”.
Gli altri due stichi ben bilanciati cui fa riferimento sono quelli dei versetti 11 e 12.
La nota di G. Segalla mi sembra ben documentata e pertanto autorevole.

7. La TOB, la Bibbia curata dei francescani, dopo aver riportato il testo breve, mette in nota: “Molti manoscritti non alessandrini, versioni e padri aggiungono “e che è nel cielo”.

8. A parer mio i motivi per lasciare il testo lungo e della Volgata sono superiori a quelli contrari.
In nota si sarebbe potuto scrivere che in alcuni codici non si trovano le parole “che è in cielo”.

Ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo