Caro Padre,
Un santo-eremita della Chiesa russa ortodossa, santo Serafim Sarovski (1755-1833) disse: “Cerca la pace dello Spirito e mille anime dintorno a te si salveranno”.
Io comprendo questo dicendo così: se cerchi la santità per te stesso, altre persone ne beneficeranno sebbene non ne abbiano la consapevolezza.
Vorrei sapere se la Chiesa Cattolica insegna la stessa cosa.
Pietro d’Inghilterra

Caro Pietro d’Inghilterra,
1. non è soltanto la Chiesa ortodossa o quella cattolica ad esprimere questa bella verità, ma è Dio stesso per bocca di Paolo quando questi dice che tutti formiamo un solo corpo: “così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri” (Rm 12,5).
In che modo siamo membra gli uni degli altri?
San Tommaso commenta così: “Come il piede viene detto membro dell’occhio in quanto trasporta l’occhio, e l’occhio viene detto membro del piede in quanto lo dirige, allo stesso modo anche nel corpo mistico chi ha ricevuto la grazia della profezia ha bisogno di chi ha ricevuti la grazia delle guarigioni e così per tutti gli altri.
Pertanto quando ciascun fedele serve all’altro secondo la grazia donatagli, si rende membro dell’altro” (Commento a Rm 14,5).

2. È per questo che ancora San Paolo dice che “il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” (1 Cor 7,14).
Marito e moglie diventano una cosa sola anche nell’ordine soprannaturale, sicché i meriti dell’uno passano all’altro, se questi non vi mette ostacolo.

3. È di fede che le preghiere degli uni giovano agli altri, proprio per questa comunione misteriosa e soprannaturale.
San Paolo è consapevole che le preghiere degli altri gli avrebbero giovato. Sicché supplica: “E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare” (Ef 6,19-20).
Tuttavia quelle preghiere elevate per Paolo non giovavano solo a Paolo, ma giovavano alla Chiesa tutta.

4. Per questo san Tommaso ha osservato che Gesù ha voluto che nella preghiera ci rivolgessimo a Dio con l’espressione Padre nostro e non Padre mio, perché quello che chiediamo per noi stessi in quel momento lo chiedessimo per tutti, anche per i nostri nemici, anche per quelli che appartengono ad un’altra religione, anche per gli atei.
Per questo Elisabetta Leseur ha detto che quando un’anima prega, con se stessa eleva tutta la Chiesa, tutto il mondo.

5. La conclusione dunque è chiara: più ognuno di noi cresce, più edifica anche la Chiesa.
Il primo bene che facciamo alla Chiesa è quello che facciamo a noi stessi perché “tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 4,16).

Con l’augurio che tu sia sempre in testa nell’edificare la Chiesa ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo