Buongiorno,
Approfittando dell’anonimato di internet espongo un mio problema personale.
Ho con la masturbazione e più in particolare con la pornografia un rapporto molto malato, quasi una dipendenza.
Confesso questa colpa del vizio solitario ogni settimana però la confessione si è ridotta un po’ ad una presa in giro, senza nessun’altra colpa confessando sempre lo stesso peccato è finita per mancare una adeguata analisi della coscienza.
Inoltre avvenendo la confessione il sabato mi premo di ricevere la comunione la domenica ma nel giro di una settimana ci ricasco, e allora mi sembra (in coscienza) di non ricevere la comunione con tutte le disposizioni necessarie. Però al contrario, partecipare alla messa senza comunicarmi mi sembra una cosa senza senso, come se partecipassi ad una messa a metà…
Vorrei che mi facesse un po’ di chiarezza,
Suo
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Carissimo,
1. è vero quello che dici.
Ho constatato anch’io che quando una persona è devastata dall’autoerotismo e dalla pornografia pressoché quotidiani e si confessa ogni settimana finisce col dire: ho i soliti peccati.
E non aggiunge altro su altre mancanze della propria vita personale perché queste paiono insignificanti dinanzi alle altre, che sono ben più gravi e devastanti.
È un po’ come se uno dicesse che ha bruciato la casa e accusasse di averla lascia anche un po’ in disordine.

2. Ciò non di meno, sebbene la confessione rischi di diventare una routine e un passaporto per fare la Comunione per poi tornare del tutto come prima, io non mi sento di dirti di allentare la Confessione e di diradarla.
E non solamente perché tralasceresti anche la Comunione, ma perché l’accedere alla Confessione e alla Santa Comunione settimanale sono due punti preziosissimi per una vita cristiana che vuole essere fervente e vuole crescere.
Al punto che se per grazia di Dio tu riuscissi a debellare del tutto le due piaghe che ti affliggono ti esorterei con tutte le forze a continuare con la confessione settimanale.
San Francesco di Sales nella Filotea dice che nella confessione il fedele “non solo riceve l’assoluzione dei peccati, ma anche una forza per evitarli nell’avvenire, una luce più viva a ben distinguerli e una grazia abbondante per rimediare ai danni causati.
Inoltre fortifica le virtù dell’umiltà, dell’obbedienza, della semplicità e della carità; di modo che con una sola confessione si faranno più atti di virtù che in qualsiasi altro esercizio di pietà” (cap. 19).

3. Ma adesso veniamo al dunque. E cioè come superare le due schiavitù.
Alcuni con un atto di volontà molto forte sono capaci di girare pagina da un momento all’altro.
Altri invece vorrebbero…, sarebbero contenti che questi due flagelli non ci fossero, ma purtroppo son sempre presenti.
Conosco la sofferenza di queste persone. Vorrebbero… sarebbero contente di aver ali e volare in alto, non essere assediati dalla medesima aria asfissiante…
E qui devo annotare quanta ragione avesse San Tommaso nel dire che la brama della libidine è così travolgente da non permettere riflessione, misura, deliberazione.
Sotto il suo influsso la persona “si volge con violenza verso l’oggetto della lussuria per l’intensità del piacere” (Somma teologica, II-II, 153, 5).
È come se una persona da un momento all’altro si trovasse deportata perché ha aperto deliberatamente uno spiraglio.

4. Come san Domenico disse ai Legati del Papa che dovevano combattere l’eresia chiodo con chiodo (il chiodo cui alludeva San Domenico era l’esercizio delle virtù, a cominciare dalla povertà, da opporre alle virtù solo apparenti degli eretici), così anche tu devi combattere questa dipendenza con un’altra dipendenza che, diversamente dalla prima, è soave, inebriante nella sua esperienza e anche dopo, capace di spegnere ogni desiderio di libidine.
Hai già capito che cosa intendo dire. Hai bisogno di vivere e di godere dell’amicizia di Gesù Cristo.
Quest’amicizia la deve coltivare. Anzi devi cercare di ritagliare una porzione del tuo tempo per stare insieme con lui.
Io ti direi di ritagliare questo tempo proprio nel medesimo tempo in cui sai essere solito cadere.

5. Che cosa fa l’amicizia con Gesù?
Senti che cosa dice San Tommaso il quale quando parla dell’amicizia sembra raccontare l’esperienza della sua amicizia con Gesù:
È proprio dell’amicizia che l’amico riveli i suoi segreti all’amico… Non solo, ma che gli comunichi anche i suoi beni, che conversi con l’amico, che si compiaccia delle sue parole, delle sue azioni, che trovi in lui consolazione nei suoi dolori” (Contra gentes, IV,21-22).

6. Prova a fare questi 5 passaggi.
Lascia che Gesù ti riveli i suoi segreti. Ci sono delle cose che vuole dirti.
E allora basta che tu apra il Vangelo e scopri subito i segreti o le volontà che ti vuole comunicare.
Lascia poi che ti comunichi i suoi doni. In genere sono intimamente connessi con i suoi segreti, ma ci sono anche le sorprese.
Non interrompere l’amicizia finché non avrai sentito i segreti e non avrai ricevuti i doni che ti è venuto a portare.
Poi interloquisci con Gesù. Stai con Lui.
Successivamente compiaciti delle sue parole (i segreti), dei suoi doni, di quello che sta suscitando nella tua mente e nei tuoi affetti.
Infine cercherai consolazione da lui nei tuoi dispiaceri e soprattutto cercherai di consolare Gesù perché senza sosta viene di nuovo crocifisso in tanti cuori dentro e fuori la Chiesa. Allora ti impegnerai subito a fare qualche cosa per Lui.

7. Puoi fare questo anche tenendo il santo Rosario in mano e dire: “Non mi accontento di dirne uno. Ma come precedentemente ho lasciato volare il tempo passando da una schifezza all’altra, adesso voglio passare il tempo stando in compagnia con Nostro Signore. Voglio passare tutta la serata così”.
I sentimenti che proverai in quei momenti saranno così inebrianti, così belli e duraturi, soprattutto così diversi dai precedenti che non sentirai più il desiderio del peccato.
Capirai da te stesso e per la tua personale esperienza che cosa Gesù voleva dire alla Samaritana quando le diceva: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,13-14).
Uscendo di metafora, chi beve dell’acqua della pornografia avrà di nuovo sete di pornografia. Non si sentirà mai sazio e andrà a cercare esperienze di tutti i tipi anche i più degradanti e umilianti (il cosiddetto sesso estremo).
Mentre chi beve dell’acqua che gli dà il Signore non avrà più sete, e cioè cesserà di avere sete di pornografia e di autoerotismo in eterno.
Non ne vuole più sapere per sempre, perché capisce bene che è come mettersi in prigione e mettersi in balia dei demoni.
Sente che l’acqua che gli dà il Signore lo sazia nell’anima e nel corpo.
Ed è così pieno della presenza e della consolazione che il Signore gli sta portando che capisce quanto siano vere le parole di Gesù “l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
È un’acqua che porta in alto, che unisce a Dio e al Paradiso, mentre l’altra porta sempre più in basso.

8. Prova a stare con Gesù così, a cominciare da questa sera, senza il cronometro alla mano.
Se fai così, vedrai quante cose cambieranno.
Tutto dipende dalla tua buona volontà di lasciare il mondo della masturbazione e dalla pornografia e di entrare in un mondo diverso, quello vero.

Ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo