Quesito

Buongiorno Padre,
grazie ancora per le preziosissime risposte che fornisce a tutti noi.
Vorrei fare una domanda sull’interruzione della gravidanza. Se non sbaglio è assolutamente inammissibile in nessun caso, compreso quello del pericolo di vita per la madre. Dice Humanae vitae 14: “dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, ANCHE SE procurato per ragioni terapeutiche”.
Cioè, è doveroso non uccidere il bambino in grembo anche se si rischia di morire.
Allora non riesco a spiegarmi come mai la scelta delle donne che hanno scelto di partorire sapendo di dover morire viene presentata come un atto eroico fuori del comune, se è “soltanto” un atto doveroso e che non facendo questa scelta avrebbero commesso un peccato. Penso ovviamente a Santa Gianna Berretta Molla che ammiro tantissimo.
Grazie!
Olga


Risposta del sacerdote

Cara Olga,
1. la Chiesa, anche nel n. 14 dell’enciclica Humanae vitae, proibisce sempre l’aborto diretto, e cioè l’interruzione volontaria del processo generativo.
Vi sono però azioni che estuano in un aborto, ma non si tratta precisamente di un aborto diretto.
Mi spiego riferendomi proprio al caso di Santa Gianna Beretta Molla.

2. Le era stato individuato un tumore all’utero.
La soluzione più ovvia poteva essere quella di asportare l’utero e tollerare l’aborto che ne seguiva.
L’aborto non sarebbe stato direttamente voluto, ma sarebbe stato solo tollerato.
Ciò che si sarebbe perseguito, sarebbe stato solo l’eliminazione del tumore. Era infatti l’utero che era malato, non il bambino.
Purtroppo, concomitantemente alla rimozione del tumore, sarebbe morto anche il bambino.
Questo effetto abortivo in un’azione di suo buona e doverosa e che mira principalmente ad altro, viene classificato come un aborto indiretto.

3. Sull’aborto indiretto la Chiesa già dai tempi di Pio XII aveva espresso chiaramente la propria dottrina: “Di proposito abbiamo sempre usato l’espressione “attentato diretto” alla vita di una persona innocente, “uccisione diretta”, perché se, per esempio, la conservazione della vita della futura madre, indipendentemente dall’essere incinta, richiedesse con urgenza un’operazione chirurgica o un’altra terapia che avrebbe, come conseguenza secondaria, in nessun modo voluta o perseguita, ma inevitabile, la morte del feto, un tale atto non potrebbe più essere qualificato come un attentato diretto ad una vita innocente. In queste condizioni, l’operazione può essere lecita, come sarebbero leciti interventi medici similari, purché si tratti di un bene di elevato valore, quale la vita, e che non sia possibile rimandare l’operazione a dopo la nascita del bambino, né far ricorso ad altro rimedio efficace” (26.XI.1951).

4. L’eroismo di Gianna Beretta Molla è consistito nel fatto di rinunciare al proprio diritto a favore del bambino che doveva nascere.
Gianna Beretta Molla avrebbe potuto dire: tirate via tutto. E non avrebbe commesso alcun peccato.
Disse invece: salvate la vita del bambino!
Come saprai, anche altre mamme, trovatesi nella medesima situazione di Gianna Beretta Molla, hanno preferito portare avanti la gravidanza nella speranza di salvare almeno la vita del bambino. Sono state chiamate “mamme coraggio”.

Ti saluto cordialmente, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo