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Quesito

Caro Padre Angelo,
ho una domanda relativa alle intenzioni della Santa Messa: è lecito (nel senso: è indifferente) inserire una pluralità di intenzioni di suffragio oppure sarebbe più opportuno indicare solo un’anima alla quale applicare i benefici della Santa Messa?
Vorrei sapere quando è iniziata l’usanza di moltiplicare le intenzioni e se alla base ci sono motivazioni teologiche o più squisitamente pastorali.
Mi chiedo questo: se è possibile indicare dieci persone, quale è la differenza tra questo e l’indicazione dei defunti di una famiglia, di un quartiere, di una parrocchia, di una città… ecc.?
È la stessa cosa indicare una persona tra dieci e la stessa persona tra gli abitanti di un quartiere a cui è applicata la Messa?
Grazie.
In comunione di preghiera.
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
credo che sia necessario tenere presenti alcuni principi importanti in materia.

1. Il primo riguarda il sacrificio in sé.
Ti riporto il pensiero di un grande teologo, che fu maestro del futuro Giovanni Paolo II quando era studente a Roma.
Si tratta del p. Garrigou-Lagrange.

2. Ecco il suo limpido pensiero:
“si deve distinguere il valore della Messa dai suoi effetti o frutti.
Il valore infatti riguarda la dignità che questo sacrificio ha in se stesso sia in riferimento a ciò che viene offerto sia in riferimento all’offerente.
Frutto o effetto è ciò che di fatto viene dato in rapporto alla dignità di questo sacrificio.

3. Due sono le conclusioni comunemente accettate e teologicamente certe.
La prima conclusione: il sacrificio della Messa di per se stesso in atto primo è infinito per quanto riguarda la sua sufficienza.
È infinito intensivamente a motivo della infinita dignità della vittima offerta e dell’offerente principale.
Ed è infinito anche estensivamente, vale a dire è sufficiente ad espiare tutti i peccati e a impetrare tutti i beni riguardanti la salvezza.
Infatti il sacrificio della Messa per la sua sostanza è lo stesso sacrificio della croce (è numericamente identico).
E perciò come il sacrificio della Croce fu di valore infinito per l’acquisizione del merito e della soddisfazione, così il sacrificio della Messa è di valore infinito per l’applicazione alle diverse generazioni degli uomini e nei diversi luoghi.

4. Il motivo della seconda conclusione è questo: la Messa ha sempre un effetto finito da parte nostra a motivo del limite della creatura razionale e dei limiti delle nostre disposizioni.
Questo corrisponde anche all’ordine della Provvidenza: come le grazie vengono date in maniera successiva e non simultanea, così è conveniente che le Messe siano moltiplicate e perciò i sacerdoti celebrano tante Messe quante sono le persone verso cui si sono obbligati” (De Eucharistia, pp. 306-307).

5. Le cose dunque sono chiare: il sacrificio della Messa ha un valore infinito, ma gli effetti che produce nei singoli sono sempre limitati.

6. Ma come arrivano questi effetti alle singole persone?
Il p. Garrigou-Lagrange dice: “come per il sole è indifferente illuminare o riscaldare mille persone insieme o una sola, così il sacrificio della Messa.
Perciò l’effetto della messa dipende unicamente dalla devozione di coloro per i quali viene offerto o degli offerenti. Perciò il suo influsso non viene limitato se non dalla capacità di coloro che ne ricevono i benefici”.
Che l’effetto sia sempre limitato viene mostrato anche dal comando di Cristo di ripetere la celebrazione: “Fate questo in memoria di me”.

7. Fin qui il dotto teologo domenicano.
Adesso traggo alcune conclusioni, soprattutto in riferimento alla devozione degli offerenti. Esse toccano sia le persone che chiedono la celebrazione della Messa sia il sacerdote che celebra.
La devozione degli offerenti si mostra in tante maniere: con la presenza personale, con la devozione, con la santità della partecipazione e anche con l’elemosina che viene data.
Circa la santità della partecipazione merita ricordare quanto disse san Bonaventura: “nella Messa vi sono alcune cose circum adiacentia, come le petizioni, le preghiere, le suppliche e il modo devoto e l’affetto; e riguardo a questo vale di più la Messa di un buon sacerdote che suscita maggiormente la devozione.
E se qualcuno ascolta più volentieri la Messa di un sacerdote più devoto, credo che faccia bene
” (In 4 Sent., 13, a.1, q.4).
Inoltre penso che sia più facile provare maggiore devozione quando si celebra per una intenzione che per un cumulo di intenzioni.

8. Anche per l’offerta che viene data al celebrante per la celebrazione della Messa vi sono alcune considerazioni da fare:
– se uno si unisce al sacrificio di Cristo solo mentalmente, senza legare alcun sacrificio personale (materiale o spirituale), l’effetto della Messa rimane indubbiamente inferiore.
– Va ricordato che l’offerta data per la celebrazione della Messa non è il prezzo del sacrificio, che di suo ha un valore infinito, ma un contributo per il sostentamento del sacerdote che celebra.
– Se al sacerdote viene data un’offerta per la celebrazione di una Messa a vantaggio di più persone, l’effetto per queste persone è identico a quello prodotto per la celebrazione di una persona. Tutto dipende dalla devozione degli offerenti e cioè dalla devozione di chi chiede che venga celebrata la Messa e dalla devozione del sacerdote che celebra. Se la devozione è più grande e uno fa un certo sacrificio nel darla, allora si unisce al sacrificio di Cristo con un sacrificio personale più grande.
– Se al sacerdote viene data l’offerta per una celebrazione, egli deve soddisfare per giustizia con un’unica celebrazione, senza accumulare varie intenzioni.
– Di recente la Santa Sede ha concesso che il sacerdote possa fare un cumulo di intenzioni solo due volte la settimana, con preavviso dei fedeli, avendo la possibilità di ritenere per sé solo il corrispettivo dell’offerta di una Messa, (la sua consistenza viene determinata dalla Conferenza episcopale), devolvendo il resto alla curia per le necessità della Chiesa.

Ti prometto un ricordo nella Messa che adesso vado a celebrare e ti benedico.
Padre Angelo

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