Quesito

Caro Padre Angelo.
Vorrei qui esporle la testimonianza della triste esperienza che mi sono trovato a sperimentare recentemente, nella speranza che qualcun altro, se lo ritiene opportuno, possa trarne un utile insegnamento su come comportarsi in simili situazioni e per chiederle qualche consiglio.
Mi scuso anticipatamente per la lunghezza del testo, ma credo che ciò sia a beneficio dei una miglior comprensione dei fatti.

Ecco la mia storia.
Mi sono sposato a 30 anni giungendo vergine al matrimonio (come pure mia moglie) e dopo aver vissuto in una famiglia dai profondi valori cristiani ed essermi impegnato in attività educative e religiose. Nonostante alcuni tentativi nei primi mesi di matrimonio, da subito l’intesa sessuale è scemata e io e mia moglie abbiamo convissuto distaccandoci sempre più l’uno dall’altra.
Ho sempre desiderato e cercato di avere dei figli ma la situazione andava deteriorandosi sempre più anche perché mia moglie accampava dei dubbi sul fatto che lei potesse essere una buona madre, io un buon padre ed altri motivi quali le preoccupazioni economiche per il mantenimento della famiglia. Inoltre l’intesa andava deteriorandosi anche in altri campi della convivenza quali le attività sociali, familiari e l’intesa caratteriale. Questi dubbi mi ferivano molto tanto più che erano del tutto infondati  anche perché entrambi abbiamo avuto un solido cammino cristiano di preparazione al matrimonio. Ad un certo punto mi sono convinto del fatto che il mio matrimonio potesse essere considerato nullo, ma, proprio in quel periodo (a circa 37 anni) ho conosciuto una collega di lavoro con la quale mi sono subito trovato in forte sintonia anche se capivo che la cosa avrebbe facilmente potuto degenerare in una relazione sentimentale. Dapprima ho cercato di resistervi anche confidando a mia moglie la cosa. Ho resistito per circa un anno ma la vicinanza giornaliera e l’ampio grado di empatia e le frequenti trasferte lavorative in comune con molti pernottamenti, hanno avuto la meglio ed ho iniziato una relazione clandestina  intensissima con lei. Da un lato però ero perfettamente conscio della gravità della cosa e se all’inizio fui completamente innamorato di lei poi cominciai a capire che non avrei mai potuto costruire un matrimonio con questa donna (nutrivo sempre la speranza di creare una famiglia).per le sue radicate convinzioni contrarie ai principi cristiani (era stata molto promiscua e non se ne pentiva, aveva convissuto, era rimasta incinta e aveva perso il bambino, non apprezzava il valore del matrimonio e della castità prematrimoniale ma soprattutto non era stata onesta e sincera con me sul suo passato ed aveva pure cercato di contattare qualcuno su Internet che fosse disponibile e generare con lei un figlio senza poi riconoscerlo in modo che lei potesse soddisfare il suo desiderio di maternità.  Alcune di queste cose le appresi in seguito cercando di indagare sul suo passato anche se lei riteneva del tutto normale tacermele ). Insomma fu un periodo buio della mia esistenza, ma appena capii queste cose, cercai di troncare il rapporto, ma non vi riuscii perché ero troppo coinvolto. Dopo circa due anni di questa relazione, caparbiamente ritrovai la forza di avvicinarmi a mia moglie anche per cercare di porre un freno all’altra relazione e meravigliosamente, generammo uno splendido figlio. Nonostante ciò e nonostante avessi ben chiaro razionalmente che la relazione clandestina non corrispondeva ai  principi che avevo così tenacemente perseguito fino a prima del matrimonio ero completamente in preda ad una dipendenza fisica e mentale e non riuscivo a staccarmene anche per i frequentissimi viaggi di lavoro che passavamo insieme anche in luoghi esotici (senza negare che vi trovavo profonde soddisfazioni di comunanza di carattere, attitudini e intesa fisica). Continuammo così per alcuni anni. Insomma perseverai nel peccato fino a  quando non accadde l’irreparabile e cioè questa donna rimase incinta. A quel punto (circa due anni fa) caddi in uno stato di prostrazione fisica,  psichica e spirituale molto forte e attendevo che quel figlio non voluto crescesse nel grembo di quella donna). Non nascondo che pensai all’aborto ma lei (fortunatamente) fu irremovibile anche perché aveva sempre desiderato un figlio (anche senza un padre accanto). A quel punto trovai il coraggio di confessarmi, mi rifugiai nella preghiera ma ero comunque disperato in attesa della mia completa e definitiva rovina materiale e spirituale (avrei perso tutto quello che avevo comunque costruito:la famiglia, mia moglie, l’affetto di mio figlio quello dei miei genitori, amici ecc. ecc.). Temevo per la sorte di mio padre, malato di cuore, che, quando fosse giunto a conoscenza dei miei misfatti sarebbe potuto morire di crepacuore. Per non parlare dei giudizi dei parenti, conoscenti colleghi ecc. ecc. Decisi comunque che avrei cercato di stare con la mia famiglia e, se possibile, avrei aiutato l’altra donna economicamente.
Poi intervenne la Divina Provvidenza e, nel giorno del mio compleanno, la donna con cui avevo una relazione mi telefonò in lacrime dicendo che nella seconda visita ginecologica avevano scoperto che la gravidanza si era interrotta naturalmente dopo circa un mese dal concepimento. Nelle mie preghiere avevo chiesto se possibile di far avere un figlio ad una coppia che lo desiderasse piuttosto che alla donna con cui avevo una relazione e ciò si era avverato. Inutile dire che il mio stato d’animo cambiò e ne rimasi profondamente turbato anche se ero del tutto consapevole che dal punto di vista della gravità del peccato commesso non vi era alcuna differenza che la gravidanza si fosse interrotta a meno.
Ora, da circa due anni, ho interrotto completamente ogni tipo di rapporto con la mia collega anche se, continuando a lavorare nella stessa azienda, questo proposito richiede uno sforzo costante e molto intenso . Ho continuato a pregare e fare molte offerte a Dio perché credo di essere stato graziato anche se sono consapevole di aver agito da peccatore non migliore di molti altri. Non so capacitarmi di come sia  potuto cadere così in basso anche se credo che la concomitanza  di avere passato un periodo di forte crisi con mia moglie  mi abbia fortemente indebolito e contribuito a farmi cercare altre opportunità sentimentali e credo inoltre, che il  fatto che comunque il legame con la mia collega avesse un forte grado di sintonia non solo basata su qualità negative (dal punto di vista intellettuale, caratteriale e dell’impegno e volontà è comunque una donna molto dotata che si potrebbe avvicinare molto alla mia donna ideale) e ciò  mi abbia sollecitato fortemente.
 Ora sto fermo sui miei propositi che sono poi quelli di stare con la mia famiglia e evitare qualsiasi tipo di avventura o passo falso  avendo sperimentato una situazione che mi ha fatto capire quanto sia terribile sentirsi perduti davanti a Dio.
Mi chiedo se mai avessi potuto comportarmi diversamente o se veramente abbia raggiunto i miei limiti e se comunque non sarei stato  in grado fare altrimenti.
Mi sono risposto dicendomi che nonostante tutto, ho avuto l’opportunità di avere un figlio che altrimenti non avrei mai generato e ho comunque cercato di non rompere il legame matrimoniale. Con ciò non voglio qui negare le mie profonde colpe .
Mi sento certamente anche in colpa nei confronti della mia collega in quanto avrei  potuto essere più forte nel mostrarle di voler seguire gli insegnamenti cristiani resistendo alle sue seppur fortemente volute  e convinte sollecitazioni .
Le chiedo consiglio se vi sia qualcos’altro che a suo avviso dovrei fare per espiare i miei peccati e stare saldamente piantato sulla via del Signore.
La saluto affettuosamente e mi scuso ancora per la prolissità del testo.
L.


Risposta del sacerdote

Carissimo L.,

  1. il Signore ha detto: “Senza di me non potere far nulla” (Gv 15,5).

Nel tuo matrimonio dopo le nozze progressivamente è venuta a mancare l’intesa a motivo di problemi psicologici che vi siete formati da soli. O meglio ascoltando le voci del vostro avversario.
Se a priori ci si domanda se uno potrà essere un buon padre o una buona madre in una situazione in cui altre entità entrano in maniera massiccia e anche determinante nell’educazione dei figli, forse si è portati a dire: non ce la faremo mai.
Adesso invece l’esperienza ti attesta che con l’aiuto del Signore puoi educare cristianamente un figlio.
Quando il Signore chiama a diventare genitori, comunica anche le grazie necessarie per adempiere adeguatamente il compito che ci affida. In passato venivano chiamate grazie di stato. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ne parla.

2. In te c’è stata un’esperienza bruttissima, quale quella della relazione adulterina che ha scatenato una passione potrei dire infernale.
A questa relazione grazie a Dio hai posto fine, anche perché di mezzo c’è stata una tragedia: la morte del bambino da te concepito fuori del matrimonio.
Questo concepimento attesta l’irresponsabilità cui ci si espone nell’adulterio e nelle relazioni sessuali fuori del matrimonio. Si pensa sempre di farla franca, ma quegli atti di fatto sono atti procreativi.
La passione impedisce di pensarvi perché acceca, ma succede, come nel tuo caso, che poi se ne debba pagare il conto.
E questo conto è salatissimo anzitutto per il bambino, che non potrà fruire della presenza del padre, presenza di cui ha diritto.
Ma poi è salatissimo anche per il padre, condannato a vivere in maniera doppia, per non  sfasciare anche la propria famiglia.
Attualmente grazie a Dio sei stato ricondotto a più miti consigli.
Ti ringrazio di essere stato franco con me e anche con i nostri visitatori, perché hai voluto ricordare dove possono portare certe esperienze.

3. Adesso tutto esteriormente è tornato nella normalità. Ma davanti a Dio e anche davanti a te stesso  rimane da fare una cosa. Questa cosa si chiama penitenza.
Dobbiamo espiare i nostri peccati.
È vero che Cristo con il sacrificio della sua vita ha fatto già il più.
Ma rimane da applicare il sacrifico di Cristo alla nostra vita.
E non solo perché tante cattive inclinazioni sono solo assopite, ma anche perché c’è una necessità di riparare al male che abbiamo fatto, oltre che a noi stessi, alla Chiesa intera.
Giovanni Paolo II ha ricordato che è necessario “riconoscere che in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta, il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri. È, questa, L’altra faccia di quella solidarietà che, a livello religioso, si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che ogni anima che si eleva, eleva anche il mondo.
A questa legge dell’ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione nel peccato per cui un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la Chiesa e, in qualche modo, il mondo intero. In altri termini, non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette. Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana” (Reconciliatio et poenitentia 16).

4. Ti sto rispondendo nel mercoledì delle ceneri, in un  giorno in cui il Signore parla al suo popolo attraverso il profeta Gioele e dice: “Ritornate a me con tutto il cuore con digiuni, pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti” (Gl 2,12).
Come vedi, il Signore chiede una penitenza fatta con tutto il cuore.
Che significa questo se non che questa penitenza deve essere grande e senza sconti?
Allora ascolta quanto ti dice il Signore e passa subito dalle parole ai fatti impegnandoti nelle preghiera, nelle rinunzie (digiuno) e nell’elemosina (carità fraterna  nelle opere di misericordia corporale spirituale).
Ti accorgerai subito della bontà del Signore. Perché appena farai qualcosa di penitenziale per amore suo, subito ti verrà incontro con mille tenerezze e con mille segni della sua infinità bontà.
E comincerai a vivere uno dei periodi più belli, più floridi e più proficui della tua vita cristiana.
Come sarebbe bello se anche tu, insieme con San Paolo, potessi dire: “Dove è abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia” (Rm 5,20)!
Ti assicuro la mia preghiera e il mio ricordo in questo tempo di quaresima perché tutto questo possa attuarsi nella tua vita, per il bene tuo personale e di quello di tutta la Santa Chiesa.

Ti saluto, ti auguro un buon cammino  e ti benedico.
Padre Angelo