Quesito

Caro padre,
grazie per le parole illuminanti sull’atteggiamento interiore di Maria nell’Annunciazione!
Ora le pongo un’altra questione, sotto un certo punto di vista, correlata alla precedente.
Sempre durante le prediche di Avvento degli ultimi anni, ho notato in diverse parrocchie di diverse città (difficile che i sacerdoti si conoscano) la tendenza a parlare di Giovanni il Battista in un modo talora ambiguo.
Egli viene spesso indicato come un "profeta" il quale, però, inaugurerebbe una propria via alla intimità con Dio, una via talora addirittura basata sulla forza e rappresentata da taluni esagitati della corrente spirituale inaugurata dal Battista, i quali addirittura propenderebbero per una via violenta e forzosa al regno di Dio. Gesù e la sua "corrente" si porrebbero esplicitamente come alternativi alla via di Giovanni…
Le dico sinceramente, ciò mi scandalizza alquanto.
Mi pare infatti che non si mediti a sufficienza sulle parole del Signore (…non c’è stato uomo nato da donna che…) che mostrano una chiara accettazione divina del mandato giovanneo; le numerose parole del Battista (…mi è stato rivelato che colui sul quale si poserà lo Spirito…), (…dopo di me viene uno più grande di me…) che indicano chiaramente non la volontà di Giovanni di aprire una propria via a Dio, bensì di operare quanto da Egli comandato (…lo Spirito che mi ha mandato nel deserto…).
Giovanni esulta di gioia nel vedere Gesù nel Giordano e gli dichiara apertamente la sua servitù (…sono io che dovrei essere battezzato…), in carcere si mostra cosciente di essere non un maestro, ma una cassa di risonanza (…sei tu colui che deve venire o DOBBIAMO aspettarne un altro?…).
Soprattutto Giovanni non ha voluto una scuola o discepoli o fedeli esecutori; esplicitamente invita e quasi comanda ai suoi ascoltatori l’attesa timorosa (…ma egli vi battezzerà in fuoco…) per poter poi seguire Colui che è l’unica via (…ecco l’agnello di Dio…).
Molto altro si potrebbe dire; quanto detto mi pare nondimeno sufficiente ad accendere un campanello di allarme. Ho timore, e la strana sensazione, che oggi sia difficile trovare una sana teologia sul mandato del Battista, sulla sua figura, sul mistero del suo preannunciare. Il Benedictus, basta ascoltare bene le parole, sottolinea la continuità tra Giovanni e Gesù (con le chiare differenze tra un uomo e il Dio-uomo); secondo la fede cattolica Giovanni il Battista è il santo precursore, non un capopopolo con proprie idee socio-politiche.
E che dire dell’esultanza che Giovanni prova nel grembo di Elisabetta, allorché ode la voce della Madre di Dio, colei che ci reca il Salvatore? Questo è l’atteggiamento di un orante, non di un capopopolo!
(Tra l’altro, non si parla MAI della credenza di una cospicua parte della Tradizione cattolica su una presunta conoscenza pre-natale concessa da Dio al Battista, secondo taluni teologi dovuta al cancellamento, dopo il concepimento, del peccato originale).
Caro padre, non le pare tutto ciò un triste impoverimento della fede e della spiritualità di noi cristiani, un impoverire in parte la grazia del Natale? Dobbiamo proprio farci criticare dagli autori ortodossi, così legati al Battista?
La ringrazio, Dio la benedica
Francesco Gabriele P.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. concordo in pieno sulla continuità tra la missione di Giovanni Battista e di Nostro Signore.
Trarre dai Vangeli spunti per dire che Giovanni aveva intenzione di iniziare una sua via, è del tutto fuorviante.
Giovanni è essenzialmente il Precursore, colui che prepara la strada.
“Io sono voce”. Non è la realtà. È una voce che richiama la realtà. La realtà è Cristo.

2. Giovanni lascia trasparire in continuazione la consapevolezza di preparare la strada al Signore.
Il battesimo di Penitenza era proprio di preparazione alla venuta del Messia.
Quando il Messia viene da lui, Giovanni dice: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1,29), e cioè ecco Colui di cui gli agnelli che mattino e sera vengono immolati al tempio in espiazione dei peccati sono figura!
Quando dice “Ecco l’Agnello di Dio”, due dei suoi discepoli lasciano Giovanni e vanno dietro a Gesù: sono Andrea e l’altro probabilmente è l’autore del quarto Vangelo, san Giovanni apostolo ed evangelista.
Il Battista non si oppone.

3. Ancora, parlando di Gesù, Giovanni dice: “Io devo diminuire, lui crescere” (Gv 3,30). Vale a dire: il mio compito termina nel consegnare i discepoli a Cristo. Non sono venuto e non ho predicato per me, ma sono venuto e ho predicato per lui.

4. Senza dire delle illuminazione dello Spirito Santo che Giovanni ha ricevuto: “Io non lo conoscevo, ma proprio Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo»” (Gv 1,33).

5. A proposito dell’incontro tra Giovanni, ancora racchiuso nel grembo di sua Madre, e Gesù, portato nel grembo di Maria, il Gaetano, la cui autorità in teologia è molto forte, dice che il sussulto di gioia non fu semplicemente un fatto di ordine sensibile, ma che è seguito ad una interna illuminazione e ad una particolare santificazione della sua anima (Commentario alla Somma teologica, III, 27,3).
In quel momento Giovanni, per una sorta di miracolo, acconsentì alla santificazione fattagli da Cristo attraverso un moto del suo libero arbitrio.
In quel momento, secondo il comune sentire dei teologi, fu confermato in grazia.

6. La confermazione in grazia comporta una certa impeccabilità che deriva dal grado eminente di santità e anche da una particolare assistenza divina.
Se è avvenuto questo, Giovanni fu contentissimo si essere il Precursore del Signore e fu contento di dire: “Io devo diminuire, lui crescere” (Gv 3,30).

Ti ringrazio di aver attirato la nostra attenzione su San Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna (Mt 11,11), come ha detto il Signore.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo