Quesito

Caro Padre,
innanzitutto le faccio i complimenti per la rubrica, che leggo sempre con passione.
Vengo al mio quesito: vorrei dei chiarimenti al riguardo del parlare male e pensare male.
Per quanto riguarda il primo: è tale peccato che viene inteso anche nei Vangeli, quando ci si riferisce al termine “mormorazione”? E quale è il limite? A volte, con gli amici mi capita di raccontare degli aneddoti divertenti su qualche professore universitario, di criticarlo anche pesantemente quando serve, ma sottolineandone pure i lati positivi. Io penso che tale pratica non sia poi così malvagia, in quanto rientra nel diritto di valutare il singolo professore… o mi sbaglio?
Per quanto riguarda il “pensar male”: esiste un detto che dice “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. A me questa sembra una grossolanità popolare e non piace, in quanto quando “ci si azzecca” vuol dire che i sospetti sono legittimi, e non vedo nessun precetto che vieti di fare congetture: soprattutto quando queste ci aiutano a guardarci da alcune persone, oppure a dare una mano a loro stesse.
Mi faccia sapere cosa ne pensa, grazie in anticipo e tanti saluti
P.


Risposta del sacerdote

Carissimo P.,
1. mormorare significa parlare male del prossimo per distogliere l’affetto e la stima verso una determinata persona. Questo è certamente un peccato e talvolta può essere anche un peccato grave, che obbliga non solo alla confessione ma anche alla riparazione.

2. Tu mi porti un esempio in cui ti pare giusto giudicare.
E ti do ragione. Nell’esempio che mi hai portato non trovo peccato.
Perciò dire che un professore non spiega bene, che non si fa capire, che è confuso e confusionario non è un peccato.
Abbiamo anche noi l’intelligenza per giudicare se una lezione è fatta bene o male. Del resto quando diciamo che una lezione è bella esprimiamo un giudizio.
La nostra mente non può non giudicare.

3. Commettiamo invece un peccato contro la giustizia e la carità quando nel nostro parlare vi mettiamo malizia, quando calchiamo le tinte e soprattutto desideriamo distogliere ingiustamente l’affetto del nostro prossimo da determinate persone.

4. Pertanto se tu dici ai ragazzi di non frequentare una determinata persona perché è poco di buono, può corrompere la loro moralità e anche la loro fede, non fai mormorazione, non commetti peccato, ma compi un atto di carità.
Certe volte è doveroso mettere in guardia.
Del resto Gesù non ha messo in guardia dagli scribi e dai farisei che ha definito ipocriti e sepolcri imbiancati?
Avrebbe commesso un peccato se avesse taciuto.

5. In un commentario biblico, alle parole di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati…” (Mt 7,1) leggo: “Il giudizio proibito è quello che consiste nel pensar male del prossimo senza fondamento, nell’interpretare sinistramente le sue azioni e nel condannarlo per spirito di odio o di invidia.
Gesù vuole che non siamo giudici severi e perversi del prossimo, al fine di meritare misericordia e perdono nel giudizio di Dio: perché quale sarà il giudizio che avremo pronunciato sul prossimo, tale sarà quello che Dio pronuncerà su di noi”.
In queste parole trovi la risposta anche la pensar male degli altri.

Ti ringrazio per la stima e per la frequentazione del nostro sito. Deo gratias!
Ti ricordo al Signore, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo